Misure di sicurezza ed integrita’ delle reti di comunicazione elettronica e notifica degli incidenti significativi.

MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

DECRETO 12 dicembre 2018

Misure di sicurezza ed integrita’ delle reti di comunicazione elettronica e notifica degli incidenti significativi. (19A00317) (GU Serie Generale n.17 del 21-01-2019)

 

IL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

 

  Visto il decreto legislativo 1° agosto 2003,  n.  259,  recante  il Codice  delle  comunicazioni  elettroniche,  modificato  dal  decreto

legislativo 28 maggio 2012,  n.  70  in  attuazione  delle  direttive 2009/140/CE in materia di reti e servizi di comunicazione elettronica e 2009/136/CE in materia di trattamento dei dati personali  e  tutela della vita privata;

  Visti in particolare, gli articoli 16-bis  e  16-ter  del  predetto decreto legislativo n. 259 del 2003 e successive modificazioni;

  Vista la legge 3  agosto  2007,  n.  124,  recante  il  sistema  di informazione per la sicurezza della Repubblica e la nuova  disciplina del segreto;

  Vista  la  direttiva  adottata  con  decreto  del  Presidente   del Consiglio dei ministri del 17 febbraio 2017, recante indirizzi per la protezione  cibernetica  e  la   sicurezza   informatica   nazionali, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 2017;

  Visto il decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 65, che ha recepito la direttiva (UE) 2016/1148 in materia di sicurezza delle reti e  dei sistemi informativi, ed in particolare l’art. 8 e l’art. 12, comma  6 relativi rispettivamente al CSIRT  Italiano  e  all’organo  istituito presso il Dipartimento informazioni per la sicurezza  incaricato,  ai

sensi delle direttive  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri adottate sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (CISR), delle attivita’ di prevenzione e  preparazione  ad eventuali situazioni di crisi e di  attivazione  delle  procedure  di allertamento;

  Visto il decreto legislativo 30 giugno 2003,  n.  196,  recante  il «Codice in materia di protezione dei dati personali»;

  Visto il decreto del Ministro delle comunicazioni di  concerto  con il Ministro dell’economia e  delle  finanze  del  15  febbraio  2006,

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del  7  aprile  2006,  n.  82,  e relativo ai compensi dovuti per prestazioni conto terzi eseguite  dal Ministero delle comunicazioni,  ai  sensi  dell’art.  6  del  decreto legislativo 30 dicembre 2003, n. 366;

  Visto il decreto della Presidenza  del  Consiglio  dei  ministri  5 dicembre 2015, n. 158, recante il Regolamento di  organizzazione  del Ministero dello sviluppo economico, ed in particolare l’art.  14  che affida all’Istituto superiore delle comunicazioni e delle  tecnologie dell’informazione      l’      individuazione      delle       misure tecnico-organizzative di  sicurezza  ed  integrita’  delle  reti,  la verifica del rispetto delle stesse e la notifica degli  incidenti  di sicurezza significativi agli  organi  europei  competenti,  ai  sensi degli articoli 16-bis e 16-ter  del  decreto  legislativo  1°  agosto 2003, n. 259, in accordo con i soggetti istituzionali  competenti  e, in particolare, con l’Agenzia per l’Italia Digitale;

  Vista la  legge  31  luglio  1997,  n.  249,  recante  «Istituzione dell’Autorita’ per  le  garanzie  nelle  comunicazioni  e  norme  sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo» e, in particolare, l’art. 1;

  Tenuto conto delle indicazioni contenute  nei  documenti  elaborati dall’Agenzia europea per la sicurezza delle reti e  dell’informazione (ENISA) con il contributo degli  Stati  membri  dell’Unione  europea: «Technical  guidance  on  the  security  measures  in  Article   13a» -Versione 2.0, Ottobre 2014 e «Technical  guidance  on  the  incident

reporting in Article 13» Versione 2.1, Ottobre 2014;

  Considerata la necessita’ di attuare le disposizioni  dei  suddetti articoli 16-bis e 16-ter,  al  fine  di  incrementare  i  livelli  di sicurezza delle reti e la disponibilita’ dei servizi su tali reti;

  Considerati i dati pubblicati nell’Osservatorio  trimestrale  delle comunicazioni  a  cura   dell’Autorita’   per   le   garanzie   nelle comunicazioni relativamente alla  base  di  utenti  nazionali  per  i servizi voce e dati su rete fissa e rete mobile;

  Sentiti i fornitori di reti e servizi di comunicazione  elettronica e le relative Associazioni;

  Sentite l’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni e l’Agenzia per l’Italia Digitale;

Decreta:

Art. 1 – Definizioni

 

1. Ai fini del presente decreto si intende per:

     a) «incidente di  sicurezza»:  una  violazione  della  sicurezza  o perdita dell’integrita’ che determina un malfunzionamento delle  reti e dei servizi di comunicazione elettronica;

  b) «asset critico»: un’infrastruttura in grado di  fornire  servizi di comunicazione elettronica a un  significativo  numero  di  utenti, espresso  in  termini  percentuali  rispetto  alla  base  di   utenti nazionale dei medesimi servizi;

  c) «sicurezza e integrita’ della rete»: condizioni  che  assicurano la  disponibilita’  e  continuita’  dei  servizi   di   comunicazioni elettroniche forniti;

  d) «base di utenti nazionale»: il numero totale di utenti finali  a livello nazionale per singolo servizio di comunicazioni elettroniche,

da intendersi come:

  – numero di accessi complessivi da rete fissa (sia voce che dati);

  – numero complessivo delle SIM attive  Human  (per  traffico  voce  e dati).

2. Per quanto non espressamente previsto dal comma 1, si  applicano le definizioni del  decreto  legislativo  1°  agosto  2003,  n.  259, recante il «Codice delle comunicazioni elettroniche».

 

 Art. 2 – Scopo del decreto


  1. Il presente decreto attua le disposizioni degli articoli  16-bis e 16-ter del decreto legislativo  1°  agosto  2003,  n.  259,  e,  in particolare, persegue i seguenti obiettivi:

  a) individuare adeguate misure di natura  tecnico  –  organizzativa per  la  sicurezza  e  l’integrita’  delle  reti  e  dei  servizi  di comunicazione elettronica,  al  fine  di  conseguire  un  livello  di sicurezza delle reti adeguato al rischio esistente e di garantire  la disponibilita’ e continuita’ dei servizi su tali reti,  prevenendo  e limitando gli  impatti  di  incidenti  che  possono  pregiudicare  la sicurezza per gli utenti e per le reti interconnesse;

  b) definire i casi in cui le violazioni della  rete  o  la  perdita dell’integrita’ sono da considerarsi  significative,  ai  fini  della notifica da parte dei fornitori di reti e  servizi  di  comunicazione alle competenti Autorita’,nonche’  le  relative  modalita’  di  tale notifica.

 

 Art. 3 – Campo di applicazione


1. Il presente decreto  si  applica  ai  servizi  di  comunicazione elettronica di seguito riportati:

  a) accesso alla rete fissa o mobile da postazione fissa;

  b) accesso alla rete fissa o mobile da terminale mobile.

 

2. Il presente decreto si applica ai fornitori di reti e servizi di comunicazione elettronica che servono un numero di  utenti  effettivo pari o superiore all’1% della base di utenti  nazionale  per  ciascun servizio di cui al comma 1, calcolato sulla base dei dati  pubblicati dall’Osservatorio   trimestrale   delle comunicazioni    a    cura dell’Autorita’ per  le  garanzie  nelle  comunicazioni.  Il  presente decreto si applica  altresi’  ai  fornitori  di  reti  e  servizi  di comunicazione elettronica che servono un numero di  utenti  effettivo pari o superiore ad un milione.

 

 Art. 4 – Misure di sicurezza e integrita’ delle reti


1. I fornitori di reti e servizi di comunicazione elettronica  sono
tenuti ad adottare le seguenti misure di sicurezza e integrita’ delle reti e dei servizi:

    a) politica di sicurezza approvata dalla Direzione aziendale:

  1)  predisporre  una  documentata   politica   relativamente   alla sicurezza e alla integrita’ delle reti di comunicazione e dei servizi forniti;

  2) definire una dettagliata politica di  sicurezza  per  gli  asset critici e i processi aziendali;

  3) definire e mantenere aggiornata una politica  di  sicurezza  per tutti gli aspetti elencati nelle successive lettere;

b) gestione del rischio:  

  1) individuare i principali rischi per la sicurezza e  l’integrita’ delle reti  e  dei  servizi  di  comunicazione  elettronica  forniti, tenendo conto delle minacce che insistono sugli asset critici;

  2) definire una metodologia di gestione  dei  rischi  e  utilizzare strumenti basati sugli standard di settore;

  3) verificare l’effettivo utilizzo di tali metodologie e  strumenti di gestione del rischio da parte del personale;

  4) assicurarsi che i rischi residui,  anche  derivanti  da  vincoli realizzativi,  siano  minimizzati  rispetto  alla  probabilita’   del verificarsi di incidenti significativi e che  siano  accettati  dalla Direzione;

 

c) struttura organizzativa:

  1)  identificare   ruoli   per   il   personale   e   le   relative responsabilita’ in autonomia di esercizio;

  2) conferire,  con  formale  nomina,  ruoli  e  responsabilita’  al personale;

  3) assicurare la reperibilita’, in caso di incidenti di  sicurezza, del personale responsabile;

 

d) servizi e prodotti forniti da terze parti:

  1) definire i requisiti di sicurezza nei contratti con terze parti;

  2) verificare il rispetto dei requisiti fissati nei contratti;

  3) assicurare che i rischi residui che non sono gestiti dalla terza parte siano minimizzati rispetto alla probabilita’ del verificarsi di incidenti e che siano accettati dalla Direzione;

  4)  tenere  traccia  ed  eventualmente  gestire  gli  incidenti  di sicurezza  relativi  a  terze  parti  o  da  esse  causati   che   si ripercuotono sulla rete o sul servizio erogato;

 

e) formazione e gestione del personale:

  1) definire un piano di formazione del personale;

  2) prevedere un’adeguata ed aggiornata formazione del personale con ruoli di responsabilita’;

  3) organizzare corsi di formazione e sessioni di  sensibilizzazione

per tutto il personale;

  4) verificare le conoscenze acquisite dal personale;

  5) definire appropriate procedure per gestire le nuove assunzioni e la rotazione del personale che ricopre ruoli di responsabilita’;

  6) revocare diritti di accesso, se non piu’ giustificati;

  7) definire procedure di intervento per violazioni delle  politiche di sicurezza di cui  alla  lettera  a),  che  mettano  a  rischio  la sicurezza e l’integrita’ delle reti e dei  servizi  di  comunicazione elettronica;

f) sicurezza fisica e logica:

  1)   definire   condizioni,   responsabilita’   e   procedure   per l’assegnazione,  la  revoca   dei   diritti   di   accesso,   e   per l’approvazione delle eventuali eccezioni;

  2) definire meccanismi di autenticazione appropriati, a seconda del tipo di accesso;

  3)  adottare  meccanismi  di  protezione  da  accessi  fisici   non autorizzati o da eventi imprevisti quali, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, furti con scasso, incendi, inondazioni;

  4) adottare meccanismi di controllo di accesso  logico  appropriati per l’accesso alla rete e ai sistemi di informazione per  consentirne solo l’uso autorizzato;

  5) verificare che utenti e sistemi abbiano  ID  univoci  e  possano accedere ad altri servizi e sistemi previa autenticazione;

  6) monitorare e registrare gli accessi;

 

  7) prevedere meccanismi di  protezione  degli  impianti  funzionali all’erogazione del servizio, quali, a titolo esemplificativo  ma  non esaustivo, elettricita’ e gas;

g) integrita’ della rete e dei sistemi informativi:

  1) implementare sistemi di protezione e di  rilevamento  di  codice malevolo che possa alterare la funzionalita’ dei sistemi;

  2) assicurarsi che il software impiegato nella rete e  nei  sistemi informativi non venga manomesso o alterato;

  3) assicurarsi che i dati critici sulla sicurezza, quali, a  titolo esemplificativo ma non esaustivo,  password  e  chiavi  private,  non siano divulgati o manomessi;

h) gestione operativa:

      1)  predisporre  le  procedure  operative   e   individuare   i responsabili per il funzionamento dei sistemi critici;

      2)  predisporre  procedure  per  la   gestione   di   eventuali cambiamenti;

      3) attenersi alle procedure predefinite  quando  si  effettuano attivita’ sui sistemi critici;

      4)  registrare  e  documentare  ogni   modifica   o   attivita’ effettuata sui sistemi critici;

      5) predisporre e aggiornare un  database  delle  configurazioni dei sistemi critici per eventuali ripristini delle stesse;

      6) predisporre e aggiornare un inventario degli asset critici;

i) gestione degli incidenti di sicurezza:

      1) prevedere una struttura tecnica con  adeguata  competenza  e disponibilita’ incaricata della gestione degli incidenti;

      2) predisporre e aggiornare un database degli incidenti;

      3) esaminare i principali incidenti e redigere relazioni  sugli stessi, che contengano informazioni sulle azioni intraprese  e  sulle raccomandazioni per ridurre il rischio  del  ripetersi  di  incidenti analoghi;

      4)  definire  e  implementare  processi  e   sistemi   per   il rilevamento degli incidenti;

      5) definire procedure per informare gli utenti su incidenti  in corso o risolti, oltreche’ il CSIRT italiano e  l’Istituto  superiore delle  comunicazioni  e  delle   tecnologie   dell’informazione   del Ministero dello sviluppo economico (di seguito anche  ISCTI)  secondo quanto   previsto   dal   presente   decreto,   notiziando   comunque preventivamente il CSIRT e l’ISCTI;

      6) definire  procedure  per  la  segnalazione  degli  incidenti significativi ai sensi del successivo art. 5.

j) continuita’ operativa:

      1) predisporre e implementare piani di emergenza per gli  asset critici;

      2)  monitorare  l’attivazione  e  l’esecuzione  di   piani   di emergenza, registrando i tempi di ripristino dell’operativita’ e  del servizio;

      3)  predisporre  e  mantenere  una  appropriata  capacita’   di disaster recovery;

      4)  implementare  procedure  per  le  attivita’  di  ripristino dell’operativita’ e dei servizi;

k) monitoraggio, test e controllo:

      1) sottoporre a test reti, sistemi informativi e nuove versioni del software prima di utilizzarli o collegarli a sistemi esistenti;

      2) implementare il monitoraggio e la registrazione dello  stato e degli eventi dei sistemi critici;

      3) impostare gli  strumenti  per  raccogliere  e  archiviare  i registri dei sistemi critici;

      4)  configurare  strumenti  per   la   raccolta   e   l’analisi automatizzata di dati e registri di monitoraggio;

      5)  predisporre  un   programma   per   la   realizzazione   di esercitazioni periodiche per testare piani di disaster recovery e  di ripristino dei backup;

      6) implementare strumenti per test automatizzati;

      7)  assicurarsi  che  i  sistemi  critici  siano  sottoposti  a scansioni e test di sicurezza  regolarmente,  in  particolare  quando vengono introdotti nuovi sistemi e in seguito a modifiche;

      8) monitorare la conformita’ agli standard e alle  disposizioni normative.

2. Le misure di cui al comma 1 si riferiscono agli  asset  critici, individuati secondo le modalita’ di cui all’Allegato  1  al  presente decreto, in cui il valore della percentuale dell’utenza, che  l’asset e’ potenzialmente in grado di servire per ciascun servizio di cui  al comma 1, e’ pari o superiore all’1% della base  di  utenti  nazionale per quel servizio, sulla base dei dati  pubblicati  dall’Osservatorio trimestrale delle comunicazioni a cura dell’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni. Le misure di  cui  al comma  1  si  riferiscono altresi’ agli asset critici individuati  secondo  i  criteri  di  cui all’Allegato 1 al presente decreto in cui il numero della  potenziale utenza servita e’ pari o superiore ad un milione.

 

 Art. 5 – Incidenti significativi

 1. I parametri che definiscono la significativita’ di un  incidente di sicurezza sono la durata del disservizio e  la  percentuale  degli utenti colpiti rispetto al totale degli utenti nazionali del servizio interessato.

 2. In attuazione dei parametri di cui  all’art.  3,  comma  2,  gli incidenti sono da considerarsi significativi, nei seguenti casi:

  a) durata superiore ad un’ora e percentuale  degli  utenti  colpiti superiore al quindici per cento del totale degli utenti nazionali del servizio interessato;

  b) durata superiore a due ore e percentuale  degli  utenti  colpiti superiore al dieci per cento del totale degli  utenti  nazionali  del servizio interessato;

  c) durata superiore  a  quattro  ore  e  percentuale  degli  utenti colpiti superiore  al  cinque  per  cento  del  totale  degli  utenti nazionali del servizio interessato;

  d) durata superiore a sei ore e percentuale  degli  utenti  colpiti superiore al due per cento del  totale  degli  utenti  nazionali  del servizio interessato;

  e) durata superiore ad otto ore e percentuale degli utenti  colpiti superiore all’uno per cento del totale  degli  utenti  nazionali  del servizio interessato.

3. Nei  casi  di  cui  al  comma  2,  i  fornitori  di  servizi  di comunicazione elettronica segnalano  tempestivamente  l’incidente  al CSIRT di cui all’art. 8 del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 65 e all’ISCTI. La comunicazione e’ effettuata  entro  ventiquattro  ore dall’avvenuta rilevazione dell’incidente,  con  l’indicazione  almeno delle seguenti informazioni, qualora disponibili:

  a) servizio interessato;

  b) durata dell’incidente qualora concluso, ovvero  la  stima  della conclusione se ancora in corso;

  c) impatto stimato sull’utenza del servizio interessato in  termini percentuali rispetto alla base di utenti nazionale  per  il  medesimo servizio.

4. Entro cinque giorni dalla segnalazione di  cui  al  comma  3,  i fornitori di servizi  di  comunicazione  elettronica  trasmettono  al CSIRT e all’ISCTI un rapporto in cui sono riportati:

  a) descrizione dell’incidente;

  b) causa dell’incidente quale, a titolo  meramente  esemplificativo ma non esaustivo, errore umano,  guasto,  fenomeno  naturale,  azioni malevoli, guasti causati da terze parti;

  c) conseguenze sul servizio fornito;

  d) infrastrutture e sistemi colpiti;

  e) impatto sulle interconnessioni a livello nazionale;

  f) azioni di risposta per mitigare l’impatto dell’incidente;

  g) azioni per ridurre la probabilita’ del ripetersi  dell’incidente o di incidenti simili.

  Eventuali informazioni rilevanti emerse  successivamente  all’invio del suddetto rapporto saranno  oggetto  di  un  rapporto  integrativo trasmesso con la massima sollecitudine al CSIRT e all’ISCTI.

5. L’ISCTI inoltra tempestivamente le comunicazioni di cui ai commi 3 e 4 all’organo di cui all’art. 12, comma 6, del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 65.

6. L’ISCTI invia all’Agenzia ENISA e alla Commissione  europea  con periodicita’ annuale un report sugli incidenti segnalati,  contenente le informazioni di cui ai  commi  3  e 4,  senza  l’indicazione  dei fornitori di reti e servizi di comunicazione elettronica interessati.

7. Nei casi in cui gli incidenti di cui al comma 3 possono avere un impatto su reti e servizi di un altro Stato membro,  i  fornitori  di reti e servizi di comunicazione elettronica informano tempestivamente il CSIRT e l’ISCTI per la successiva  notifica  all’Agenzia  ENISA  e all’Autorita’ dello Stato membro interessato.

Art. 6 – Rispetto degli obblighi

1.  Entro  novanta  giorni  dall’entrata  in  vigore  del  presente decreto, i fornitori di reti e servizi di  comunicazione  elettronica trasmettono all’ISCTI l’elenco  degli  asset  critici  oggetto  delle misure di cui all’art. 4, individuati  secondo  i  criteri  stabiliti nell’Allegato 1, e implementano tali misure nei successivi centoventi giorni.

2. Ai fini  della  valutazione  del  soddisfacimento  delle  misure definite nell’art. 4, comma 1 del  presente  decreto,  l’ISCTI  tiene conto anche dell’eventuale possesso di certificazioni di  conformita’ a  standard  riconosciuti  a  livello  internazionale  che  attestano l’applicazione di tali misure.

3.  Al  fine  di  verificare   la   corretta   applicazione   delle disposizioni  contenute   nel   presente   decreto,   l’ISCTI   puo’, autonomamente o su  impulso  dell’Autorita’  per  le  garanzie  nelle comunicazioni, effettuare verifiche e controlli presso  le  sedi  dei fornitori di reti  e  servizi  di  comunicazione  elettronica,  anche avvalendosi  degli  Ispettorati  territoriali  o  di   un   organismo qualificato indipendente.

  Ai sensi  dell’art.  16-ter,  comma  2,  lettera  b),  del  decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, i relativi oneri finanziari  sono sostenuti  dai  fornitori  di  reti  e   servizi   di   comunicazione elettronica.

  Qualora dette attivita’ ispettive siano eseguite da  personale  del Ministero dello sviluppo economico si applica un rimborso delle spese sostenute calcolato  sulla  base  delle  disposizioni  contenute  nel decreto 15 febbraio 2006 del Ministro delle comunicazioni di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.

  4. Qualora a seguito delle verifiche e  dei  controlli  di  cui  al comma 3 venga riscontrata la mancata applicazione delle  disposizioni del presente decreto, l’ISCTI diffida i fornitori di reti  e  servizi di comunicazione elettronica a  regolarizzare  la  propria  posizione entro un termine congruo decorso il quale, in caso di inottemperanza,

trovano applicazione le sanzioni di cui all’art. 98, commi da 4 a 12, del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259.

 

Art. 7 – Disposizioni finali

  1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

  2. Il presente decreto e’ modificato almeno ogni due anni.

  3. Il presente decreto entra in vigore il  giorno  successivo  alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

    Roma, 12 dicembre 2018                                                  

 

Allegato 1

Modalita’ per l’individuazione degli asset critici di cui all’art. 4, comma 2

 

    Il presente  allegato  si  applica  a  ciascun  servizio  di  cui all’art. 3, comma 1.

1. Identificazione degli asset.

    Valutazione degli asset utilizzati per erogare i servizi  di  cui all’art. 3, comma 1, identificando per ciascuno di tali servizi tutti gli asset, propri o di terzi, che contribuiscono  anche  parzialmente alla fornitura dei servizi alla propria base di utenti.

2. Descrizione degli asset.

    Individuazione degli asset identificati in termini  funzionali  e architetturali per ciascun servizio di cui all’art. 3, comma 1, sulla base della seguente ripartizione di elementi funzionali:

      a) accesso (concentratori di rete fissa e apparati  della  rete radio di accesso);

      b) commutazione (autocommutatori, router);

      c) trasporto (apparati e cavi della rete ottica);

      d) controllo e gestione (sistemi di  segnalazione,  sistemi  di autenticazione, Domain Name System – DNS,  Home  Location  Register – HLR, sistemi di gestione di rete).

3. Topologia, caratteristiche e distribuzione degli asset nella rete.

    a)  Identificazione  degli  asset   in   termini   topologici   e dimensionali nella rete  relativamente  alle  tipologie  di  elementi funzionali definite al punto precedente;

    b) distribuzione geografica e caratteristiche di ridondanza degli asset che compongono le tipologie degli elementi;

    c) numerosita’ dei suddetti asset;

    d) interconnessioni tra i suddetti asset.

4. Esclusione degli asset.

    Individuazione degli asset dei quali,  sulla  base  di  opportune motivazioni, si prevede l’esclusione dall’insieme di  quelli  oggetto della valutazione

DELIBERA 30 ottobre 2018: whistleblowing

AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONE

DELIBERA 30 ottobre 2018

Regolamento sull’esercizio del potere sanzionatorio in materia di tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarita’ di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro di cui all’art. 54-bis del decreto legislativo n. 165/2001 (c.d. whistleblowing). (Delibera n. 1033). (18A07363) (GU Serie Generale n.269 del 19-11-2018)

 

In Gazzetta Ufficiale la DELIBERA 30 ottobre 2018 dell’Autorità Nazionale Anticorruzione in materia di whistleblowing.

AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONE
DELIBERA 30 ottobre 2018

Regolamento sull’esercizio del potere sanzionatorio in materia di
tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarita’ di cui
siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro di cui
all’art. 54-bis del decreto legislativo n. 165/2001 (c.d.
whistleblowing). (Delibera n. 1033). (18A07363)
(GU n.269 del 19-11-2018)

Capo I
Disposizioni generali

IL CONSIGLIO DELL’AUTORITA’
NAZIONALE ANTICORRUZIONE

Visto l’art. 13 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150,
come modificato dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 74;
Vista la legge 6 novembre 2012, n. 190, e successive modificazioni
ed integrazioni;
Visti gli articoli 19, comma 5, e 31 del decreto-legge 24 giugno
2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014,
n. 114;
Visto l’art. 54-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,
come modificato dall’art. 1 della legge 30 novembre 2017, n. 179 e,
in particolare, il comma 6;
Vista la legge 24 novembre 1981, n. 689;
Visto l’art. 34-bis del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179,
convertito in legge 17 dicembre 2012, n. 221, come modificato dal
decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito con modificazioni
dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125;
Visto il «Regolamento concernente l’accesso ai documenti formati o
detenuti dall’Autorita’ ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241»;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1°
febbraio 2016 con il quale e’ stato approvato il Piano di riordino
dell’Autorita’ nazionale anticorruzione;
Visti il «Regolamento sull’esercizio dell’attivita’ di vigilanza in
materia di contratti pubblici», il «Regolamento sull’esercizio
dell’attivita’ di vigilanza in materia di prevenzione della
corruzione», il «Regolamento sull’esercizio dell’attivita’ di
vigilanza sul rispetto degli obblighi di pubblicazione di cui al
decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33», il «Regolamento
sull’esercizio dell’attivita’ di vigilanza in materia di
inconferibilita’ e incompatibilita’ di incarichi nonche’ sul rispetto
delle regole di comportamento dei pubblici funzionari»;
Vista la «Direttiva annuale sullo svolgimento della funzione di
vigilanza» dell’Autorita’;
Viste le «Linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico
che segnala illeciti (c.d. whistleblower)» dell’Autorita’;
Vista la delibera n. 1196 del 23 novembre 2016 recante il
«Riassetto organizzativo dell’Autorita’ nazionale anticorruzione a
seguito dell’approvazione del Piano di riordino e delle nuove
funzioni attribuite in materia di contratti pubblici e di prevenzione
della corruzione e della trasparenza, e individuazione dei centri di
responsabilita’ in base alla missione istituzionale dell’Autorita’»,
come modificata dalla delibera n. 1 del 10 gennaio 2018;
Tenuto conto della procedura di consultazione pubblica terminata il
30 settembre 2018;

E m a n a

il seguente regolamento:

Art. 1 – Definizioni

Ai fini del presente regolamento, si intende per:

a) «art. 54-bis», l’art. 54-bis del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, come modificato dall’art. 1 della legge 30 novembre
2017, n. 179;

b) «Autorita’», l’Autorita’ nazionale anticorruzione;

c) «Presidente», il Presidente dell’Autorita’;

d) «Consiglio», il Consiglio dell’Autorita’;

e) «ufficio», l’Ufficio per la vigilanza sulle segnalazioni
pervenute all’Autorita’, ai sensi dell’art. 54-bis, competente per il
procedimento sanzionatorio di cui al presente regolamento;

f) «dirigente», il dirigente dell’ufficio;

g) «responsabile della prevenzione della corruzione e della
trasparenza (RPCT)», il soggetto individuato ai sensi dell’art. 1,
comma 7, della legge 6 novembre 2012, n. 190, come modificato
dall’art. 41 del decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97;

h) «comunicazione», la comunicazione di violazioni di cui al
comma 6, primo periodo, dell’art. 54-bis fatta in ogni caso
all’Autorita’, ai sensi del comma 1, penultimo periodo, dell’art.
54-bis, da parte dell’interessato o delle organizzazioni sindacali
maggiormente rappresentative nell’amministrazione nella quale si
ritiene siano state commesse tali violazioni;

i) «segnalazione», la segnalazione di violazioni di cui al comma
6, secondo e terzo periodo, dell’art. 54-bis all’Autorita’, da parte
dei soggetti di cui al comma 2, dell’art. 54-bis;

j) «misure discriminatorie», tutte le misure individuate all’art.
54-bis, comma 1, primo periodo, adottate in conseguenza della
segnalazione di reati o irregolarita’ di cui allo stesso comma 1,
aventi effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di
lavoro del segnalante come definito al comma 2, dell’art. 54-bis;

k) «sanzioni», le sanzioni amministrative pecuniarie individuate
nel loro ammontare minimo e massimo dall’art. 54-bis, comma 6.

Art. 2 – Oggetto

1. Il presente regolamento, adottato nell’ambito del potere
regolamentare riconosciuto all’Autorita’, disciplina il procedimento
per l’irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui
all’art. 54-bis, comma 6.

Art. 3 – Attivita’ sanzionatoria d’ufficio, su comunicazione e su segnalazione

1. L’Autorita’ esercita il potere sanzionatorio:

a) d’ufficio, qualora accerti una o piu’ delle violazioni di cui
all’art. 54-bis, comma 6, nell’ambito di attivita’ espletate secondo
la direttiva annuale sullo svolgimento della funzione di vigilanza
dell’Autorita’;

b) su comunicazione di cui all’art. 1, comma 1, lettera h);

c) su segnalazione di cui all’art. 1, comma 1, lettera i).

2. Le comunicazioni e le segnalazioni sono presentate, di norma,
attraverso il modulo della piattaforma informatica disponibile sul
sito istituzionale dell’Autorita’, che utilizza strumenti di
crittografia e garantisce la riservatezza dell’identita’ del
segnalante e del contenuto della segnalazione nonche’ della relativa
documentazione.

Art. 4 – Responsabile del procedimento

1. Responsabile del procedimento sanzionatorio e’ il dirigente.

2. Il responsabile del procedimento, esaminate le comunicazioni e
le segnalazioni e attribuito alle stesse l’ordine di priorita’ di cui
all’art. 5, puo’ individuare uno o piu’ funzionari cui affidare lo
svolgimento dell’istruttoria.

Art. 5 – Ordine di priorita’ delle comunicazioni e delle segnalazioni

1. Le comunicazioni e le segnalazioni sono trattate secondo il
seguente ordine di priorita’:

a) nei casi di cui al comma 6, primo periodo, art. 54-bis, si ha
riguardo alla gravita’ delle misure discriminatorie e all’eventuale
danno alla salute nonche’ alla reiterata adozione di misure
discriminatorie e alla adozione di piu’ misure discriminatorie
oltreche’ alla partecipazione di diversi soggetti all’adozione di
misure discriminatorie;

b) nei casi di cui al comma 6, secondo periodo, art. 54-bis, si
ha riguardo all’assenza di procedure per l’inoltro e la gestione
delle segnalazioni nonche’ all’adozione di procedure non conformi
alle linee guida dell’Autorita’, in particolare, riguardo alla
promozione, ai sensi dell’art 54-bis, comma 5, ultimo periodo, del
ricorso a strumenti di crittografia per garantire la riservatezza
dell’identita’ del segnalante e del contenuto della segnalazione
nonche’ della relativa documentazione;

c) nei casi di cui al comma 6, terzo periodo, art. 54-bis, si ha
riguardo alla gravita’ degli illeciti segnalati al RPCT, all’ampiezza
dell’intervallo temporale della inerzia del RPCT e al numero degli
illeciti segnalati al RPCT.

Art. 6 – Provvedimenti conclusivi del procedimento

1. Il procedimento si conclude con l’adozione di uno o piu’ dei
seguenti provvedimenti:

a) di archiviazione, qualora sia stata riscontrata l’assenza dei
presupposti di fatto o di diritto per la comminazione della sanzione
amministrativa pecuniaria;

b) di irrogazione della sanzione amministrativa pecuniaria tra il
minimo ed il massimo edittale, tenuto conto del criterio della
dimensione dell’amministrazione o dell’ente cui si riferisce la
comunicazione o la segnalazione di cui all’art. 54-bis, comma 6 e dei
criteri di cui all’art. 11 della legge n. 689/1981.

Capo II
Procedimento sanzionatorio

Art. 7 – Avvio del procedimento

1. La comunicazione di avvio del procedimento e’ effettuata dal
responsabile del procedimento mediante lettera di contestazione degli
addebiti.

2. La comunicazione e’ inviata ai soggetti destinatari del
provvedimento finale.

3. Nella comunicazione di avvio di cui al comma 1 sono indicati:

a) l’oggetto del procedimento;

b) la contestazione della violazione, con l’indicazione delle
disposizioni violate, delle relative norme sanzionatorie e delle
sanzioni comminabili all’esito del procedimento, nonche’ la menzione
della possibilita’ di effettuare, entro sessanta giorni, il pagamento
della sanzione in misura ridotta, ai sensi dell’art. 16 della legge
n. 689/1981, indicandone le modalita’;

c) il responsabile del procedimento;

d) l’ufficio presso cui si puo’ accedere agli atti;

e) la facolta’ di presentare eventuali memorie, deduzioni scritte
e documenti nonche’ la richiesta di audizione presso l’ufficio e il
termine entro cui possono essere presentati;

f) la facolta’ per i soggetti che abbiano esercitato una delle
facolta’ di cui alla lettera precedente di richiedere l’audizione al
Consiglio e il termine entro cui essa puo’ essere richiesta;

g) la casella di posta elettronica certificata (PEC), presso la
quale effettuare le comunicazioni relative al procedimento, e
l’invito a comunicare, con il primo atto utile, l’eventuale altra
PEC, presso la quale il soggetto interessato intende ricevere le
comunicazioni e le notificazioni relative al procedimento;

h) il termine di conclusione del procedimento.

4. Il termine per la comunicazione di avvio del procedimento,
decorrente dall’acquisizione della notizia della violazione di cui
all’art. 54-bis, comma 6, o della comunicazione o della segnalazione,
e’, salve specifiche esigenze del procedimento, di novanta giorni.

5. Il termine di cui al precedente comma puo’ essere prorogato in
presenza di particolari e motivate esigenze istruttorie, anche in
caso di estensione soggettiva od oggettiva del procedimento. Il
responsabile del procedimento comunica la proroga ai soggetti di cui
al comma 2 e ne informa i soggetti di cui al comma 8.

6. In ragione di un rilevante numero di destinatari la
comunicazione personale di cui al comma 2 puo’ essere sostituita da
modalita’ di volta in volta stabilite dall’Autorita’, nel rispetto
della vigente normativa in materia di protezione dei dati personali.

7. Il responsabile del procedimento invia al Consiglio, con cadenza
bimestrale, l’elenco dei procedimenti avviati ai sensi del presente
articolo.

8. Il responsabile del procedimento informa dell’avvio del
procedimento sanzionatorio i soggetti che hanno effettuato le
comunicazioni o le segnalazioni.

Art. 8 – Istruttoria

1. L’Ufficio, ricevute le deduzioni e i documenti dei soggetti cui
e’ stato comunicato l’avvio del procedimento, o scaduto il termine
per la loro presentazione, procede all’esame degli atti del
procedimento sanzionatorio.

2. Il responsabile del procedimento puo’ richiedere ulteriori
informazioni, chiarimenti, atti e documenti ai soggetti cui e’ stato
comunicato l’avvio del procedimento, anche avvalendosi dell’ufficio
ispettivo dell’Autorita’, della Guardia di finanza, ovvero
dell’Ispettorato per la funzione pubblica del Dipartimento della
funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri.

3. Le richieste di cui al precedente comma sono formulate per
iscritto e indicano:

a) i fatti e le circostanze in ordine ai quali si effettuano tali
richieste;
b) il termine per l’adempimento che, tenuto conto dell’urgenza,
della quantita’ e qualita’ delle informazioni e dei documenti
richiesti, e’ non inferiore a dieci giorni e non superiore a trenta
giorni.

4. I documenti di cui e’ richiesta l’esibizione sono forniti,
preferibilmente, su supporto informatico, con allegata dichiarazione
di conformita’ all’originale. In alternativa, possono essere forniti
in originale o copia conforme.

5. Le richieste di informazioni e di esibizione di documenti
possono essere formulate anche oralmente nel corso di audizioni o
ispezioni, rendendole note all’interessato e verbalizzando le
medesime.

6. Il responsabile del procedimento, ove ritenuto necessario, puo’
convocare in audizione, anche su loro richiesta, i soggetti che hanno
effettuato le comunicazioni o le segnalazioni.

7. I soggetti cui e’ stata data comunicazione di avvio del
procedimento esercitano il proprio diritto di difesa, in merito agli
addebiti contestati nella fase istruttoria, mediante:
a) presentazione di memorie, deduzioni scritte e documenti;
b) accesso agli atti;
c) audizione innanzi all’ufficio.

8. Le memorie, le deduzioni scritte e i documenti sono inviati
all’ufficio entro il termine di trenta giorni dalla notifica della
lettera di contestazione degli addebiti. Tale termine puo’ essere
prorogato, per una sola volta e per un periodo non superiore a trenta
giorni, a seguito di motivata richiesta dei soggetti interessati.

9. L’accesso agli atti del procedimento avviene mediante istanza
all’ufficio nel rispetto delle modalita’ e dei termini previsti dal
«Regolamento concernente l’accesso ai documenti formati o detenuti
dall’Autorita’ ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241». Sono
sottratte all’accesso le comunicazioni e le segnalazioni, ai sensi
dell’art. 54-bis, comma 4.

10. L’audizione puo’ essere richiesta entro il termine di dieci
giorni dalla data di ricezione della comunicazione di avvio del
procedimento. Tale richiesta contiene l’oggetto e la descrizione
sintetica, ancorche’ precisa, chiara e puntuale, della esposizione
orale nonche’ le ragioni per le quali sia ritenuta necessaria. Ove
accolta, il responsabile del procedimento comunica agli istanti la
data e il luogo in cui sara’ svolta l’audizione. Tale data, anche a
fronte di istanze di differimento reiterate, puo’ essere differita,
su richiesta motivata, per un periodo comunque non superiore a trenta
giorni.

11. Nel corso delle audizioni i soggetti convocati possono farsi
assistere dal proprio legale di fiducia.

12. Delle audizioni e’ redatto processo verbale, contenente le
principali dichiarazioni delle parti, sottoscritto dai soggetti
partecipanti. Del processo verbale e’ consegnata copia ai soggetti
partecipanti che ne facciano richiesta. Ai soli fini di supporto per
la verbalizzazione, puo’ essere disposta, a cura dell’Autorita’, la
registrazione magnetica e/o informatica delle audizioni.

Art. 9 – Conclusione del procedimento

1. Al termine dell’istruttoria, qualora non ricorrano i presupposti
per l’archiviazione, ai sensi dell’art. 6, comma 1, lettera a),
l’ufficio, entro centottanta giorni dalla data di avvio del
procedimento, comunica all’interessato che intende proporre al
Consiglio l’adozione del provvedimento sanzionatorio.

2. L’interessato, entro dieci giorni dalla comunicazione di cui al
precedente comma, puo’ presentare ulteriori memorie difensive, ovvero
chiedere l’audizione in Consiglio, in presenza di circostanze e fatti
nuovi rispetto a quanto accertato in sede istruttoria. La richiesta
di audizione puo’ essere accolta con disposizione del Presidente. Si
applica il comma 11 e, nelle parti compatibili, il comma 10 dell’art.
8.

3. Il Consiglio, tenuto conto delle memorie presentate e delle
risultanze dell’eventuale audizione, adotta il provvedimento
conclusivo.

4. Il provvedimento sanzionatorio indica gli elementi di fatto e di
diritto su cui si fonda la decisione, il termine per ricorrere e
l’autorita’ cui proporre ricorso nonche’ le modalita’ e il termine
entro il quale effettuare il pagamento della sanzione. Il
provvedimento viene notificato al responsabile dell’infrazione
contestata.

5. Nel caso di mancato pagamento della sanzione nel termine
indicato nel provvedimento sanzionatorio, l’ufficio competente
provvede all’iscrizione a ruolo delle somme dovute.

6. Il provvedimento di archiviazione indica gli elementi di fatto e
di diritto su cui si fonda la decisione. Il provvedimento viene
comunicato ai soggetti di cui al comma 2 dell’art. 7.

7. Il responsabile del procedimento comunica gli esiti del
procedimento ai soggetti che hanno effettuato la comunicazione o la
segnalazione.

Art. 10 – Procedimento sanzionatorio semplificato

1. Il procedimento e’ svolto in forma semplificata nei casi in cui:

a) nell’espletamento dell’attivita’ di vigilanza dell’Autorita’
venga riscontrata la mancanza delle procedure di ricezione e/o
gestione delle segnalazioni di cui all’art. 54-bis;
b) la segnalazione della mancanza delle procedure di ricezione
e/o gestione delle segnalazioni di cui all’art. 54-bis, e’ ritenuta
ragionevolmente fondata a seguito dello svolgimento dell’attivita’
preistruttoria dell’ufficio.

2. Nei casi di cui al comma 1, la comunicazione di avvio del
procedimento di cui all’art. 7, comma 1, contiene, altresi’, i
presupposti di fatto e le ragioni di diritto in relazione agli esiti
delle attivita’ svolte dall’Autorita’ che depongono per l’irrogazione
della sanzione.

3. Il presente procedimento e’ disciplinato dalle disposizioni dei
Capi I e III, e, ad esclusione delle disposizioni di cui ai commi 1 –
4, dell’art. 9 e delle disposizioni inerenti alla facolta’ di
richiedere audizione all’ufficio o al Consiglio, del Capo II.

4. Il dirigente, entro quarantacinque giorni, decorrenti dalla data
di ricevimento delle deduzioni e dei documenti da parte dei soggetti
cui e’ stata notificata la lettera di contestazione degli addebiti
ovvero scaduto il termine per la loro presentazione, trasmette al
Consiglio la proposta di adozione del provvedimento conclusivo.

5. Il Consiglio, tenuto conto delle eventuali memorie prodotte,
adotta il provvedimento conclusivo.

Art. 11 – Pubblicazione del provvedimento

1. Il provvedimento sanzionatorio e’ pubblicato sul sito
istituzionale dell’Autorita’ nella sezione dedicata alle segnalazioni
di cui all’art. 54-bis dopo la notizia dell’avvenuta notificazione al
soggetto interessato ovvero, nel caso di piu’ soggetti, dopo la
notizia dell’avvenuta ultima notificazione.

2. Il Consiglio puo’ altresi’ disporre la pubblicazione sul sito
istituzionale dell’amministrazione o dell’ente.

3. Il Consiglio, al fine di tutelare la riservatezza dell’identita’
del segnalante, puo’ disporre la pubblicazione del provvedimento in
forma anche parzialmente anonima ovvero l’esclusione della
pubblicazione.

Art. 12 – Comunicazioni relative al procedimento

1. Le comunicazioni e le notificazioni previste dal presente
regolamento sono effettuate secondo le seguenti modalita’:

a) mediante la piattaforma informatica di cui all’art. 3, comma
2;
b) mediante casella di posta elettronica certificata (PEC)
indicata all’Autorita’;
c) nelle altre forme previste dall’ordinamento vigente.

Capo III
Disposizioni finali

Art. 13 – Disposizioni relative ai procedimenti di vigilanza attivati sulla
base di una segnalazione di reati o irregolarita’ ai sensi dell’art. 54-bis

1. Nel caso di segnalazione di illeciti, ai sensi dell’art. 54-bis,
i procedimenti di vigilanza in materia di contratti pubblici di
lavori, servizi e forniture, di anticorruzione, di trasparenza e di
imparzialita’ dei funzionari pubblici sono affidati all’ufficio, che
svolge le attivita’ istruttorie, ai sensi dei rispettivi regolamenti
di vigilanza e delle linee guida adottate dall’Autorita’ in materia,
nel rispetto della tutela della riservatezza dell’identita’ del
segnalante come previsto dall’art. 54-bis, con la collaborazione
degli uffici di vigilanza interessati per materia. Il dirigente
informa il Consiglio dei casi nei quali richiede la collaborazione
degli uffici di vigilanza suddetti.

2. In casi di particolare complessita’, su richiesta del dirigente,
il Consiglio puo’ autorizzare la proroga dei termini previsti per il
compimento degli atti del procedimento di vigilanza.
3. I provvedimenti conclusivi dei procedimenti di cui al presente
articolo sono adottati dal Consiglio, su congiunta proposta del
dirigente e del dirigente dell’ufficio di vigilanza interessato.

Art. 14 – Entrata in vigore

1. Il presente regolamento entra in vigore il quindicesimo giorno
successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. Esso si
applica ai procedimenti sanzionatori avviati successivamente alla sua
entrata in vigore.

Approvato dal Consiglio dell’Autorita’ con delibera n. 1033
nell’adunanza del 30 ottobre 2018.

Roma, 30 ottobre 2018

Il Presidente: Cantone

 

Scarica la DELIBERA 30 ottobre 2018 completa: DELIBERA 30 OTTOBRE 2018 – ANTICORRUZIONE

Elenco delle tipologie di trattamenti soggetti al requisito di una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati

gazzetta ufficiale privacy

GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

DELIBERA 11 ottobre 2018 Elenco delle tipologie di trattamenti soggetti al requisito di una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati, ai sensi dell’articolo 35, comma 4, del regolamento (UE) n. 2016/679. (Delibera n. 467). (18A07359)

E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 19 novembre 2018 la DELIBERA 11 ottobre 2018 riportante l’Elenco delle tipologie di trattamenti soggetti al requisito di una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati, ai sensi dell’articolo 35, comma 4, del regolamento (UE) n. 2016/679.

Di seguito il testo della delibera della Delibera.

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI 
 
  Nella riunione odierna,  in  presenza  del  dott.  Antonello  Soro, presidente, della dott.ssa Augusta Iannini,  vice  presidente,  della dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici e della  prof.ssa  Licia  Califano, componenti, e del dott. Giuseppe Busia, segretario generale; 
  Visto il regolamento (UE) n. 2016/679 del Parlamento europeo e  del Consiglio del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle  persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonche'  alla libera circolazione di tali dati e che abroga la  direttiva  95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati, di seguito «RGPD»); 
  Visto, in specie, l'art. 35, paragrafo 1, del RGPD, che  stabilisce l'obbligo per  il  titolare  di  effettuare,  prima  dell'inizio  del trattamento, una valutazione dell'impatto del  trattamento  medesimo, laddove quest'ultimo  possa  presentare  un  rischio  elevato  per  i diritti e le liberta' delle persone fisiche, «allorche' preved[a]  in particolare  l'uso  di  nuove  tecnologie,  considerati  la   natura, l'oggetto, il contesto e le finalita' [...]»; 
  Visto il paragrafo 3 del medesimo articolo,  che  individua  alcune ipotesi in cui e' richiesta la valutazione d'impatto; 
  Visto il paragrafo 10 del predetto art. 35, che individua invece le ipotesi in cui tale valutazione  non  e'  richiesta,  in  particolare «qualora il trattamento effettuato ai sensi dell'art. 6, paragrafo 1, lettere c) o e), trovi nel diritto dell'Unione o  nel  diritto  dello Stato membro cui il titolare del trattamento  e'  soggetto  una  base giuridica,  tale  diritto  disciplini  il  trattamento  specifico   o l'insieme di trattamenti in questione, e sia  gia'  stata  effettuata una valutazione d'impatto sulla protezione dei  dati  nell'ambito  di una valutazione d'impatto generale nel contesto dell'adozione di tale base giuridica [...], salvo che gli Stati membri ritengano necessario effettuare tale valutazione prima  di  procedere  alle  attivita'  di trattamento»; 
  Considerato che l'art. 35, paragrafo 4, rimette alle  autorita'  di controllo nazionali il compito di  redigere  e  rendere  pubblico  un elenco delle tipologie di trattamenti soggetti al  requisito  di  una valutazione d'impatto e di comunicarlo al  Comitato  europeo  per  la protezione dei dati di cui all'art. 68 del RGPD; 
  Considerato che il  paragrafo  6  del  citato  art.  35  stabilisce l'applicazione del meccanismo di coerenza  di  cui  all'art.  63  del RGPD, da parte  della  singola  autorita'  di  controllo  competente, qualora l'elenco  comprenda  «attivita'  di  trattamento  finalizzate all'offerta di beni o servizi a interessati  o  al  monitoraggio  del loro comportamento in piu' stati membri, o attivita'  di  trattamento che possono incidere significativamente sulla libera circolazione dei dati personali all'interno dell'Unione»; 
  Viste le indicazioni contenute nei «considerando» numeri 71,  75  e 91 del RGPD; 
  Viste le «Linee guida in materia  di  valutazione  d'impatto  sulla protezione dei  dati  e  determinazione  della  possibilita'  che  il trattamento  "possa  presentare  un  rischio  elevato"  ai  fini  del regolamento (UE) n. 2016/679» del Gruppo di lavoro  art.  29  per  la protezione dei dati del 4 aprile 2017, come modificate e adottate  da ultimo il 4 ottobre 2017 e fatte proprie dal Comitato europeo per  la protezione dei dati il 25 maggio 2018 (di seguito «WP 248, rev. 01»), che  hanno  individuato  i  seguenti  nove  criteri  da   tenere   in considerazione  ai  fini  dell'identificazione  dei  trattamenti  che possono  presentare  un   «rischio   elevato»:   1)   valutazione   o assegnazione di un punteggio, inclusiva di profilazione e previsione, in  particolare  in  considerazione  di   «aspetti   riguardanti   il rendimento professionale, la  situazione  economica,  la  salute,  le preferenze  o  gli  interessi   personali,   l'affidabilita'   o   il comportamento, l'ubicazione o gli spostamenti  dell'interessato»;  2) processo decisionale automatizzato che ha effetto giuridico o  incide in modo analogo significativamente  sulle  persone;  3)  monitoraggio sistematico degli  interessati;  4)  dati  sensibili  o  dati  aventi carattere altamente personale; 5) trattamento di dati su larga scala;
6) creazione di corrispondenze o combinazione di insiemi di dati;  7) dati  relativi  a  interessati  vulnerabili;  8)  uso  innovativo   o applicazione di nuove soluzioni  tecnologiche  od  organizzative;  9) quando  il  trattamento  in  se'  «impedisce  agli   interessati   di esercitare un  diritto  o  di  avvalersi  di  un  servizio  o  di  un contratto»); 
  Rilevato che il ricorrere di due o piu'  dei  predetti  criteri  e' indice di un trattamento  che  presenta  un  rischio  elevato  per  i diritti e le liberta' degli interessati e  per  il  quale  e'  quindi richiesta una valutazione d'impatto sulla protezione dei  dati  (cfr. WP 248, rev. 01, pag. 11); 
  Considerato che il garante ha predisposto un elenco delle tipologie di trattamento ai sensi dell'art. 35, paragrafo  4  da  sottoporre  a valutazione d'impatto; 
  Considerato che le previsioni di cui all'art. 35, paragrafo  1  del RGPD, che dispongono che «quando un tipo  di  trattamento,  allorche' prevede in particolare l'uso  di  nuove  tecnologie,  considerati  la natura, l'oggetto, il contesto e le finalita' del  trattamento,  puo' presentare un rischio elevato per  i  diritti  e  le  liberta'  delle persone fisiche, il  titolare  del  trattamento  effettua,  prima  di procedere  al   trattamento,   una   valutazione   dell'impatto   dei trattamenti previsti sulla protezione dei dati personali», prevalgono in ogni caso; 
  Considerato altresi' che il predetto elenco  e'  stato  predisposto sulla  base  del  WP  248,  rev.  01,  allo  scopo  di   specificarne ulteriormente il contenuto e a complemento dello stesso; 
  Rilevato che tale elenco e' stato comunicato in data 11 luglio 2018 al Comitato per il prescritto parere (art. 35, paragrafi  4  e  6,  e dall'art. 64, paragrafo 1, lettera a), del RGPD); 
  Viste le osservazioni rese dal Comitato nel parere adottato  il  25 settembre 2018  e  notificato  il  2  ottobre  2018  (disponibile  su https://edpb.europa.eu); 
  Ritenuto, in ottemperanza a quanto previsto dall'art. 64, paragrafo 7, del RGPD, di aderire  alle  osservazioni  contenute  nel  suddetto parere e di modificare,  in  conformita',  il  relativo  progetto  di decisione e di darne comunicazione al presidente del Comitato; 
  Rilevato che tale elenco e' riferito esclusivamente a tipologie  di trattamento  soggette  al  meccanismo  di  coerenza  e  che  non   e' esaustivo,  restando  fermo  quindi   l'obbligo   di   adottare   una valutazione d'impatto sulla protezione dei dati laddove ricorrano due o piu' dei criteri individuati dal WP 248, rev. 01 e  che  in  taluni casi «un titolare del trattamento puo' ritenere  che  un  trattamento che  soddisfa  soltanto  uno  [dei  predetti]  criteri  richieda  una valutazione d'impatto sulla protezione dei dati» (cfr. WP  248,  rev. 01, pag. 11); 
  Rilevato,  altresi',  che  il   predetto   elenco   potra'   essere ulteriormente  modificato  o  integrato  anche   sulla   base   delle risultanze emerse nel corso della  prima  fase  di  applicazione  del RGPD; 
  Viste le osservazioni formulate dal segretario  generale  ai  sensi dell'art. 15 del regolamento del garante n. 1/2000; 
  Relatore il dott. Antonello Soro; 
 
Tutto cio' premesso: 
 
  a) ai sensi degli articoli 35, paragrafo  4,  e  57,  paragrafo  1, lettera k), del RGPD fermo restando quanto indicato nel richiamato WP 248, rev. 01, individua  l'elenco  delle  tipologie  di  trattamenti, soggetti al meccanismo  di  coerenza,  da  sottoporre  a  valutazione d'impatto, riportate nell'allegato 1  facente  parte  integrante  del presente provvedimento, che specificano quanto riportato  nel  citato WP 248, rev. 01; 
  b) ai  sensi  dell'art.  64,  paragrafo  7  del  RGPD  comunica  al presidente del Comitato il presente  provvedimento  che  recepisce  i rilievi formulati nel parere richiamato in premessa; 
  c)   invia   copia   della   presente   deliberazione   all'Ufficio pubblicazione leggi e decreti del Ministero della giustizia  ai  fini della sua pubblicazione nella  Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica
italiana. 
    Roma, 11 ottobre 2018 
 
Il presidente e relatore: Soro 
Il segretario generale: Busia 
(Allegato )
Allegato 1 
 
    1. Trattamenti valutativi o di scoring su  larga  scala,  nonché trattamenti che comportano la profilazione degli interessati  nonché lo svolgimento di attivita' predittive  effettuate  anche  on-line  o attraverso  app,  relativi  ad  «aspetti  riguardanti  il  rendimento professionale, la situazione economica, la salute,  le  preferenze  o gli  interessi  personali,  l'affidabilita'   o   il   comportamento, l'ubicazione o gli spostamenti dell'interessato». 
    2. Trattamenti automatizzati finalizzati  ad  assumere  decisioni che producono  «effetti  giuridici»  oppure  che  incidono  «in  modo analogo significativamente» sull'interessato, comprese  le  decisioni che impediscono di esercitare un diritto o di avvalersi di un bene  o di un servizio o di continuare ad esser  parte  di  un  contratto  in essere  (ad  es.  screening  dei  clienti  di  una  banca  attraverso l'utilizzo di dati registrati in una centrale rischi). 
    3. Trattamenti che prevedono un utilizzo sistematico di dati  per l'osservazione, il monitoraggio o  il  controllo  degli  interessati, compresa la  raccolta  di  dati  attraverso  reti,  effettuati  anche on-line o attraverso app, nonche' il  trattamento  di  identificativi univoci in grado di identificare gli utenti di servizi della societa' dell'informazione inclusi servizi web, tv interattiva, ecc.  rispetto alle abitudini d'uso e ai dati di  visione  per  periodi  prolungati. Rientrano in tale previsione anche i trattamenti di metadati  ad  es. in ambito telecomunicazioni, banche, ecc. effettuati non soltanto per profilazione, ma piu'  in  generale  per  ragioni  organizzative,  di previsioni di budget, di  upgrade  tecnologico,  miglioramento  reti, offerta di servizi antifrode, antispam, sicurezza etc. 
    4.  Trattamenti  su  larga  scala  di   dati   aventi   carattere estremamente personale (v. WP 248, rev. 01): si fa  riferimento,  fra gli altri, ai dati connessi alla vita familiare o  privata  (quali  i dati relativi  alle  comunicazioni  elettroniche  dei  quali  occorre tutelare la  riservatezza),  o  che  incidono  sull'esercizio  di  un diritto fondamentale (quali i dati sull'ubicazione, la  cui raccolta mette in gioco la liberta' di circolazione) oppure la cui  violazione comporta un grave  impatto  sulla  vita  quotidiana  dell'interessato (quali  i  dati  finanziari  che  potrebbero  essere  utilizzati  per commettere frodi in materia di pagamenti). 
    5. Trattamenti effettuati  nell'ambito  del  rapporto  di  lavoro mediante sistemi  tecnologici  (anche  con  riguardo  ai  sistemi  di videosorveglianza  e  di  geolocalizzazione)  dai  quali  derivi   la possibilita' di effettuare un controllo a distanza dell'attivita' dei dipendenti (si  veda  quanto  stabilito  dal  WP  248,  rev.  01,  in relazione ai criteri numeri 3, 7 e 8). 
    6. Trattamenti  non  occasionali  di  dati  relativi  a  soggetti vulnerabili (minori, disabili, anziani, infermi di  mente,  pazienti, richiedenti asilo). 
    7.  Trattamenti  effettuati  attraverso   l'uso   di   tecnologie innovative, anche con particolari misure di  carattere  organizzativo (es. IoT; sistemi di intelligenza artificiale; utilizzo di assistenti vocali on-line attraverso lo scanning vocale e testuale;  monitoraggi effettuati da dispositivi wearable; tracciamenti di prossimita'  come ad es. il wi-fi tracking) ogniqualvolta ricorra anche almeno un altro dei criteri individuati nel WP 248, rev. 01. 
    8. Trattamenti che comportano lo scambio tra diversi titolari  di dati su larga scala con modalita' telematiche. 
    9.   Trattamenti   di   dati   personali   effettuati    mediante interconnessione, combinazione o raffronto di informazioni,  compresi i trattamenti che prevedono l'incrocio dei dati di  consumo  di  beni digitali con dati di pagamento (es. mobile payment). 
    10.  Trattamenti  di  categorie  particolari  di  dati  ai  sensi dell'art. 9 oppure di dati relativi a condanne penali e  a  reati  di cui all'art. 10 interconnessi con altri dati personali  raccolti  per finalita' diverse. 
    11. Trattamenti sistematici di dati biometrici, tenendo conto, in particolare,  del  volume  dei  dati,  della  durata,  ovvero   della persistenza, dell'attivita' di trattamento. 
    12. Trattamenti sistematici di dati genetici, tenendo  conto,  in particolare,  del  volume  dei  dati,  della  durata,  ovvero   della persistenza, dell'attivita' di trattamento. 

Scarica la DELIBERA 11 ottobre 2018 completa: DELIBERA 11 OTTOBRE 2018 – GARANTE PRIVACY

 

RISCHIO ACCESSO ALLE TELECAMERE PER VIDEOSORVEGLIANZA

Back door - Videosorveglianza

TELECAMERE PER VIDEOSORVEGLIANZA: UNA BACK DOOR PERMETTE L’ACCESSO DA REMOTO

Per chi si occupa di privacy e videosorveglianza, segnaliamo questo “problema” legato alle telecamere un po’ datate (di vari produttori).

In realtà il problema sarebbe risolvibile con un semplice aggiornamento firmware, ma non sempre questo aggiornamento viene effettuato.

Riassumendo brevemente, una grossa quota di telecamere per videosorveglianza prodotte fino al 2013-2014 contenevano nel firmware un accesso “back door” con un nome utente/password fissi che permettevano ai manutentori di avere l’accesso al sistema. Conoscendo la marca della telecamera per videosorveglianza è pertanto possibile ottenerne “irregolarmente” l’accesso e la visione di quanto da essa registrato.

Non tutti hanno aggiornato il firmware delle proprie telecamere per videosorveglianza installate indicativamente fino a 5 anni fa ed il problema potrebbe essere di avere accessi incontrollati alle riprese effettuate.

Il video allegato spiega nel dettagli il problema e le soluzioni:

<iframe width=”560″ height=”315″ src=”https://www.youtube-nocookie.com/embed/B8DjTcANBx0″ frameborder=”0″ allow=”accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture” allowfullscreen></iframe>

 

Di seguito alcune delle immagini tratte dal video

Back door - Videosorveglianza Back door - Videosorveglianza Back door - Videosorveglianza Back door - Videosorveglianza Back door - Videosorveglianza Back door - Videosorveglianza Back door - Videosorveglianza

 

NUOVA UNI EN 419212-4:2018: PROTOCOLLI SPECIFICI PER LA PRIVACY

logo_uni

UNI EN 419212-4:2018

Interfaccia applicativa per componenti sicuri per servizi di identificazione elettronica, autenticazione e affidabilità
Parte 4: Protocolli specifici per la Privacy

La norma specifica meccanismi per componenti sicuri da utilizzare come dispositivi che supportano la privacy nel contesto dei servizi di identificazione, autenticazione e firma digitale (IAS) e soddisfano i requisiti dell’articolo 5 del cosiddetto regolamento eIDAS ai fini dell’elaborazione e della protezione dei dati.
Copre:
– Verifica dell’età
– Convalida del documento
– Identificazione ristretta
– Servizi elettronici con terze parti fidate basati sul protocollo ERA (Enhanced Role Authentication)

Contenuti della norma

European foreword

Introduction

1 Scope

2 Normative references

3 Introduction
3.1 General
3.2 Auxiliary Data Comparison
3.2.1 General
3.2.2 Presentation of the auxiliary data
3.2.3 Age Verification
3.2.4 Document Validation
3.3 Restricted Ideotification
3.3.1 General
3.3.2 Command APDU for Step RI:1
3.3.3 Command APDU for Step RI:2

4 e-Services with trusted third party protocol
4.1 General
4.2 Architecture
4.3 Enhanced Role Authentication (ERA) protocol
4.4 Authentication flow steps
4.4.1 General
4.4.2 Step 1: Service selection
4.4.3 Step 2: User consent
4.4.4 Step 3 User authentication to the SP
4.4.5 Step 4 Access to the service (or go to next steps)
4.4.6 Step 5 Request for attributes (OPT)
4.4.7 Step 6 Restoration of security context (OPT)
4.4.8 Step 7 User authentication to the AP (OPT)
4.4.9 Step 8 Reading and providing attribute requested (OPT)
4.4.10 Step 9 Restoration of security context (OPT)
4.4.11 Step 10 Ask access to the service (OPT)
4.4.12 Step 11 Verification of attributes by the SP (OPT)
4.4.13 Step 12 Grant access to the service (OPT)

Bibliography


Norma numero : UNI EN 419212-4:2018
Titolo : Interfaccia applicativa per componenti sicuri per servizi di identificazione elettronica, autenticazione e affidabilità – Parte 4: Protocolli specifici per la Privacy
Data entrata in vigore : 11 ottobre 2018
 
Sommario : La norma specifica meccanismi per componenti sicuri da utilizzare come dispositivi che supportano la privacy nel contesto dei servizi di identificazione, autenticazione e firma digitale (IAS) e soddisfano i requisiti dell’articolo 5 del cosiddetto regolamento eIDAS ai fini dell’elaborazione e della protezione dei dati.
Copre:
– Verifica dell’età
– Convalida del documento
– Identificazione ristretta
– Servizi elettronici con terze parti fidate basati sul protocollo ERA (Enhanced Role Authentication)
Lista Norme CEN

Recepisce :
EN 419212-4:2018

 

[Fonte: UNI.COM]

GARANTE PRIVACY: Avviso relativo ai reclami, alle segnalazioni e alle richieste di verifica preliminare

In Gazzetta Ufficiale del 04 ottobre 2018

GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI
COMUNICATO

Avviso relativo ai reclami, alle segnalazioni e alle richieste di verifica preliminare (18A06387) (GU Serie Generale n.231 del 04-10-2018)

 

gAi sensi dell’art. 19 del decreto legislativo 10 agosto 2018, n.
101, si informa che, entro il termine di sessanta giorni dalla data
di pubblicazione del presente avviso, i soggetti che dichiarano il
loro attuale interesse possono presentare al Garante per la
protezione dei dati personali motivata richiesta di trattazione dei
reclami, delle segnalazioni e delle richieste di verifica preliminare
pervenuti entro il 25 maggio 2018.
La predetta richiesta non riguarda i reclami e le segnalazioni di
cui si e’ gia’ esaurito l’esame o di cui il Garante per la protezione
dei dati personali ha gia’ esaminato nel corso del 2018 un motivato
sollecito o una richiesta di trattazione o per i quali il Garante
medesimo e’ a conoscenza, anche a seguito di propria denuncia, che
sui fatti oggetto di istanza e’ in corso un procedimento penale. Si
intendono gia’ esaminati dal Garante i reclami e le segnalazioni per
i quali l’istante abbia ricevuto dal Garante la comunicazione di
avvio del procedimento, anche mediante una richiesta di informazioni
o di esibizione di documenti a terze parti ovvero all’istante stesso.

 

GARANTE PRIVACY: DELIBERA 27 settembre 2018

In Gazzetta Ufficiale del 04 ottobre 2018

GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI
DELIBERA 27 settembre 2018

Indicazioni relative alle istanze che devono ritenersi comprese nell’ambito degli affari pregressi di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101. (Delibera n. 455). (18A06386)

 

 

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

Nella riunione odierna, in presenza del dott. Antonello Soro,
presidente, della dott.ssa Augusta Iannini, vicepresidente, della
prof.ssa Licia Califano e della dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici,
componenti, e del dott. Giuseppe Busia, segretario generale;
Visto il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone
fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonche’ alla
libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE
(regolamento generale sulla protezione dei dati, di seguito
«regolamento»);
Visto il decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101, recante
«Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle
disposizioni del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle
persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali,
nonche’ alla libera circolazione di tali dati e che abroga la
direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati)»;
Visto il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante il
«Codice in materia di protezione dei dati personali» (di seguito
«Codice»);
Considerato che il regolamento trova applicazione negli ordinamenti
degli Stati membri a decorrere dal 25 maggio 2018 (art. 99, par. 2);
Considerato che, ai sensi dell’art. 19, comma 1, del decreto
legislativo n. 101/2018, entro il termine di sessanta giorni dalla
data di pubblicazione dell’avviso del Garante, i soggetti che
dichiarano il loro attuale interesse possono presentare al Garante
medesimo motivata richiesta di trattazione dei reclami, delle
segnalazioni e delle richieste di verifica preliminare (c.d. affari
pregressi) «pervenuti entro la predetta data»;
Considerato, altresi’, che la predetta richiesta non riguarda i
reclami e le segnalazioni di cui si e’ gia’ esaurito l’esame «o di
cui il Garante ha gia’ esaminato nel corso del 2018 un motivato
sollecito o una richiesta di trattazione», o per i quali il Garante
medesimo e’ a conoscenza, anche a seguito di propria denuncia, che
sui fatti oggetto di istanza e’ in corso un procedimento penale (art.
19, comma 2, del decreto legislativo n. 101/2018);
Considerato che la formulazione delle predette disposizioni
potrebbe ingenerare dubbi interpretativi, sotto il profilo temporale
e sostanziale, in ordine alla sua applicabilita’ alle istanze
presentate a questa autorita’ a partire dal 25 maggio 2018;
Ritenuto, quindi, di dover fornire un opportuno chiarimento, anche
in coerenza con il regolamento, riguardante le istanze che devono
ritenersi ricomprese nell’ambito degli affari pregressi e, quindi,
oggetto di eventuale richiesta di trattazione da parte di coloro che
dichiarino il loro perdurante interesse alla relativa definizione
ovvero di trattazione da parte di questa autorita’;
Ritenuto che la disposizione di cui al citato art. 19, comma 1, del
decreto legislativo n. 101/2018, concernente le istanze riguardanti
la trattazione di affari pregressi aventi ad oggetto reclami,
segnalazioni e richieste di verifica preliminare, debba intendersi
riferita unicamente agli istituti disciplinati, dal Codice,
antecedentemente alle modifiche ad esso apportate in conseguenza
dell’applicazione della normativa europea. Tale interpretazione deve
ritenersi fondata sia nella circostanza che il diritto di proporre
reclami o segnalazioni fondati sulla nuova disciplina, prevalendo
sulle fonti interne eventualmente contrastanti, non e’ derogabile
(art. 77 del regolamento; articoli da 141 a 144 del Codice, come
novellati dal decreto legislativo n. 101/2018), sia nel fatto che,
successivamente alla menzionata data di applicazione del regolamento,
l’istituto della verifica preliminare risulta incompatibile con il
regolamento medesimo;
Ritenuto, pertanto, che all’ultimo periodo del comma 1 dell’art. 19
del decreto legislativo n. 101/2018, la locuzione «entro la predetta
data …», debba intendersi riferita al 24 maggio 2018;
Considerato, altresi’, che le norme sul procedimento amministrativo
e il regolamento n. 1/2007 riguardante le procedure interne presso
l’autorita’ aventi rilevanza esterna (pubblicato in Gazzetta
Ufficiale n. 65 del 14 dicembre 2007 e in www.gpdp.it – doc. web n.
1477480) portano a ritenere che l’esame dei reclami o delle
segnalazioni di cui al regime previgente normativo trovi inizio
nell’invio di un avviso di avvio del relativo procedimento, di una
richiesta di elementi o esibizione di documenti ovvero di altro atto
recettizio diretto al titolare o all’istante (articoli 6, 9, 10 e 14
del regolamento n. 1/2007);
Ritenuto, quindi, che la disposizione di cui al citato art. 19,
comma 2, del decreto legislativo n. 101/2018, concernente i reclami e
le segnalazioni sottratte all’esigenza di una loro sollecitazione da
parte dei soggetti che dichiarano il loro attuale interesse, in
quanto sono gia’ stati esaminati a seguito di un sollecito o una
richiesta di trattazione, debba intendersi riferita ai reclami e le
segnalazioni per i quali l’istante abbia ricevuto da parte degli
uffici di questa autorita’ la comunicazione di avvio del
procedimento, anche mediante una richiesta di informazioni o di
esibizione di documenti a terze parti ovvero all’istante stesso;
Ritenuto, pertanto, che al comma 2 dell’art. 19 del decreto
legislativo n. 101/2018, la locuzione «il Garante ha gia’ esaminato»,
debba intendersi riferita ai casi in cui gli uffici di questa
autorita’ abbiano gia’ inviato all’istante la comunicazione di avvio
del procedimento o di altro atto recettizio, anche mediante una
richiesta di informazioni o di esibizione di documenti a terze parti;
Vista la documentazione in atti;
Viste le osservazioni dell’ufficio, formulate dal segretario
generale ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Garante, n.
1/2000;
Relatore il dott. Antonello Soro;

Tutto cio’ premesso
il Garante:

a) ai sensi degli articoli 57, par. 1, del regolamento e 154, comma
1, lettera f), del Codice, come novellato dal decreto legislativo n.
101/2018, ai fini della corretta applicazione delle disposizioni,
fornisce le indicazioni di cui in premessa in relazione alle istanze
che devono ritenersi ricomprese nell’ambito degli affari pregressi di
cui all’art. 19 del decreto legislativo n. 101/2018;
b) dispone che copia del presente provvedimento sia trasmessa al
Ministero della giustizia – Ufficio pubblicazione leggi e decreti,
per la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana.

Roma, 27 settembre 2018

Il Presidente e relatore: Soro

Il segretario generale: Busia

D.Lgs. 101/2018 AVVISO DI RETTIFICA 2

In Gazzetta Ufficiale 27/9/2018

AVVISO DI RETTIFICA

Comunicato relativo al decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101, recante: «Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonche’ alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati).». (Decreto legislativo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – Serie Generale – n. 205 del 4 settembre 2018). (18A06204)

(GU Serie Generale n.225 del 27-09-2018)

D.Lgs. 10 agosto 2018, n. 101

I MATERIALI DI SICURELLO.si

DECRETO LEGISLATIVO 10 agosto 2018,
n. 101


Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle
disposizioni del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione
delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali,
nonche’ alla libera circolazione di tali dati e che abroga la
direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei
dati). (18G00129)

Entrata in vigore del provvedimento: 19/09/2018

(GU n.205 del 4-9-2018) – Vigente al: 19-9-2018


Leggi il testo integrale
pubblicato in Gazzetta Ufficiale

Capo I
Modifiche al titolo e alle premesse del codice in materia di
protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo 30
giugno 2003, n. 196

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Vista la legge 25 ottobre 2017, n. 163, recante delega al Governo
per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di
altri
atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2016-2017,
e in particolare l’articolo 13, che delega il Governo all’emanazione
di uno o piu’ decreti legislativi di adeguamento del quadro
normativo nazionale alle disposizioni del regolamento (UE)
2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile
2016;

Vista la legge 24 dicembre 2012, n. 234, recante norme generali
sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione
della normativa e delle politiche dell’Unione europea;

Visto il Codice in materia di protezione dei dati personali di
cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196;

Visto il Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione
delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali,
nonche’ alla libera circolazione di tali dati e che abroga la
direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei
dati);

Vista la direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione
delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali
da parte delle autorita’ competenti a fini di prevenzione, indagine,
accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni
penali, nonche’ alla libera circolazione di tali dati e che
abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio;

Vista la direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche
con
riguardo al trattamento dei dati personali, nonche’ alla
libera
circolazione di tali dati;

Vista la direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 12 luglio 2002, relativa al trattamento
dei dati
personali e alla tutela della vita privata nel settore
delle comunicazioni elettroniche;

Visto il decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51, recante
attuazione della direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione
delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali
da parte delle autorita’ competenti a fini di prevenzione, indagine,
accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni
penali, nonche’ alla libera circolazione di tali dati e che
abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 21 marzo 2018;

Acquisito il parere del Garante per la protezione dei
dati personali, adottato nell’adunanza del 22 maggio 2018;

Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari
della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata
nella riunione dell’8 agosto 2018;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri
e dei Ministri per gli affari europei e della giustizia, di
concerto con i
Ministri per la pubblica amministrazione, degli affari esteri
e della cooperazione internazionale, dell’economia e delle finanze
e dello
sviluppo economico;

E M A N A

il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Modifiche al titolo e alle premesse del decreto legislativo 30
giugno 2003, n. 196

1. Al titolo del decreto legislativo 30 giugno 2003, n.
196, dopo
le parole «dati personali» sono aggiunte le seguenti:
«, recante
disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento nazionale
al
regolamento (UE) n. 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone
fisiche
con riguardo al trattamento dei dati personali, nonche’ alla
libera
circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE».

2. Alle premesse del decreto legislativo 30 giugno 2003,
n. 196,
dopo il terzo Visto sono inseriti i seguenti:
«Vista la legge 25 ottobre 2017, n. 163, recante
delega al
Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione
di
altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione
europea
2016-2017» e, in particolare, l’articolo 13, che delega
il Governo
all’emanazione di uno o piu’ decreti legislativi di adeguamento
del
quadro normativo nazionale alle disposizioni del Regolamento
(UE)
2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile
2016;
Vista la legge 24 dicembre 2012, n. 234, recante norme
generali
sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione
della normativa e delle politiche dell’Unione europea;
Visto il Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo
e del
Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle
persone
fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonche’
alla
libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva
95/46/CE
(regolamento generale sulla protezione dei dati);».

Capo II
Modifiche alla parte I del codice in materia di protezione dei
dati personali di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003,
n. 196

Art. 2
Modifiche alla parte I, titolo I, del decreto legislativo 30
giugno 2003, n. 196

1. Alla parte I, titolo I, del decreto legislativo 30 giugno
2003,
n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) la rubrica del titolo I e’ sostituita dalla seguente:
«Principi e disposizioni generali»;
b) prima dell’articolo 1 e’ inserito il seguente Capo:
«Capo I (Oggetto, finalita’ e Autorita’ di controllo)»

c) l’articolo 1 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 1 (Oggetto) . – 1. Il trattamento dei dati personali
avviene
secondo le norme del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento
europeo
e del Consiglio, del 27 aprile 2016, di seguito «Regolamento»,
e del
presente codice, nel rispetto della dignita’ umana, dei diritti
e
delle liberta’ fondamentali della persona.»;
d) l’articolo 2 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 2 (Finalita’). – 1. Il presente codice reca disposizioni
per
l’adeguamento dell’ordinamento nazionale alle disposizioni
del
regolamento.»;
e) dopo l’articolo 2 e’ inserito il seguente:
«Art. 2-bis (Autorita’ di controllo). – 1. L’Autorita’
di controllo
di cui all’articolo 51 del regolamento e’ individuata nel Garante
per
la protezione dei dati personali, di seguito «Garante»,
di cui
all’articolo 153.»;
f) dopo l’articolo 2-bis sono inseriti i seguenti Capi:
«Capo II (Principi) – Art. 2-ter (Base giuridica per
il trattamento
di dati personali effettuato per l’esecuzione di un compito
di
interesse pubblico o connesso all’esercizio di pubblici poteri).
– 1.
La base giuridica prevista dall’articolo 6, paragrafo 3, lettera
b),
del regolamento e’ costituita esclusivamente da una norma di
legge o,
nei casi previsti dalla legge, di regolamento.
2. La comunicazione fra titolari che effettuano trattamenti
di dati
personali, diversi da quelli ricompresi nelle particolari categorie
di cui all’articolo 9 del Regolamento e di quelli relativi a
condanne
penali e reati di cui all’articolo 10 del Regolamento,
per
l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o
connesso
all’esercizio di pubblici poteri e’ ammessa se prevista ai sensi
del
comma 1. In mancanza di tale norma, la comunicazione e’
ammessa
quando e’ comunque necessaria per lo svolgimento di compiti
di
interesse pubblico e lo svolgimento di funzioni istituzionali
e puo’
essere iniziata se e’ decorso il termine di quarantacinque
giorni
dalla relativa comunicazione al Garante, senza che lo stesso
abbia
adottato una diversa determinazione delle misure da adottarsi
a
garanzia degli interessati.
3. La diffusione e la comunicazione di dati personali, trattati
per
l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o
connesso
all’esercizio di pubblici poteri, a soggetti che intendono trattarli
per altre finalita’ sono ammesse unicamente se previste ai sensi
del
comma 1.
4. Si intende per:
a) “comunicazione”, il dare conoscenza dei dati
personali a uno o
piu’ soggetti determinati diversi dall’interessato,
dal
rappresentante del titolare nel territorio dell’Unione europea,
dal
responsabile o dal suo rappresentante nel territorio dell’Unione
europea, dalle persone autorizzate, ai sensi dell’articolo
2-quaterdecies, al trattamento dei dati personali sotto l’autorita’
diretta del titolare o del responsabile, in qualunque forma,
anche
mediante la loro messa a disposizione, consultazione o
mediante
interconnessione;
b) “diffusione”, il dare conoscenza dei dati personali
a soggetti
indeterminati, in qualunque forma, anche mediante la loro
messa a
disposizione o consultazione.
Art. 2-quater (Regole deontologiche). – 1. Il Garante promuove,
nell’osservanza del principio di rappresentativita’ e tenendo
conto
delle raccomandazioni del Consiglio d’Europa sul trattamento
dei dati
personali, l’adozione di regole deontologiche per i trattamenti
previsti dalle disposizioni di cui agli articoli 6, paragrafo
1,
lettere c) ed e), 9, paragrafo 4, e al capo IX del Regolamento,
ne
verifica la conformita’ alle disposizioni vigenti, anche attraverso
l’esame di osservazioni di soggetti interessati e contribuisce
a
garantirne la diffusione e il rispetto.
2. Lo schema di regole deontologiche e’ sottoposto a consultazione
pubblica per almeno sessanta giorni.
3. Conclusa la fase delle consultazioni, le regole deontologiche
sono approvate dal Garante ai sensi dell’articolo 154-bis, comma
1,
lettera b), pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e, con decreto del Ministro della giustizia, sono riportate
nell’allegato A del presente codice.
4. Il rispetto delle disposizioni contenute nelle
regole
deontologiche di cui al comma 1 costituisce condizione essenziale
per
la liceita’ e la correttezza del trattamento dei dati personali.

Art. 2-quinquies (Consenso del minore in relazione ai servizi
della
societa’ dell’informazione). – 1. In attuazione dell’articolo
8,
paragrafo 1, del Regolamento, il minore che ha compiuto i quattordici
anni puo’ esprimere il consenso al trattamento dei propri
dati
personali in relazione all’offerta diretta di servizi della
societa’
dell’informazione. Con riguardo a tali servizi, il trattamento
dei
dati personali del minore di eta’ inferiore a quattordici
anni,
fondato sull’articolo 6, paragrafo 1, lettera a), del Regolamento,
e’
lecito a condizione che sia prestato da chi esercita
la
responsabilita’ genitoriale.
2. In relazione all’offerta diretta ai minori dei servizi di
cui al
comma 1, il titolare del trattamento redige con linguaggio
particolarmente chiaro e semplice, conciso ed esaustivo, facilmente
accessibile e comprensibile dal minore, al fine di
rendere
significativo il consenso prestato da quest’ultimo, le informazioni
e
le comunicazioni relative al trattamento che lo riguardi.
Art. 2-sexies (Trattamento di categorie particolari di
dati
personali necessario per motivi di interesse pubblico rilevante).

1. I trattamenti delle categorie particolari di dati personali
di cui
all’articolo 9, paragrafo 1, del Regolamento, necessari per motivi
di
interesse pubblico rilevante ai sensi del paragrafo 2, lettera
g),
del medesimo articolo, sono ammessi qualora siano previsti
dal
diritto dell’Unione europea ovvero, nell’ordinamento interno,
da
disposizioni di legge o, nei casi previsti dalla legge,
di
regolamento che specifichino i tipi di dati che possono
essere
trattati, le operazioni eseguibili e il motivo di interesse
pubblico
rilevante, nonche’ le misure appropriate e specifiche per tutelare
i
diritti fondamentali e gli interessi dell’interessato.
2. Fermo quanto previsto dal comma 1, si considera rilevante
l’interesse pubblico relativo a trattamenti effettuati da
soggetti
che svolgono compiti di interesse pubblico o connessi all’esercizio
di pubblici poteri nelle seguenti materie:
a) accesso a documenti amministrativi e accesso civico;
b) tenuta degli atti e dei registri dello stato civile,
delle
anagrafi della popolazione residente in Italia e dei cittadini
italiani residenti all’estero, e delle liste elettorali,
nonche’
rilascio di documenti di riconoscimento o di viaggio o cambiamento
delle generalita’;
c) tenuta di registri pubblici relativi a beni immobili o
mobili;
d) tenuta dell’anagrafe nazionale degli abilitati alla
guida e
dell’archivio nazionale dei veicoli;
e) cittadinanza, immigrazione, asilo, condizione dello straniero
e del profugo, stato di rifugiato;
f) elettorato attivo e passivo ed esercizio di altri
diritti
politici, protezione diplomatica e consolare, nonche’ documentazione
delle attivita’ istituzionali di organi pubblici, con particolare
riguardo alla redazione di verbali e resoconti dell’attivita’
di
assemblee rappresentative, commissioni e di altri organi collegiali
o
assembleari;
g) esercizio del mandato degli organi rappresentativi,
ivi
compresa la loro sospensione o il loro scioglimento,
nonche’
l’accertamento delle cause di ineleggibilita’, incompatibilita’
o di
decadenza, ovvero di rimozione o sospensione da cariche pubbliche;

h) svolgimento delle funzioni di controllo, indirizzo politico,
inchiesta parlamentare o sindacato ispettivo e l’accesso a documenti
riconosciuto dalla legge e dai regolamenti degli organi interessati
per esclusive finalita’ direttamente connesse all’espletamento
di un
mandato elettivo;
i) attivita’ dei soggetti pubblici dirette all’applicazione,
anche tramite i loro concessionari, delle disposizioni in
materia
tributaria e doganale;
l) attivita’ di controllo e ispettive;
m) concessione, liquidazione, modifica e revoca di
benefici
economici, agevolazioni, elargizioni, altri emolumenti
e
abilitazioni;
n) conferimento di onorificenze e ricompense, riconoscimento
della personalita’ giuridica di associazioni, fondazioni ed
enti,
anche di culto, accertamento dei requisiti di onorabilita’
e di
professionalita’ per le nomine, per i profili di competenza
del
soggetto pubblico, ad uffici anche di culto e a cariche direttive
di
persone giuridiche, imprese e di istituzioni scolastiche non
statali,
nonche’ rilascio e revoca di autorizzazioni o abilitazioni,
concessione di patrocini, patronati e premi di rappresentanza,
adesione a comitati d’onore e ammissione a cerimonie ed
incontri
istituzionali;
o) rapporti tra i soggetti pubblici e gli enti del terzo
settore;
p) obiezione di coscienza;
q) attivita’ sanzionatorie e di tutela in sede amministrativa
o
giudiziaria;
r) rapporti istituzionali con enti di culto, confessioni
religiose e comunita’ religiose;
s) attivita’ socio-assistenziali a tutela dei minori e
soggetti
bisognosi, non autosufficienti e incapaci;
t) attivita’ amministrative e certificatorie correlate a
quelle
di diagnosi, assistenza o terapia sanitaria o sociale, ivi
incluse
quelle correlate ai trapianti d’organo e di tessuti nonche’
alle
trasfusioni di sangue umano;
u) compiti del servizio sanitario nazionale e dei
soggetti
operanti in ambito sanitario, nonche’ compiti di igiene e sicurezza
sui luoghi di lavoro e sicurezza e salute della popolazione,
protezione civile, salvaguardia della vita e incolumita’ fisica;

v) programmazione, gestione, controllo e valutazione
dell’assistenza sanitaria, ivi incluse l’instaurazione, la gestione,
la pianificazione e il controllo dei rapporti tra l’amministrazione
ed i soggetti accreditati o convenzionati con il servizio sanitario
nazionale;
z) vigilanza sulle sperimentazioni, farmacovigilanza,
autorizzazione all’immissione in commercio e all’importazione
di
medicinali e di altri prodotti di rilevanza sanitaria;
aa) tutela sociale della maternita’ ed interruzione volontaria
della gravidanza, dipendenze, assistenza, integrazione sociale
e
diritti dei disabili;
bb) istruzione e formazione in ambito scolastico,
professionale, superiore o universitario;
cc) trattamenti effettuati a fini di archiviazione nel
pubblico
interesse o di ricerca storica, concernenti la conservazione,
l’ordinamento e la comunicazione dei documenti detenuti negli
archivi
di Stato negli archivi storici degli enti pubblici, o in
archivi
privati dichiarati di interesse storico particolarmente importante,
per fini di ricerca scientifica, nonche’ per fini statistici
da parte
di soggetti che fanno parte del sistema statistico nazionale
(Sistan);
dd) instaurazione, gestione ed estinzione, di rapporti
di
lavoro di qualunque tipo, anche non retribuito o onorario, e
di altre
forme di impiego, materia sindacale, occupazione e collocamento
obbligatorio, previdenza e assistenza, tutela delle minoranze
e pari
opportunita’ nell’ambito dei rapporti di lavoro, adempimento
degli
obblighi retributivi, fiscali e contabili, igiene e sicurezza
del
lavoro o di sicurezza o salute della popolazione, accertamento
della
responsabilita’ civile, disciplinare e contabile, attivita’
ispettiva.
3. Per i dati genetici, biometrici e relativi alla salute
il
trattamento avviene comunque nel rispetto di quanto
previsto
dall’articolo 2-septies.
Art. 2-septies (Misure di garanzia per il trattamento dei
dati
genetici, biometrici e relativi alla salute). – 1. In attuazione
di
quanto previsto dall’articolo 9, paragrafo 4, del regolamento,
i dati
genetici, biometrici e relativi alla salute, possono essere
oggetto
di trattamento in presenza di una delle condizioni di
cui al
paragrafo 2 del medesimo articolo ed in conformita’ alle misure
di
garanzia disposte dal Garante, nel rispetto di quanto previsto
dal
presente articolo.
2. Il provvedimento che stabilisce le misure di garanzia di
cui al
comma 1 e’ adottato con cadenza almeno biennale e tenendo conto:

a) delle linee guida, delle raccomandazioni e delle
migliori
prassi pubblicate dal Comitato europeo per la protezione dei
dati e
delle migliori prassi in materia di trattamento dei dati personali;

b) dell’evoluzione scientifica e tecnologica nel settore
oggetto
delle misure;
c) dell’interesse alla libera circolazione dei dati personali
nel
territorio dell’Unione europea.
3. Lo schema di provvedimento e’ sottoposto a consultazione
pubblica per un periodo non inferiore a sessanta giorni.
4. Le misure di garanzia sono adottate nel rispetto di
quanto
previsto dall’articolo 9, paragrafo 2, del Regolamento, e riguardano
anche le cautele da adottare relativamente a:
a) contrassegni sui veicoli e accessi a zone a traffico limitato;

b) profili organizzativi e gestionali in ambito sanitario;

c) modalita’ per la comunicazione diretta all’interessato
delle
diagnosi e dei dati relativi alla propria salute;
d) prescrizioni di medicinali.
5. Le misure di garanzia sono adottate in relazione a
ciascuna
categoria dei dati personali di cui al comma 1, avendo riguardo
alle
specifiche finalita’ del trattamento e possono individuare,
in
conformita’ a quanto previsto al comma 2, ulteriori condizioni
sulla
base delle quali il trattamento di tali dati e’ consentito.
In
particolare, le misure di garanzia individuano le misure
di
sicurezza, ivi comprese quelle tecniche di cifratura
e di
pseudonomizzazione, le misure di minimizzazione, le specifiche
modalita’ per l’accesso selettivo ai dati e per rendere
le
informazioni agli interessati, nonche’ le eventuali altre
misure
necessarie a garantire i diritti degli interessati.
6. Le misure di garanzia che riguardano i dati genetici
e il
trattamento dei dati relativi alla salute per finalita’
di
prevenzione, diagnosi e cura nonche’ quelle di cui al comma
4,
lettere b), c) e d), sono adottate sentito il Ministro della
salute
che, a tal fine, acquisisce il parere del Consiglio superiore
di
sanita’. Limitatamente ai dati genetici, le misure di
garanzia
possono individuare, in caso di particolare ed elevato livello
di
rischio, il consenso come ulteriore misura di protezione dei
diritti
dell’interessato, a norma dell’articolo 9, paragrafo
4, del
regolamento, o altre cautele specifiche.
7. Nel rispetto dei principi in materia di protezione dei
dati
personali, con riferimento agli obblighi di cui all’articolo
32 del
Regolamento, e’ ammesso l’utilizzo dei dati biometrici con
riguardo
alle procedure di accesso fisico e logico ai dati da parte
dei
soggetti autorizzati, nel rispetto delle misure di garanzia di
cui al
presente articolo.
8. I dati personali di cui al comma 1 non possono essere diffusi.

Art. 2-octies (Principi relativi al trattamento di dati relativi
a
condanne penali e reati). – 1. Fatto salvo quanto previsto
dal
decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51, il trattamento
di dati
personali relativi a condanne penali e a reati o a connesse misure
di
sicurezza sulla base dell’articolo 6, paragrafo 1, del Regolamento,
che non avviene sotto il controllo dell’autorita’ pubblica,
e’
consentito, ai sensi dell’articolo 10 del medesimo regolamento,
solo
se autorizzato da una norma di legge o, nei casi previsti
dalla
legge, di regolamento, che prevedano garanzie appropriate
per i
diritti e le liberta’ degli interessati.
2. In mancanza delle predette disposizioni di legge
o di
regolamento, i trattamenti dei dati di cui al comma 1 nonche’
le
garanzie di cui al medesimo comma sono individuati con decreto
del
Ministro della giustizia, da adottarsi, ai sensi dell’articolo
17,
comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentito il Garante.

3. Fermo quanto previsto dai commi 1 e 2, il trattamento
di dati
personali relativi a condanne penali e a reati o a connesse misure
di
sicurezza e’ consentito se autorizzato da una norma di legge
o, nei
casi previsti dalla legge, di regolamento, riguardanti,
in
particolare:
a) l’adempimento di obblighi e l’esercizio di diritti da
parte
del titolare o dell’interessato in materia di diritto del lavoro
o
comunque nell’ambito dei rapporti di lavoro, nei limiti stabiliti
da
leggi, regolamenti e contratti collettivi, secondo quanto
previsto
dagli articoli 9, paragrafo 2, lettera b), e 88 del regolamento;

b) l’adempimento degli obblighi previsti da disposizioni
di legge
o di regolamento in materia di mediazione finalizzata
alla
conciliazione delle controversie civili e commerciali;
c) la verifica o l’accertamento dei requisiti di onorabilita’,
requisiti soggettivi e presupposti interdittivi nei casi
previsti
dalle leggi o dai regolamenti;
d) l’accertamento di responsabilita’ in relazione a sinistri
o
eventi attinenti alla vita umana, nonche’ la prevenzione,
l’accertamento e il contrasto di frodi o situazioni di
concreto
rischio per il corretto esercizio dell’attivita’ assicurativa,
nei
limiti di quanto previsto dalle leggi o dai regolamenti in materia;

e) l’accertamento, l’esercizio o la difesa di un diritto
in sede
giudiziaria;
f) l’esercizio del diritto di accesso ai dati e ai documenti
amministrativi, nei limiti di quanto previsto dalle leggi
o dai
regolamenti in materia;
g) l’esecuzione di investigazioni o le ricerche o la raccolta
di
informazioni per conto di terzi ai sensi dell’articolo 134 del
testo
unico delle leggi di pubblica sicurezza;
h) l’adempimento di obblighi previsti da disposizioni di
legge in
materia di comunicazioni e informazioni antimafia o in materia
di
prevenzione della delinquenza di tipo mafioso e di altre gravi
forme
di pericolosita’ sociale, nei casi previsti da leggi
o da
regolamenti, o per la produzione della documentazione prescritta
dalla legge per partecipare a gare d’appalto;
i) l’accertamento del requisito di idoneita’ morale di coloro
che
intendono partecipare a gare d’appalto, in adempimento di
quanto
previsto dalle vigenti normative in materia di appalti;
l) l’attuazione della disciplina in materia di attribuzione
del
rating di legalita’ delle imprese ai sensi dell’articolo 5-ter
del
decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni,
dalla legge 24 marzo 2012, n. 27;
m) l’adempimento degli obblighi previsti dalle normative
vigenti
in materia di prevenzione dell’uso del sistema finanziario a
scopo di
riciclaggio dei proventi di attivita’ criminose e di finanziamento
del terrorismo.
4. Nei casi in cui le disposizioni di cui al comma
3 non
individuano le garanzie appropriate per i diritti e le liberta’
degli
interessati, tali garanzie sono previste con il decreto di
cui al
comma 2.
5. Quando il trattamento dei dati di cui al presente
articolo
avviene sotto il controllo dell’autorita’ pubblica si applicano
le
disposizioni previste dall’articolo 2-sexies.
6. Con il decreto di cui al comma 2 e’ autorizzato il trattamento
dei dati di cui all’articolo 10 del Regolamento, effettuato
in
attuazione di protocolli di intesa per la prevenzione e il contrasto
dei fenomeni di criminalita’ organizzata, stipulati con il Ministero
dell’interno o con le prefetture-UTG. In relazione a tali protocolli,
il decreto di cui al comma 2 individua, le tipologie dei
dati
trattati, gli interessati, le operazioni di trattamento eseguibili,
anche in relazione all’aggiornamento e alla conservazione e
prevede
le garanzie appropriate per i diritti e le liberta’
degli
interessati. Il decreto e’ adottato, limitatamente agli ambiti
di cui
al presente comma, di concerto con il Ministro dell’interno.

Art. 2-novies (Trattamenti disciplinati dalla Presidenza
della
Repubblica, dalla Camera dei deputati, dal Senato della Repubblica
e
dalla Corte costituzionale). – 1. Le disposizioni degli
articoli
2-sexies, 2-septies e 2-octies del presente decreto legislativo
recano principi applicabili, in conformita’ ai rispettivi
ordinamenti, ai trattamenti delle categorie di dati personali
di cui
agli articoli 9, paragrafo 1, e 10 del Regolamento, disciplinati
dalla Presidenza della Repubblica, dal Senato della Repubblica,
dalla
Camera dei deputati e dalla Corte costituzionale.
Art. 2-decies (Inutilizzabilita’ dei dati). – 1. I dati personali
trattati in violazione della disciplina rilevante in materia
di
trattamento dei dati personali non possono essere utilizzati,
salvo
quanto previsto dall’articolo 160-bis.
Capo III (Disposizioni in materia di
diritti
dell’interessato) – Art. 2-undecies (Limitazioni ai
diritti
dell’interessato). – 1. I diritti di cui agli articoli da 15
a 22 del
Regolamento non possono essere esercitati con richiesta al
titolare
del trattamento ovvero con reclamo ai sensi dell’articolo
77 del
Regolamento qualora dall’esercizio di tali diritti possa derivare
un
pregiudizio effettivo e concreto:
a) agli interessi tutelati in base alle disposizioni in
materia
di riciclaggio;
b) agli interessi tutelati in base alle disposizioni in
materia
di sostegno alle vittime di richieste estorsive;
c) all’attivita’ di Commissioni parlamentari d’inchiesta
istituite ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione;
d) alle attivita’ svolte da un soggetto pubblico, diverso
dagli
enti pubblici economici, in base ad espressa disposizione di
legge,
per esclusive finalita’ inerenti alla politica monetaria e valutaria,
al sistema dei pagamenti, al controllo degli intermediari
e dei
mercati creditizi e finanziari, nonche’ alla tutela della
loro
stabilita’;
e) allo svolgimento delle investigazioni difensive
o
all’esercizio di un diritto in sede giudiziaria;
f) alla riservatezza dell’identita’ del dipendente che segnala
ai
sensi della legge 30 novembre 2017, n. 179, l’illecito di
cui sia
venuto a conoscenza in ragione del proprio ufficio.
2. Nei casi di cui al comma 1, lettera c), si applica
quanto
previsto dai regolamenti parlamentari ovvero dalla legge
o dalle
norme istitutive della Commissione d’inchiesta.
3. Nei casi di cui al comma 1, lettere a), b), d) e) ed
f) i
diritti di cui al medesimo comma sono esercitati conformemente
alle
disposizioni di legge o di regolamento che regolano il settore,
che
devono almeno recare misure dirette a disciplinare gli ambiti
di cui
all’articolo 23, paragrafo 2, del Regolamento. L’esercizio
dei
medesimi diritti puo’, in ogni caso, essere ritardato, limitato
o
escluso con comunicazione motivata e resa senza
ritardo
all’interessato, a meno che la comunicazione possa compromettere
la
finalita’ della limitazione, per il tempo e nei limiti in cui
cio’
costituisca una misura necessaria e proporzionata, tenuto conto
dei
diritti fondamentali e dei legittimi interessi dell’interessato,
al
fine di salvaguardare gli interessi di cui al comma 1, lettere
a),
b), d), e) ed f). In tali casi, i diritti dell’interessato
possono
essere esercitati anche tramite il Garante con le modalita’
di cui
all’articolo 160. In tale ipotesi, il Garante informa l’interessato
di aver eseguito tutte le verifiche necessarie o di aver svolto
un
riesame, nonche’ del diritto dell’interessato di proporre
ricorso
giurisdizionale. Il titolare del trattamento informa l’interessato
delle facolta’ di cui al presente comma.
Art. 2-duodecies (Limitazioni per ragioni di giustizia). –
1. In
applicazione dell’articolo 23, paragrafo 1, lettera f),
del
Regolamento, in relazione ai trattamenti di dati personali effettuati
per ragioni di giustizia nell’ambito di procedimenti dinanzi
agli
uffici giudiziari di ogni ordine e grado nonche’ dinanzi al Consiglio
superiore della magistratura e agli altri organi di autogoverno
delle
magistrature speciali o presso il Ministero della giustizia,
i
diritti e gli obblighi di cui agli articoli da 12 a 22 e
34 del
Regolamento sono disciplinati nei limiti e con le modalita’
previste
dalle disposizioni di legge o di Regolamento che regolano
tali
procedimenti, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo
23,
paragrafo 2, del Regolamento.
2. Fermo quanto previsto dal comma 1, l’esercizio dei diritti
e
l’adempimento degli obblighi di cui agli articoli da 12 a 22
e 34 del
Regolamento possono, in ogni caso, essere ritardati, limitati
o
esclusi, con comunicazione motivata e resa senza
ritardo
all’interessato, a meno che la comunicazione possa compromettere
la
finalita’ della limitazione, nella misura e per il tempo in cui
cio’
costituisca una misura necessaria e proporzionata, tenuto conto
dei
diritti fondamentali e dei legittimi interessi dell’interessato,
per
salvaguardare l’indipendenza della magistratura e dei procedimenti
giudiziari.
3. Si applica l’articolo 2-undecies, comma 3, terzo, quarto
e
quinto periodo.
4. Ai fini del presente articolo si intendono effettuati
per
ragioni di giustizia i trattamenti di dati personali correlati
alla
trattazione giudiziaria di affari e di controversie, i trattamenti
effettuati in materia di trattamento giuridico ed economico
del
personale di magistratura, nonche’ i trattamenti svolti nell’ambito
delle attivita’ ispettive su uffici giudiziari. Le ragioni
di
giustizia non ricorrono per l’ordinaria attivita’
amministrativo-gestionale di personale, mezzi o strutture, quando
non
e’ pregiudicata la segretezza di atti direttamente connessi
alla
trattazione giudiziaria di procedimenti.
Art. 2-terdecies (Diritti riguardanti le persone decedute).
– 1. I
diritti di cui agli articoli da 15 a 22 del Regolamento riferiti
ai
dati personali concernenti persone decedute possono essere esercitati
da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell’interessato,
in qualita’ di suo mandatario, o per ragioni familiari meritevoli
di
protezione.
2. L’esercizio dei diritti di cui al comma 1 non e’ ammesso
nei
casi previsti dalla legge o quando, limitatamente all’offerta
diretta
di servizi della societa’ dell’informazione, l’interessato
lo ha
espressamente vietato con dichiarazione scritta presentata
al
titolare del trattamento o a quest’ultimo comunicata.
3. La volonta’ dell’interessato di vietare l’esercizio dei
diritti
di cui al comma 1 deve risultare in modo non equivoco e deve
essere
specifica, libera e informata; il divieto puo’ riguardare l’esercizio
soltanto di alcuni dei diritti di cui al predetto comma.
4. L’interessato ha in ogni momento il diritto di revocare
o
modificare il divieto di cui ai commi 2 e 3.
5. In ogni caso, il divieto non puo’ produrre
effetti
pregiudizievoli per l’esercizio da parte dei terzi dei
diritti
patrimoniali che derivano dalla morte dell’interessato nonche’
del
diritto di difendere in giudizio i propri interessi.
Capo IV (Disposizioni relative al titolare del trattamento
e al
responsabile del trattamento) – Art. 2-quaterdecies (Attribuzione
di
funzioni e compiti a soggetti designati). – 1. Il titolare
o il
responsabile del trattamento possono prevedere, sotto la
propria
responsabilita’ e nell’ambito del proprio assetto organizzativo,
che
specifici compiti e funzioni connessi al trattamento di
dati
personali siano attribuiti a persone fisiche, espressamente
designate, che operano sotto la loro autorita’.
2. Il titolare o il responsabile del trattamento individuano
le
modalita’ piu’ opportune per autorizzare al trattamento dei
dati
personali le persone che operano sotto la propria autorita’ diretta.

Art. 2-quinquiesdecies (Trattamento che presenta rischi elevati
per
l’esecuzione di un compito di interesse pubblico). – 1. Con
riguardo
ai trattamenti svolti per l’esecuzione di un compito di interesse
pubblico che possono presentare rischi elevati ai sensi dell’articolo
35 del Regolamento, il Garante puo’, sulla base di quanto
disposto
dall’articolo 36, paragrafo 5, del medesimo Regolamento
e con
provvedimenti di carattere generale adottati d’ufficio, prescrivere
misure e accorgimenti a garanzia dell’interessato, che il
titolare
del trattamento e’ tenuto ad adottare.
Art. 2-sexiesdecies (Responsabile della protezione dei dati
per i
trattamenti effettuati dalle autorita’ giudiziarie nell’esercizio
delle loro funzioni). – 1. Il responsabile della protezione
dati e’
designato, a norma delle disposizioni di cui alla sezione 4 del
capo
IV del Regolamento, anche in relazione ai trattamenti
di dati
personali effettuati dalle autorita’ giudiziarie nell’esercizio
delle
loro funzioni.
Art. 2-septiesdecies (Organismo nazionale di accreditamento).
– 1.
L’organismo nazionale di accreditamento di cui all’articolo
43,
paragrafo 1, lettera b), del Regolamento e’ l’Ente unico nazionale
di
accreditamento, istituito ai sensi del Regolamento (CE) n. 765/2008,
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008,
fatto
salvo il potere del Garante di assumere direttamente,
con
deliberazione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e in caso di grave inadempimento dei suoi compiti da
parte
dell’Ente unico nazionale di accreditamento, l’esercizio
di tali
funzioni, anche con riferimento a una o piu’ categorie
di
trattamenti.».

Capo III
Modifiche alla parte II del codice in materia di protezione dei
dati personali di cui decreto legislativo 30 giugno 2003, n.
196

Art. 3
Modifiche alla rubrica e al titolo I della parte II, del decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196

1. La rubrica della parte II del decreto legislativo
30 giugno
2003, n. 196, e’ sostituita dalla seguente: «Disposizioni
specifiche
per i trattamenti necessari per adempiere ad un obbligo legale
o per
l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o
connesso
all’esercizio di pubblici poteri nonche’ disposizioni
per i
trattamenti di cui al capo IX del regolamento».
2. Al titolo I della parte II, del decreto legislativo 30
giugno
2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) prima del titolo I, e’ inserito il seguente:
«Titolo 0.I (Disposizioni sulla base giuridica)
– Art. 45-bis
(Base giuridica). – 1. Le disposizioni contenute nella presente
parte
sono stabilite in attuazione dell’articolo 6, paragrafo 2,
nonche’
dell’articolo 23, paragrafo 1, del regolamento.»;
b) all’articolo 50, e’ aggiunto, in fine, il seguente
periodo:
«La violazione del divieto di cui al presente articolo
e’ punita ai
sensi dell’articolo 684 del codice penale.»;
c) all’articolo 52:
1) al comma 1, le parole: «per finalita’ di
informazione
giuridica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante
reti
di comunicazione elettronica,» sono soppresse;
2) al comma 6, le parole «dell’articolo 32 della
legge 11
febbraio 1994, n. 109,» sono sostituite dalle
seguenti:
«dell’articolo 209 del Codice dei contratti pubblici
di cui al
decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50,».

Art. 4
Modifiche alla parte II, titolo III, del decreto legislativo
30 giugno 2003, n. 196

1. Alla parte II, titolo III, del decreto legislativo
30 giugno
2003, n. 196, l’articolo 58 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 58 (Trattamenti di dati personali per fini
di sicurezza
nazionale o difesa). – 1. Ai trattamenti di dati personali effettuati
dagli organismi di cui agli articoli 4, 6 e 7 della legge 3
agosto
2007, n. 124, sulla base dell’articolo 26 della predetta legge
o di
altre disposizioni di legge o regolamento, ovvero relativi
a dati
coperti da segreto di Stato ai sensi degli articoli 39 e
seguenti
della medesima legge, si applicano le disposizioni
di cui
all’articolo 160, comma 4, nonche’, in quanto compatibili,
le
disposizioni di cui agli articoli 2, 3, 8, 15, 16, 18, 25, 37,
41, 42
e 43 del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51.
2. Fermo restando quanto previsto dal comma 1, ai trattamenti
effettuati da soggetti pubblici per finalita’ di difesa
o di
sicurezza dello Stato, in base ad espresse disposizioni di legge
che
prevedano specificamente il trattamento, si applicano le disposizioni
di cui al comma 1 del presente articolo, nonche’ quelle di cui
agli
articoli 23 e 24 del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51.

3. Con uno o piu’ regolamenti sono individuate le modalita’
di
applicazione delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2, in riferimento
alle tipologie di dati, di interessati, di operazioni di trattamento
eseguibili e di persone autorizzate al trattamento dei dati personali
sotto l’autorita’ diretta del titolare o del responsabile ai
sensi
dell’articolo 2-quaterdecies, anche in relazione all’aggiornamento
e
alla conservazione. I regolamenti, negli ambiti di cui al comma
1,
sono adottati ai sensi dell’articolo 43 della legge 3 agosto
2007, n.
124, e, negli ambiti di cui al comma 2, sono adottati con decreto
del
Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi dell’articolo
17,
comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta dei
Ministri
competenti.
4. Con uno o piu’ regolamenti adottati con decreto del Presidente
della Repubblica su proposta del Ministro della difesa,
sono
disciplinate le misure attuative del presente decreto in materia
di
esercizio delle funzioni di difesa e sicurezza nazionale da
parte
delle Forze armate.».

Art. 5
Modifiche alla parte II, titolo IV, del decreto legislativo
30 giugno 2003, n. 196

1. Alla parte II, titolo IV, del decreto legislativo
30 giugno
2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 59:
1) alla rubrica sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:
«e
accesso civico»;
2) al comma 1, le parole «sensibili e giudiziari»
sono
sostituite dalle seguenti: «di cui agli articoli
9 e 10 del
regolamento» e le parole «Le attivita’ finalizzate
all’applicazione
di tale disciplina si considerano di rilevante interesse pubblico.»
sono soppresse;
3) dopo il comma 1 e’ aggiunto il seguente: «1-bis.
I
presupposti, le modalita’ e i limiti per l’esercizio del diritto
di
accesso civico restano disciplinati dal decreto legislativo 14
marzo
2013, n. 33.»;
b) l’articolo 60 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 60 (Dati relativi alla salute o alla vita
sessuale o
all’orientamento sessuale). – 1. Quando il trattamento concerne
dati
genetici, relativi alla salute, alla vita sessuale o all’orientamento
sessuale della persona, il trattamento e’ consentito se la situazione
giuridicamente rilevante che si intende tutelare con la richiesta
di
accesso ai documenti amministrativi, e’ di rango almeno
pari ai
diritti dell’interessato, ovvero consiste in un diritto
della
personalita’ o in un altro diritto o liberta’ fondamentale.»;

c) all’articolo 61:
1) alla rubrica sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:
«e
regole deontologiche»;
2) i commi 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti:
«1. Il Garante promuove, ai sensi dell’articolo
2-quater,
l’adozione di regole deontologiche per il trattamento dei
dati
personali provenienti da archivi, registri, elenchi, atti o documenti
tenuti da soggetti pubblici, anche individuando i casi in cui
deve
essere indicata la fonte di acquisizione dei dati e prevedendo
garanzie appropriate per l’associazione di dati provenienti
da piu’
archivi, tenendo presenti le pertinenti Raccomandazioni del Consiglio
d’Europa.
2. Agli effetti dell’applicazione del presente codice
i dati
personali diversi da quelli di cui agli articoli 9 e
10 del
regolamento, che devono essere inseriti in un albo professionale
in
conformita’ alla legge o ad un regolamento, possono essere comunicati
a soggetti pubblici e privati o diffusi, ai sensi dell’articolo
2-ter
del presente codice, anche mediante reti di comunicazione
elettronica. Puo’ essere altresi’ menzionata l’esistenza
di
provvedimenti che a qualsiasi titolo incidono sull’esercizio
della
professione.».

Art. 6
Modifiche alla parte II, titolo V, del decreto legislativo 30
giugno 2003, n. 196

1. Alla parte II, titolo V, del decreto legislativo 30
giugno 2003,
n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) l’articolo 75 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 75 (Specifiche condizioni in ambito sanitario).
– 1. Il
trattamento dei dati personali effettuato per finalita’ di
tutela
della salute e incolumita’ fisica dell’interessato o di terzi
o della
collettivita’ deve essere effettuato ai sensi dell’articolo
9,
paragrafi 2, lettere h) ed i), e 3 del regolamento, dell’articolo
2-septies del presente codice, nonche’ nel rispetto delle specifiche
disposizioni di settore.»;
b) la rubrica del Capo II e’ sostituita dalla seguente:
«Modalita’ particolari per informare l’interessato
e per il
trattamento dei dati personali»;
c) l’articolo 77 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 77 (Modalita’ particolari). – 1. Le disposizioni
del presente
titolo individuano modalita’ particolari utilizzabili dai soggetti
di
cui al comma 2:
a) per informare l’interessato ai sensi degli articoli
13 e 14
del Regolamento;
b) per il trattamento dei dati personali.
2. Le modalita’ di cui al comma 1 sono applicabili:
a) dalle strutture pubbliche e private, che erogano prestazioni
sanitarie e socio-sanitarie e dagli esercenti le professioni
sanitarie;
b) dai soggetti pubblici indicati all’articolo 80.»;

d) all’articolo 78:
1) alla rubrica la parola «Informativa» e’
sostituita dalla
seguente: «Informazioni»;
2) al comma 1, le parole «nell’articolo 13, comma
1» sono
sostituite dalle seguenti: «negli articoli 13 e 14 del
Regolamento»;
3) al comma 2, le parole «L’informativa puo’ essere
fornita»
sono sostituite dalle seguenti: «Le informazioni possono
essere
fornite» e le parole «prevenzione, diagnosi, cura
e riabilitazione»
sono sostituite dalle seguenti: «diagnosi, assistenza
e terapia
sanitaria»;
4) il comma 3, e’ sostituito dal seguente: «3. Le
informazioni
possono riguardare, altresi’, dati personali eventualmente
raccolti
presso terzi e sono fornite preferibilmente per iscritto.»;

5) al comma 4, le parole «L’informativa» sono
sostituite dalle
seguenti: «Le informazioni» e la parola «riguarda»
e’ sostituita
dalla seguente «riguardano»;
6) al comma 5:
6.1. le parole «L’informativa resa» sono
sostituite dalle
seguenti: «Le informazioni rese»;
6.2. la parola «evidenzia» e’ sostituita
dalla seguente:
«evidenziano»;
6.3. la lettera a) e’ sostituita dalla seguente: «a)
per fini
di ricerca scientifica anche nell’ambito di sperimentazioni cliniche,
in conformita’ alle leggi e ai regolamenti, ponendo in particolare
evidenza che il consenso, ove richiesto, e’ manifestato
liberamente;»;
6.4. sono aggiunte, in fine, le seguenti lettere: «c-bis)
ai
fini dell’implementazione del fascicolo sanitario elettronico
di cui
all’articolo 12 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n.
179,
convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012,
n. 221;
c-ter) ai fini dei sistemi di sorveglianza e dei registri
di cui
all’articolo 12 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n.
179,
convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012,
n.
221.»;
e) all’articolo 79:
1) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «(Informazioni
da
parte di strutture pubbliche e private che erogano prestazioni
sanitarie e socio-sanitarie)»;
2) il comma 1 e’ sostituito dal seguente: «1.
Le strutture
pubbliche e private, che erogano prestazioni sanitarie
e
socio-sanitarie possono avvalersi delle modalita’ particolari
di cui
all’articolo 78 in riferimento ad una pluralita’ di prestazioni
erogate anche da distinti reparti ed unita’ della stessa struttura
o
di sue articolazioni ospedaliere o territoriali specificamente
identificate.»;
3) al comma 2, le parole «l’organismo e le strutture»
sono
sostituite dalle seguenti: «la struttura o le sue articolazioni»
e le
parole «informativa e il consenso» sono sostituite
dalla seguente:
«informazione»;
4) al comma 3, le parole «semplificate di cui agli
articoli 78
e 81» sono sostituite dalle seguenti: «particolari
di cui
all’articolo 78»;
5) al comma 4, la parola «semplificate» e’
sostituita dalla
seguente «particolari»;
f) l’articolo 80 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 80 (Informazioni da parte di altri soggetti).
– 1. Nel
fornire le informazioni di cui agli articoli 13 e 14 del Regolamento,
oltre a quanto previsto dall’articolo 79, possono avvalersi
della
facolta’ di fornire un’unica informativa per una pluralita’
di
trattamenti di dati effettuati, a fini amministrativi e in
tempi
diversi, rispetto a dati raccolti presso l’interessato e
presso
terzi, i competenti servizi o strutture di altri soggetti pubblici,
diversi da quelli di cui al predetto articolo 79, operanti in
ambito
sanitario o della protezione e sicurezza sociale.
2. Le informazioni di cui al comma 1 sono integrate con appositi
e
idonei cartelli ed avvisi agevolmente visibili al pubblico, affissi
e
diffusi anche nell’ambito di pubblicazioni istituzionali e
mediante
reti di comunicazione elettronica, in particolare per quanto
riguarda
attivita’ amministrative effettuate per motivi di interesse
pubblico
rilevante che non richiedono il consenso degli interessati.»;

g) all’articolo 82:
1) al comma 1, le parole da «L’informativa»
fino a
«intervenire» sono sostituite dalle seguenti: «Le
informazioni di cui
agli articoli 13 e 14 del Regolamento possono essere rese»;

2) al comma 2: le parole da «L’informativa»
fino a
«intervenire» sono sostituite dalle seguenti:
«Tali informazioni
possono altresi’ essere rese», e la lettera a) e’ sostituita
dalla
seguente: «a) impossibilita’ fisica, incapacita’
di agire o
incapacita’ di intendere o di volere dell’interessato, quando
non e’
possibile rendere le informazioni, nei casi previsti, a chi
esercita
legalmente la rappresentanza, ovvero a un prossimo congiunto,
a un
familiare, a un convivente o unito civilmente ovvero a un fiduciario
ai sensi dell’articolo 4 della legge 22 dicembre 2017, n. 219
o, in
loro assenza, al responsabile della struttura presso cui
dimora
l’interessato;»;
3) al comma 3, le parole da «L’informativa»
fino a
«intervenire» sono sostituite dalle seguenti: «Le
informazioni di cui
al comma 1 possono essere rese» e le parole «dall’acquisizione
preventiva del consenso» sono sostituite dalle seguenti:
«dal loro
preventivo rilascio»;
4) al comma 4, le parole «l’informativa e’
fornita» sono
sostituite dalle seguenti: «le informazioni sono fornite»
e le parole
da «anche» fino a «necessario» sono sostituite
dalle seguenti: «nel
caso in cui non siano state fornite in precedenza»;
h) dopo l’articolo 89 e’ inserito il seguente:
«Art. 89-bis (Prescrizioni di medicinali). – 1. Per le
prescrizioni
di medicinali, laddove non e’ necessario inserire il nominativo
dell’interessato, si adottano cautele particolari in relazione
a
quanto disposto dal Garante nelle misure di garanzia
di cui
all’articolo 2-septies, anche ai fini del controllo della correttezza
della prescrizione ovvero per finalita’ amministrative o per
fini di
ricerca scientifica nel settore della sanita’ pubblica.»;

i) all’articolo 92:
1) al comma 1, le parole «organismi sanitari
pubblici e
privati» sono sostituite dalle seguenti: «strutture,
pubbliche e
private, che erogano prestazioni sanitarie e socio-sanitarie»;

2) al comma 2, lettera a), le parole «di far
valere» sono
sostituite dalle seguenti: «di esercitare», le
parole «ai sensi
dell’articolo 26, comma 4, lettera c),» sono sostituite
dalle
seguenti: «, ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 2, lettera
f), del
Regolamento,» e le parole «e inviolabile» sono
soppresse;
3) alla lettera b), le parole «e inviolabile»
sono soppresse.

Art. 7
Modifiche alla parte II, titolo VI, del decreto legislativo 30
giugno 2003, n. 196

1. Alla parte II, titolo VI, del decreto legislativo
30 giugno
2003, n. 196, l’articolo 96 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 96 (Trattamento di dati relativi a studenti). –
1. Al fine di
agevolare l’orientamento, la formazione e l’inserimento
professionale, anche all’estero, le istituzioni del sistema nazionale
di istruzione, i centri di formazione professionale regionale,
le
scuole private non paritarie nonche’ le istituzioni di
alta
formazione artistica e coreutica e le universita’ statali
o non
statali legalmente riconosciute su richiesta degli interessati,
possono comunicare o diffondere, anche a privati e per
via
telematica, dati relativi agli esiti formativi, intermedi e
finali,
degli studenti e altri dati personali diversi da quelli di cui
agli
articoli 9 e 10 del Regolamento, pertinenti in relazione
alle
predette finalita’ e indicati nelle informazioni rese
agli
interessati ai sensi dell’articolo 13 del Regolamento. I dati
possono
essere successivamente trattati esclusivamente per le
predette
finalita’.
2. Resta ferma la disposizione di cui all’articolo 2, comma
2, del
decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249,
sulla
tutela del diritto dello studente alla riservatezza. Restano
altresi’
ferme le vigenti disposizioni in materia di pubblicazione dell’esito
degli esami mediante affissione nell’albo dell’istituto e di
rilascio
di diplomi e certificati.».

Art. 8
Modifiche alla parte II, titolo VII, del decreto legislativo
30 giugno 2003, n. 196

1. Alla parte II, titolo VII, del decreto legislativo
30 giugno
2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «(Trattamenti
a fini
di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica
o
storica o a fini statistici)»;
b) l’articolo 97 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 97 (Ambito applicativo). – 1. Il presente titolo
disciplina
il trattamento dei dati personali effettuato a fini di archiviazione
nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o
a fini
statistici, ai sensi dell’articolo 89 del regolamento.»;

c) l’articolo 99 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 99 (Durata del trattamento). – 1. Il trattamento
di dati
personali a fini di archiviazione nel pubblico interesse, di
ricerca
scientifica o storica o a fini statistici puo’ essere effettuato
anche oltre il periodo di tempo necessario per conseguire i
diversi
scopi per i quali i dati sono stati in precedenza raccolti
o
trattati.
2. A fini di archiviazione nel pubblico interesse, di
ricerca
scientifica o storica o a fini statistici possono comunque
essere
conservati o ceduti ad altro titolare i dati personali dei quali,
per
qualsiasi causa, e’ cessato il trattamento nel rispetto di
quanto
previsto dall’articolo 89, paragrafo 1, del Regolamento.»;

d) all’articolo 100:
1) al comma 1, le parole «sensibili o giudiziari»
sono
sostituite dalle seguenti: «di cui agli articoli
9 e 10 del
Regolamento»;
2) al comma 2, le parole da «opporsi» fino
alla fine del comma,
sono sostituite dalle seguenti: «rettifica,
cancellazione,
limitazione e opposizione ai sensi degli articoli 16, 17, 18
e 21 del
Regolamento»;
3) dopo il comma 4, e’ aggiunto il seguente: «4-bis.
I diritti
di cui al comma 2 si esercitano con le modalita’ previste
dalle
regole deontologiche.»;
e) la rubrica del Capo II e’ sostituita dalla seguente:
«Trattamento a fini di archiviazione nel pubblico interesse
o di
ricerca storica»;
f) all’articolo 101:
1) al comma 1, le parole «per scopi storici»
sono sostituite
dalle seguenti: «a fini di archiviazione nel pubblico interesse
o di
ricerca storica» e le parole «dell’articolo 11»
sono sostituite dalle
seguenti: «dell’articolo 5 del regolamento»;
2) al comma 2, le parole «per scopi storici»
sono sostituite
dalle seguenti: «a fini di archiviazione nel pubblico interesse
o di
ricerca storica»;
g) all’articolo 102:
1) la rubrica e’ sostituita dalla seguente:
«(Regole
deontologiche per il trattamento a fini di archiviazione nel
pubblico
interesse o di ricerca storica)»;
2) il comma 1 e’ sostituito dal seguente: «1.
Il Garante
promuove, ai sensi dell’articolo 2-quater, la sottoscrizione
di
regole deontologiche per i soggetti pubblici e privati, ivi
comprese
le societa’ scientifiche e le associazioni professionali, interessati
al trattamento dei dati a fini di archiviazione nel
pubblico
interesse o di ricerca storica.»;
3) al comma 2 sono apportate le seguenti modificazioni:

3.1 l’alinea e’ sostituito dal seguente: «2.
Le regole
deontologiche di cui al comma 1 individuano garanzie adeguate
per i
diritti e le liberta’ dell’interessato in particolare:»;

3.2 alla lettera a), dopo la parola «codice»
sono inserite le
seguenti: «e del Regolamento»;
3.3 alla lettera c) le parole «a scopi
storici» sono
sostituite dalle seguenti: «a fini di archiviazione
nel pubblico
interesse o di ricerca storica»;
h) l’articolo 103 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 103 (Consultazione di documenti conservati in archivi).
– 1.
La consultazione dei documenti conservati negli archivi di Stato,
in
quelli storici degli enti pubblici e in archivi privati dichiarati
di
interesse storico particolarmente importante e’ disciplinata
dal
decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e dalle relative
regole
deontologiche.»;
i) la rubrica del Capo III e’ sostituita dalla seguente:
«Trattamento a fini statistici o di ricerca scientifica»;

l) all’articolo 104:
1) alla rubrica, le parole «per scopi statistici
o scientifici»
sono sostituite dalle seguenti: «a fini statistici
o di ricerca
scientifica»;
2) al comma 1, le parole «scopi statistici»
sono sostituite
dalle seguenti: «fini statistici» e le parole
«scopi scientifici»
sono sostituite dalle seguenti: «per fini di ricerca scientifica»;

m) all’articolo 105:
1) al comma 1, le parole «per scopi statistici o
scientifici»
sono sostituite dalle seguenti: «a fini statistici
o di ricerca
scientifica»;
2) al comma 2, le parole «Gli scopi statistici o
scientifici»
sono sostituite dalle seguenti: «I fini statistici
e di ricerca
scientifica», le parole «all’articolo 13»
sono sostituite dalle
seguenti: «agli articoli 13 e 14 del regolamento»
e le parole «, e
successive modificazioni» sono soppresse;
3) al comma 3, le parole «dai codici» sono
sostituite dalle
seguenti: «dalle regole deontologiche» e le parole
«l’informativa
all’interessato puo’ essere data» sono sostituite dalle
seguenti: «le
informazioni all’interessato possono essere date»;
4) al comma 4, le parole «per scopi statistici o
scientifici»
sono sostituite dalle seguenti: «a fini statistici
o di ricerca
scientifica», le parole «l’informativa all’interessato
non e’ dovuta»
sono sostituite dalle seguenti: «le informazioni all’interessato
non
sono dovute» e le parole «dai codici» sono
sostituite dalle seguenti:
«dalle regole deontologiche»;
n) l’articolo 106 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 106 (Regole deontologiche per trattamenti a fini
statistici o
di ricerca scientifica). – 1. Il Garante promuove, ai
sensi
dell’articolo 2-quater, regole deontologiche per i soggetti
pubblici
e privati, ivi comprese le societa’ scientifiche e le associazioni
professionali, interessati al trattamento dei dati per
fini
statistici o di ricerca scientifica, volte a individuare
garanzie
adeguate per i diritti e le liberta’ dell’interessato in conformita’
all’articolo 89 del Regolamento.
2. Con le regole deontologiche di cui al comma 1, tenendo
conto,
per i soggetti gia’ compresi nell’ambito del Sistema statistico
nazionale, di quanto gia’ previsto dal decreto legislativo
6
settembre 1989, n. 322, e, per altri soggetti, sulla base di
analoghe
garanzie, sono individuati in particolare:
a) i presupposti e i procedimenti per documentare e verificare
che i trattamenti, fuori dai casi previsti dal medesimo
decreto
legislativo n. 322 del 1989, siano effettuati per idonei ed effettivi
fini statistici o di ricerca scientifica;
b) per quanto non previsto dal presente codice, gli ulteriori
presupposti del trattamento e le connesse garanzie, anche
in
riferimento alla durata della conservazione dei dati,
alle
informazioni da rendere agli interessati relativamente
ai dati
raccolti anche presso terzi, alla comunicazione e diffusione,
ai
criteri selettivi da osservare per il trattamento di
dati
identificativi, alle specifiche misure di sicurezza e alle modalita’
per la modifica dei dati a seguito dell’esercizio dei
diritti
dell’interessato, tenendo conto dei principi contenuti
nelle
pertinenti raccomandazioni del Consiglio d’Europa;
c) l’insieme dei mezzi che possono essere ragionevolmente
utilizzati dal titolare del trattamento o da altri per identificare
direttamente o indirettamente l’interessato, anche in relazione
alle
conoscenze acquisite in base al progresso tecnico;
d) le garanzie da osservare nei casi in cui si puo’ prescindere
dal consenso dell’interessato, tenendo conto dei principi contenuti
nelle raccomandazioni di cui alla lettera b);
e) modalita’ semplificate per la prestazione del consenso
degli
interessati relativamente al trattamento dei dati di cui all’articolo
9 del regolamento;
f) i casi nei quali i diritti di cui agli articoli 15,
16, 18 e
21 del Regolamento possono essere limitati ai sensi dell’articolo
89,
paragrafo 2, del medesimo Regolamento;
g) le regole di correttezza da osservare nella raccolta
dei
dati e le istruzioni da impartire alle persone autorizzate
al
trattamento dei dati personali sotto l’autorita’ diretta del
titolare
o del responsabile ai sensi dell’articolo 2-quaterdecies;
h) le misure da adottare per favorire il rispetto del principio
di minimizzazione e delle misure tecniche e organizzative
di cui
all’articolo 32 del Regolamento, anche in riferimento alle
cautele
volte ad impedire l’accesso da parte di persone fisiche che non
sono
autorizzate o designate e l’identificazione non autorizzata
degli
interessati, all’interconnessione dei sistemi informativi
anche
nell’ambito del Sistema statistico nazionale e all’interscambio
di
dati per fini statistici o di ricerca scientifica da effettuarsi
con
enti ed uffici situati all’estero;
i) l’impegno al rispetto di regole deontologiche da parte
delle
persone che, ai sensi dell’articolo 2-quaterdecies, risultano
autorizzate al trattamento dei dati personali sotto l’autorita’
diretta del titolare o del responsabile del trattamento, che
non sono
tenute in base alla legge al segreto d’ufficio o professionale,
tali
da assicurare analoghi livelli di sicurezza e di riservatezza.»;

o) l’articolo 107 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 107 (Trattamento di categorie particolari di dati
personali).
– 1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 2-sexies
e fuori
dei casi di particolari indagini a fini statistici o di
ricerca
scientifica previste dalla legge, il consenso dell’interessato
al
trattamento di dati di cui all’articolo 9 del Regolamento, quando
e’
richiesto, puo’ essere prestato con modalita’ semplificate,
individuate dalle regole deontologiche di cui all’articolo
106 o
dalle misure di cui all’articolo 2-septies.»;
p) l’articolo108 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 108 (Sistema statistico nazionale). – 1. Il trattamento
di
dati personali da parte di soggetti che fanno parte del
Sistema
statistico nazionale, oltre a quanto previsto dalle
regole
deontologiche di cui all’articolo 106, comma 2, resta
inoltre
disciplinato dal decreto legislativo 6 settembre 1989, n.
322, in
particolare per quanto riguarda il trattamento dei dati
di cui
all’articolo 9 del Regolamento indicati nel programma statistico
nazionale, le informative all’interessato, l’esercizio dei
relativi
diritti e i dati non tutelati dal segreto statistico ai
sensi
dell’articolo 9, comma 4, del medesimo decreto legislativo n.
322 del
1989.»;
q) all’articolo 109, comma 1, le parole «della
statistica,
sentito il Ministro» sono sostituite dalle seguenti: «di
statistica,
sentiti i Ministri»;
r) l’articolo 110 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 110 (Ricerca medica, biomedica ed epidemiologica).
– 1. Il
consenso dell’interessato per il trattamento dei dati relativi
alla
salute, a fini di ricerca scientifica in campo medico, biomedico
o
epidemiologico, non e’ necessario quando la ricerca e’ effettuata
in
base a disposizioni di legge o di regolamento o al
diritto
dell’Unione europea in conformita’ all’articolo 9, paragrafo
2,
lettera j), del Regolamento, ivi incluso il caso in cui la
ricerca
rientra in un programma di ricerca biomedica o sanitaria previsto
ai
sensi dell’articolo 12-bis del decreto legislativo 30 dicembre
1992,
n. 502, ed e’ condotta e resa pubblica una valutazione d’impatto
ai
sensi degli articoli 35 e 36 del Regolamento. Il consenso
non e’
inoltre necessario quando, a causa di particolari ragioni, informare
gli interessati risulta impossibile o implica uno
sforzo
sproporzionato, oppure rischia di rendere impossibile
o di
pregiudicare gravemente il conseguimento delle finalita’
della
ricerca. In tali casi, il titolare del trattamento adotta
misure
appropriate per tutelare i diritti, le liberta’ e i legittimi
interessi dell’interessato, il programma di ricerca e’ oggetto
di
motivato parere favorevole del competente comitato etico a
livello
territoriale e deve essere sottoposto a preventiva consultazione
del
Garante ai sensi dell’articolo 36 del Regolamento.
2. In caso di esercizio dei diritti dell’interessato ai
sensi
dell’articolo 16 del regolamento nei riguardi dei trattamenti
di cui
al comma 1, la rettificazione e l’integrazione dei dati sono
annotati
senza modificare questi ultimi, quando il risultato di
tali
operazioni non produce effetti significativi sul risultato
della
ricerca.»;
s) l’articolo 110-bis e’ sostituito dal seguente:
«Art. 110-bis (Trattamento ulteriore da parte di terzi
dei dati
personali a fini di ricerca scientifica o a fini statistici).
– 1. Il
Garante puo’ autorizzare il trattamento ulteriore di dati personali,
compresi quelli dei trattamenti speciali di cui all’articolo
9 del
Regolamento, a fini di ricerca scientifica o a fini statistici
da
parte di soggetti terzi che svolgano principalmente tali attivita’
quando, a causa di particolari ragioni, informare gli interessati
risulta impossibile o implica uno sforzo sproporzionato,
oppure
rischia di rendere impossibile o di pregiudicare gravemente
il
conseguimento delle finalita’ della ricerca, a condizione che
siano
adottate misure appropriate per tutelare i diritti, le liberta’
e i
legittimi interessi dell’interessato, in conformita’ all’articolo
89
del Regolamento, comprese forme preventive di minimizzazione
e di
anonimizzazione dei dati.
2. Il Garante comunica la decisione adottata sulla richiesta
di
autorizzazione entro quarantacinque giorni, decorsi i quali
la
mancata pronuncia equivale a rigetto. Con il provvedimento
di
autorizzazione o anche successivamente, sulla base di eventuali
verifiche, il Garante stabilisce le condizioni e le misure necessarie
ad assicurare adeguate garanzie a tutela degli interessati
nell’ambito del trattamento ulteriore dei dati personali da parte
di
terzi, anche sotto il profilo della loro sicurezza.
3. Il trattamento ulteriore di dati personali da parte di terzi
per
le finalita’ di cui al presente articolo puo’ essere autorizzato
dal
Garante anche mediante provvedimenti generali, adottati d’ufficio
e
anche in relazione a determinate categorie di titolari
e di
trattamenti, con i quali sono stabilite le condizioni dell’ulteriore
trattamento e prescritte le misure necessarie per assicurare
adeguate
garanzie a tutela degli interessati. I provvedimenti adottati
a norma
del presente comma sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale
della
Repubblica italiana.
4. Non costituisce trattamento ulteriore da parte di terzi
il
trattamento dei dati personali raccolti per l’attivita’ clinica,
a
fini di ricerca, da parte degli Istituti di ricovero e
cura a
carattere scientifico, pubblici e privati, in ragione del carattere
strumentale dell’attivita’ di assistenza sanitaria svolta
dai
predetti istituti rispetto alla ricerca, nell’osservanza di
quanto
previsto dall’articolo 89 del Regolamento.».

Art. 9
Modifiche alla parte II, titolo VIII, del decreto legislativo
30 giugno 2003, n. 196

1. Alla parte II, titolo VIII, del decreto legislativo
30 giugno
2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «Trattamenti
nell’ambito del rapporto di lavoro»;
b) l’articolo 111 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 111 (Regole deontologiche per trattamenti nell’ambito
del
rapporto di lavoro). – 1. Il Garante promuove, ai sensi dell’articolo
2-quater, l’adozione di regole deontologiche per i soggetti
pubblici
e privati interessati al trattamento dei dati personali effettuato
nell’ambito del rapporto di lavoro per le finalita’
di cui
all’articolo 88 del Regolamento, prevedendo anche specifiche
modalita’ per le informazioni da rendere all’interessato.»;

c) dopo l’articolo 111 e’ inserito il seguente:
«Art. 111-bis (Informazioni in caso di ricezione di curriculum).

1. Le informazioni di cui all’articolo 13 del Regolamento, nei
casi
di ricezione dei curricula spontaneamente trasmessi dagli interessati
al fine della instaurazione di un rapporto di lavoro, vengono
fornite
al momento del primo contatto utile, successivo all’invio
del
curriculum medesimo. Nei limiti delle finalita’ di cui all’articolo
6, paragrafo 1, lettera b), del Regolamento, il consenso
al
trattamento dei dati personali presenti nei curricula non e’
dovuto.
d) la rubrica del Capo II e’ sostituita dalla seguente:
«Trattamento di dati riguardanti i prestatori di lavoro»;

e) la rubrica del Capo III e’ sostituita dalla seguente:
«Controllo a distanza, lavoro agile e telelavoro»

f) all’articolo 113, sono aggiunte, in fine, le seguenti
parole:
«, nonche’ dall’articolo 10 del decreto legislativo
10 settembre
2003, n. 276.»
g) la rubrica dell’articolo 114 e’ sostituita dalla seguente:
«Garanzie in materia di controllo a distanza»);
h) all’articolo 115:
1) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «(Telelavoro,
lavoro agile e lavoro domestico)»;
2) al comma 1, le parole «e del telelavoro»
sono sostituite
dalle seguenti: «del telelavoro e del lavoro agile»;

i) all’articolo 116, comma 1, le parole «ai sensi
dell’articolo
23» sono sostituite dalle seguenti: «dall’interessato
medesimo».
Art. 10
Modifiche alla parte II, titolo IX, del decreto legislativo 30
giugno 2003, n. 196

1. Alla parte II, titolo IX, del decreto legislativo 30
giugno
2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «Altri
trattamenti in
ambito pubblico o di interesse pubblico»;
b) la rubrica del Capo I e’ sostituita dalla seguente:
«Assicurazioni»;
c) all’articolo 120:
1) al comma 1, le parole «private e di interesse
collettivo
(ISVAP)» sono soppresse;
2) al comma 3, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:
«di
cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209».

Art. 11
Modifiche alla parte II, titolo X, del decreto legislativo 30
giugno 2003, n. 196

1. Alla parte II, titolo X, del decreto legislativo 30 giugno
2003,
n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 121:
1) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «(Servizi
interessati e definizioni)»;
2) dopo il comma 1, e’ aggiunto il seguente:
«1-bis. Ai fini dell’applicazione delle disposizioni
del presente
titolo si intende per:
a) «comunicazione elettronica», ogni informazione
scambiata o
trasmessa tra un numero finito di soggetti tramite un servizio
di
comunicazione elettronica accessibile al pubblico. Sono escluse
le
informazioni trasmesse al pubblico tramite una rete di comunicazione
elettronica, come parte di un servizio di radiodiffusione, salvo
che
le stesse informazioni siano collegate ad uncontraente o
utente
ricevente, identificato o identificabile;
b) «chiamata», la connessione istituita
da un servizio di
comunicazione elettronica accessibil e al pubblico che consente
la
comunicazione bidirezionale;
c) «reti di comunicazione elettronica»,
i sistemi di
trasmissione e, se del caso, le apparecchiature di commutazione
o di
instradamento e altre risorse, inclusi gli elementi di rete
non
attivi, che consentono di trasmettere segnali via cavo, via radio,
a
mezzo di fibre ottiche o con altri mezzi elettromagnetici,
comprese
le reti satellitari, le reti terrestri mobili e fisse a commutazione
di circuito e a commutazione di pacchetto, compresa Internet,
le reti
utilizzate per la diffusione circolare dei programmi sonori
e
televisivi, i sistemi per il trasporto della corrente elettrica,
nella misura in cui siano utilizzati per trasmettere i segnali,
le
reti televisive via cavo, indipendentemente dal tipo di informazione
trasportato;
d) «rete pubblica di comunicazioni», una rete
di comunicazione
elettronica utilizzata interamente o prevalentemente per
fornire
servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico,
che
supporta il trasferimento di informazioni tra i punti terminali
di
reti;
e) «servizio di comunicazione elettronica»,
i servizi
consistenti esclusivamente o prevalentemente nella trasmissione
di
segnali su reti di comunicazioni elettroniche, compresi i servizi
di
telecomunicazioni e i servizi di trasmissione nelle reti utilizzate
per la diffusione circolare radiotelevisiva, nei limiti
previsti
dall’articolo 2, lettera c), della direttiva 2002/21/CE
del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002;
f) «contraente», qualunque persona fisica,
persona giuridica,
ente o associazione parte di un contratto con un fornitore di
servizi
di comunicazione elettronica accessibili al pubblico per la fornitura
di tali servizi, o comunque destinatario di tali servizi
tramite
schede prepagate;
g) «utente», qualsiasi persona fisica che utilizza
un servizio
di comunicazione elettronica accessibile al pubblico, per
motivi
privati o commerciali, senza esservi necessariamente abbonata;

h) «dati relativi al traffico», qualsiasi
dato sottoposto a
trattamento ai fini della trasmissione di una comunicazione
su una
rete di comunicazione elettronica o della relativa fatturazione;

i) «dati relativi all’ubicazione», ogni dato
trattato in una
rete di comunicazione elettronica o da un servizio di comunicazione
elettronica che indica la posizione geografica dell’apparecchiatura
terminale dell’utente di un servizio di comunicazione elettronica
accessibile al pubblico;
l) «servizio a valore aggiunto», il servizio
che richiede il
trattamento dei dati relativi al traffico o dei dati
relativi
all’ubicazione diversi dai dati relativi al traffico, oltre a
quanto
e’ necessario per la trasmissione di una comunicazione
o della
relativa fatturazione;
m) «posta elettronica», messaggi contenenti
testi, voci, suoni
o immagini trasmessi attraverso una rete pubblica di comunicazione,
che possono essere archiviati in rete o nell’apparecchiatura
terminale ricevente, fino a che il ricevente non ne ha
preso
conoscenza.»;
b) all’articolo 122, comma 1, dopo la parola «con»
e’ soppressa
la parola «le» e le parole «di cui all’articolo
13, comma 3» sono
soppresse;
c) all’articolo 123:
1) al comma 4, le parole «l’informativa di cui all’articolo
13»
sono sostituite dalle seguenti: «le informazioni di cui
agli articoli
13 e 14 del Regolamento»;
2) al comma 5, le parole «ad incaricati del trattamento
che
operano ai sensi dell’articolo 30» sono sostituite dalle
seguenti: «a
persone che, ai sensi dell’articolo 2-quaterdecies, risultano
autorizzate al trattamento e che operano» e
le parole
«dell’incaricato» sono sostituite dalle seguenti:
«della persona
autorizzata»;
d) all’articolo 125, comma 1, e’ aggiunto, in fine, il
seguente
periodo: «Rimane in ogni caso fermo quanto previsto dall’articolo
2,
comma 1, della legge 11 gennaio 2018, n. 5.»;
e) all’articolo 126, comma 4, le parole «ad incaricati
del
trattamento che operano ai sensi dell’articolo 30,» sono
sostituite
dalle seguenti: «a persone autorizzate al trattamento,
ai sensi
dell’articolo 2-quaterdecies, che operano» e
le parole
«dell’incaricato» sono sostituite dalle seguenti:
«della persona
autorizzata»;
f) l’articolo 129 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 129 (Elenchi dei contraenti). – 1. Il Garante
individua con
proprio provvedimento, in cooperazione con l’Autorita’
per le
garanzie nelle comunicazioni ai sensi dell’articolo 154, comma
4, e
in conformita’ alla normativa dell’Unione europea, le modalita’
di
inserimento e di successivo utilizzo dei dati personali relativi
ai
contraenti negli elenchi cartacei o elettronici a disposizione
del
pubblico.
2. Il provvedimento di cui al comma 1 individua idonee modalita’
per la manifestazione del consenso all’inclusione negli elenchi
e,
rispettivamente, all’utilizzo dei dati per finalita’ di invio
di
materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento
di
ricerche di mercato o di comunicazione commerciale nonche’
per le
finalita’ di cui all’articolo 21, paragrafo 2, del Regolamento,
in
base al principio della massima semplificazione delle modalita’
di
inclusione negli elenchi a fini di mera ricerca del contraente
per
comunicazioni interpersonali, e del consenso specifico ed
espresso
qualora il trattamento esuli da tali fini, nonche’ in
tema di
verifica, rettifica o cancellazione dei dati senza oneri.»;

g) all’articolo 130:
1) al comma 1, e’ aggiunto, in fine, il seguente
periodo:
«Resta in ogni caso fermo quanto previsto dall’articolo
1, comma 14,
della legge 11 gennaio 2018, n. 5.»;
2) al comma 3, le parole «23 e 24» sono
sostituite dalle
seguenti: «6 e 7 del Regolamento» e le parole «del
presente articolo»
sono soppresse;
3) al comma 3-bis, le parole «all’articolo 129, comma
1,» sono
sostituite dalle seguenti: «al comma 1 del predetto articolo,»
e le
parole «di cui all’articolo 7, comma 4, lettera b)»
sono sostituite
dalle seguenti: «di invio di materiale pubblicitario
o di vendita
diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione
commerciale»;
4) al comma 3-ter:
4.1 alla lettera b), le parole «codice dei contratti
pubblici
relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo
12 aprile 2006, n. 163» sono sostituite dalle seguenti
«codice dei
contratti pubblici di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016,
n.
50»;
4.2 alla lettera f), le parole «di cui all’articolo
7, comma
4, lettera b)» sono sostituite dalle seguenti: «di
invio di materiale
pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche
di
mercato o di comunicazione commerciale»;
4.3 alla lettera g), le parole «23 e 24»
sono sostituite
dalle seguenti «6 e 7 del Regolamento»;
6) al comma 5, le parole «all’articolo 7» sono
sostituite dalle
seguenti: «agli articoli da 15 a 22 del Regolamento»;

7) al comma 6, le parole «dell’articolo 143, comma
1, lettera
b)» sono sostituite dalle seguenti: «dell’articolo
58 del
Regolamento»;
h) all’articolo 131, la rubrica e’ sostituita dalla seguente:
«(Informazioni a contraenti e utenti)»;
i) all’articolo 132:
1) al comma 3, secondo periodo, le parole «, ferme
restando le
condizioni di cui all’articolo 8, comma 2, lettera f),
per il
traffico entrante» sono soppresse ed e’ aggiunto,
in fine, il
seguente periodo: «La richiesta di accesso diretto alle
comunicazioni
telefoniche in entrata puo’ essere effettuata solo quando
possa
derivarne un pregiudizio effettivo e concreto per lo svolgimento
delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000,
n.
397; diversamente, i diritti di cui agli articoli da 12 a
22 del
Regolamento possono essere esercitati con le modalita’
di cui
all’articolo 2-undecies, comma 3, terzo, quarto e quinto periodo.»;

2) al comma 5, le parole «ai sensi dell’articolo
17» sono
sostituite dalle seguenti: «dal Garante secondo le modalita’
di cui
all’articolo 2-quinquiesdecies» e le parole da «nonche’
a:» a «d)»
sono sostituite dalle seguenti: «nonche’ ad»;
3) dopo il comma 5, e’ aggiunto il seguente: «5-bis.
E’ fatta
salva la disciplina di cui all’articolo 24 della legge 20
novembre
2017, n. 167.»;
l) dopo l’articolo 132-bis sono inseriti i seguenti:
«Art. 132-ter (Sicurezza del trattamento). – 1. Nel
rispetto di
quanto disposto dall’articolo 32 del Regolamento, ai fornitori
di
servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico
si
applicano le disposizioni del presente articolo.
2. Il fornitore di un servizio di comunicazione elettronica
accessibile al pubblico adotta, ai sensi dell’articolo
32 del
Regolamento, anche attraverso altri soggetti a cui sia
affidata
l’erogazione del servizio, misure tecniche e organizzative
adeguate
al rischio esistente.
3. I soggetti che operano sulle reti di comunicazione elettronica
garantiscono che i dati personali siano accessibili soltanto
al
personale autorizzato per fini legalmente autorizzati.
4. Le misure di cui ai commi 2 e 3 garantiscono la protezione
dei
dati relativi al traffico ed all’ubicazione e degli altri
dati
personali archiviati o trasmessi dalla distruzione anche accidentale,
da perdita o alterazione anche accidentale e da archiviazione,
trattamento, accesso o divulgazione non autorizzati o illeciti,
nonche’ garantiscono l’attuazione di una politica di sicurezza.

5. Quando la sicurezza del servizio o dei dati personali
richiede
anche l’adozione di misure che riguardano la rete, il fornitore
del
servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico
adotta
tali misure congiuntamente con il fornitore della rete pubblica
di
comunicazioni. In caso di mancato accordo, su richiesta di
uno dei
fornitori, la controversia e’ definita dall’Autorita’ per le
garanzie
nelle comunicazioni secondo le modalita’ previste dalla normativa
vigente.
«Art. 132-quater (Informazioni sui rischi). – 1. Il fornitore
di un
servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico
informa
gli abbonati e, ove possibile, gli utenti, mediante linguaggio
chiaro, idoneo e adeguato rispetto alla categoria e alla fascia
di
eta’ dell’interessato a cui siano fornite le suddette informazioni,
con particolare attenzione in caso di minori di eta’, se sussiste
un
particolare rischio di violazione della sicurezza della
rete,
indicando, quando il rischio e’ al di fuori dell’ambito
di
applicazione delle misure che il fornitore stesso e’ tenuto
ad
adottare a norma dell’articolo 132-ter, commi 2, 3 e 5,
tutti i
possibili rimedi e i relativi costi presumibili.
Analoghe
informazioni sono rese al Garante e all’Autorita’ per le
garanzie
nelle comunicazioni.».

Art. 12
Modifiche alla parte II, titolo XII, del decreto legislativo
30 giugno 2003, n. 196

1. Alla parte II, titolo XII, del decreto legislativo 30
giugno
2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «Giornalismo,
liberta’ di informazione e di espressione»;
b) all’articolo 136, comma 1:
1) all’alinea, dopo le parole «si applicano»
sono inserite le
seguenti: «, ai sensi dell’articolo 85 del Regolamento,»;

2) alla lettera c), la parola «temporaneo»
e’ soppressa, dopo
la parola diffusione e’ inserita la parola «anche»
e le parole
«nell’espressione artistica» sono sostituite
dalle seguenti:
«nell’espressione accademica, artistica e letteraria»;

c) l’articolo 137 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 137 (Disposizioni applicabili). – 1. Con riferimento
a quanto
previsto dall’articolo 136, possono essere trattati i dati
di cui
agli articoli 9 e 10 del Regolamento anche senza il
consenso
dell’interessato, purche’ nel rispetto delle regole deontologiche
di
cui all’articolo 139.
2. Ai trattamenti indicati nell’articolo 136 non si applicano
le
disposizioni relative:
a) alle misure di garanzia di cui all’articolo 2-septies
e ai
provvedimenti generali di cui all’articolo 2-quinquiesdecies;

b) al trasferimento dei dati verso paesi terzi o organizzazioni
internazionali, contenute nel Capo V del Regolamento.
3. In caso di diffusione o di comunicazione dei dati
per le
finalita’ di cui all’articolo 136 restano fermi i limiti del
diritto
di cronaca a tutela dei diritti di cui all’articolo 1, paragrafo
2,
del Regolamento e all’articolo 1 del presente codice
e, in
particolare, quello dell’essenzialita’ dell’informazione riguardo
a
fatti di interesse pubblico. Possono essere trattati i dati personali
relativi a circostanze o fatti resi noti direttamente
dagli
interessati o attraverso loro comportamenti in pubblico.»;

d) all’articolo 138, comma 1, le parole «dell’articolo
7, comma
2, lettera a)» sono sostituite dalle seguenti: «dell’articolo
15,
paragrafo 1, lettera g), del Regolamento»;
e) la rubrica del Capo II e’ sostituita dalla seguente:
«Regole
deontologiche relative ad attivita’ giornalistiche e ad
altre
manifestazioni del pensiero»;
f) l’articolo 139 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 139 (Regole deontologiche relative ad
attivita’
giornalistiche). – 1. Il Garante promuove, ai sensi dell’articolo
2-quater, l’adozione da parte del Consiglio nazionale dell’ordine
dei
giornalisti di regole deontologiche relative al trattamento dei
dati
di cui all’articolo 136, che prevedono misure ed accorgimenti
a
garanzia degli interessati rapportate alla natura dei dati,
in
particolare per quanto riguarda quelli relativi alla salute
e alla
vita o all’orientamento sessuale. Le regole possono anche prevedere
forme particolari per le informazioni di cui agli articoli 13
e 14
del Regolamento.
2. Le regole deontologiche o le modificazioni od integrazioni
alle
stesse che non sono adottate dal Consiglio entro sei mesi
dalla
proposta del Garante sono adottate in via sostitutiva dal Garante
e
sono efficaci sino a quando diviene efficace una diversa disciplina
secondo la procedura di cooperazione.
3. Le regole deontologiche e le disposizioni di modificazione
ed
integrazione divengono efficaci quindici giorni dopo la
loro
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana
ai
sensi dell’articolo 2-quater.
4. In caso di violazione delle prescrizioni contenute nelle
regole
deontologiche, il Garante puo’ vietare il trattamento ai
sensi
dell’articolo 58 del Regolamento.
5. Il Garante, in cooperazione con il Consiglio nazionale
dell’ordine dei giornalisti, prescrive eventuali misure
e
accorgimenti a garanzia degli interessati, che il Consiglio e’
tenuto
a recepire.

Capo IV
Modifiche alla parte III e agli allegati del codice in materia
di protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo
30 giugno 2003, n. 196

Art. 13
Modifiche alla parte III, titolo I, del decreto legislativo 30
giugno 2003, n. 196

1. Alla parte III, titolo I, del decreto legislativo 30
giugno
2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) prima del Capo I e’ inserito il seguente:
«Capo 0.I (Alternativita’ delle forme di tutela)
– Art.140-bis
(Forme alternative di tutela). – 1. Qualora ritenga che i diritti
di
cui gode sulla base della normativa in materia di protezione
dei dati
personali siano stati violati, l’interessato puo’ proporre reclamo
al
Garante o ricorso dinanzi all’autorita’ giudiziaria.
2. Il reclamo al Garante non puo’ essere proposto se,
per il
medesimo oggetto e tra le stesse parti, e’ stata gia’
adita
l’autorita’ giudiziaria.
3. La presentazione del reclamo al Garante rende improponibile
un’ulteriore domanda dinanzi all’autorita’ giudiziaria tra le
stesse
parti e per il medesimo oggetto, salvo quanto previsto dall’articolo
10, comma 4, del decreto legislativo 1° settembre 2011, n.
150.»;
b) al capo I, le parole «Sezione I – Principi generali»
sono
soppresse;
c) l’articolo 141 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 141 (Reclamo al Garante). – 1. L’interessato puo’
rivolgersi
al Garante mediante reclamo ai sensi dell’articolo
77 del
Regolamento.»;
d) dopo l’articolo 141, le parole «Sezione II
– Tutela
amministrativa» sono soppresse;
e) l’articolo 142 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 142 (Proposizione del reclamo). – 1. Il reclamo
contiene
un’indicazione per quanto possibile dettagliata dei fatti
e delle
circostanze su cui si fonda, delle disposizioni che si presumono
violate e delle misure richieste, nonche’ gli estremi identificativi
del titolare o del responsabile del trattamento, ove conosciuto.

2. Il reclamo e’ sottoscritto dall’interessato o, su mandato
di
questo, da un ente del terzo settore soggetto alla disciplina
del
decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, che sia attivo nel
settore
della tutela dei diritti e delle liberta’ degli interessati,
con
riguardo alla protezione dei dati personali.
3. Il reclamo reca in allegato la documentazione utile
ai fini
della sua valutazione e l’eventuale mandato, e indica un recapito
per
l’invio di comunicazioni anche tramite posta elettronica, telefax
o
telefono.
4. Il Garante predispone un modello per il reclamo, da pubblicare
nel proprio sito istituzionale, di cui favorisce la disponibilita’
con strumenti elettronici.
5. Il Garante disciplina con proprio regolamento il procedimento
relativo all’esame dei reclami, nonche’ modalita’ semplificate
e
termini abbreviati per la trattazione di reclami che abbiano
ad
oggetto la violazione degli articoli da 15 a 22 del Regolamento.»;

f) l’articolo 143 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 143 (Decisione del reclamo). – 1. Esaurita
l’istruttoria
preliminare, se il reclamo non e’ manifestamente infondato
e
sussistono i presupposti per adottare un provvedimento, il
Garante,
anche prima della definizione del procedimento puo’ adottare
i
provvedimenti di cui all’articolo 58 del Regolamento nel
rispetto
delle disposizioni di cui all’articolo 56 dello stesso.
2. I provvedimenti di cui al comma 1 sono pubblicati nella
Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana se i relativi destinatari
non
sono facilmente identificabili per il numero o per la complessita’
degli accertamenti.
3. Il Garante decide il reclamo entro nove mesi dalla
data di
presentazione e, in ogni caso, entro tre mesi dalla predetta
data
informa l’interessato sullo stato del procedimento. In presenza
di
motivate esigenze istruttorie, che il Garante
comunica
all’interessato, il reclamo e’ deciso entro dodici mesi. In
caso di
attivazione del procedimento di cooperazione di cui all’articolo
60
del Regolamento, il termine rimane sospeso per la durata del
predetto
procedimento.
4. Avverso la decisione e’ ammesso ricorso giurisdizionale
ai sensi
dell’articolo 152.»;
g) l’articolo 144 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 144 (Segnalazioni). – 1. Chiunque puo’ rivolgere
una
segnalazione che il Garante puo’ valutare anche ai
fini
dell’emanazione dei provvedimenti di cui all’articolo
58 del
Regolamento.
2. I provvedimenti del Garante di cui all’articolo
58 del
Regolamento possono essere adottati anche d’ufficio.»;

h) all’articolo 152, il comma 1 e’ sostituito dal seguente:
«1.
Tutte le controversie che riguardano le materie oggetto dei
ricorsi
giurisdizionali di cui agli articoli 78 e 79 del Regolamento
e quelli
comunque riguardanti l’applicazione della normativa in materia
di
protezione dei dati personali, nonche’ il diritto al risarcimento
del
danno ai sensi dell’articolo 82 del medesimo regolamento,
sono
attribuite all’autorita’ giudiziaria ordinaria.».

Art. 14
Modifiche alla parte III, titolo II, del decreto legislativo
30 giugno 2003, n. 196

1. Alla parte III, titolo II, del decreto legislativo 30
giugno
2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «Autorita’
di
controllo indipendente»;
b) l’articolo 153 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 153 (Garante per la protezione dei dati personali).
– 1. Il
Garante e’ composto dal Collegio, che ne costituisce il vertice,
e
dall’Ufficio. Il Collegio e’ costituito da quattro componenti,
eletti
due dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica
con
voto limitato. I componenti devono essere eletti tra coloro
che
presentano la propria candidatura nell’ambito di una procedura
di
selezione il cui avviso deve essere pubblicato nei siti
internet
della Camera, del Senato e del Garante almeno sessanta giorni
prima
della nomina. Le candidature devono pervenire almeno trenta
giorni
prima della nomina e i curricula devono essere pubblicati
negli
stessi siti internet. Le candidature possono essere avanzate
da
persone che assicurino indipendenza e che risultino di comprovata
esperienza nel settore della protezione dei dati personali,
con
particolare riferimento alle discipline giuridiche
o
dell’informatica.
2. I componenti eleggono nel loro ambito un presidente, il
cui voto
prevale in caso di parita’. Eleggono altresi’ un vice presidente,
che
assume le funzioni del presidente in caso di sua assenza
o
impedimento.
3. L’incarico di presidente e quello di componente hanno
durata
settennale e non sono rinnovabili. Per tutta la durata dell’incarico
il presidente e i componenti non possono esercitare, a
pena di
decadenza, alcuna attivita’ professionale o di consulenza, anche
non
remunerata, ne’ essere amministratori o dipendenti di enti pubblici
o
privati, ne’ ricoprire cariche elettive.
4. I membri del Collegio devono mantenere il segreto, sia
durante
sia successivamente alla cessazione dell’incarico, in merito
alle
informazioni riservate cui hanno avuto accesso nell’esecuzione
dei
propri compiti o nell’esercizio dei propri poteri.
5. All’atto dell’accettazione della nomina il presidente
e i
componenti sono collocati fuori ruolo se dipendenti di pubbliche
amministrazioni o magistrati in attivita’ di servizio; se professori
universitari di ruolo, sono collocati in aspettativa senza assegni
ai
sensi dell’articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica
11
luglio 1980, n. 382. Il personale collocato fuori ruolo
o in
aspettativa non puo’ essere sostituito.
6. Al presidente compete una indennita’ di funzione pari
alla
retribuzione in godimento al primo Presidente della Corte
di
cassazione, nei limiti previsti dalla legge per il trattamento
economico annuo omnicomprensivo di chiunque riceva a carico
delle
finanze pubbliche emolumenti o retribuzioni nell’ambito di
rapporti
di lavoro dipendente o autonomo con pubbliche amministrazioni
statali. Ai componenti compete una indennita’ pari ai due terzi
di
quella spettante al Presidente.
7. Alle dipendenze del Garante e’ posto l’Ufficio
di cui
all’articolo 155.
8. Il presidente, i componenti, il segretario generale
e i
dipendenti si astengono dal trattare, per i due anni successivi
alla
cessazione dell’incarico ovvero del servizio presso il
Garante,
procedimenti dinanzi al Garante, ivi compresa la presentazione
per
conto di terzi di reclami richieste di parere o interpelli.»;

c) l’articolo 154 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 154 (Compiti). – 1. Oltre a quanto previsto
da specifiche
disposizioni e dalla Sezione II del Capo VI del regolamento,
il
Garante, ai sensi dell’articolo 57, paragrafo 1, lettera
v), del
Regolamento medesimo, anche di propria iniziativa e avvalendosi
dell’Ufficio, in conformita’ alla disciplina vigente e nei confronti
di uno o piu’ titolari del trattamento, ha il compito di:
a) controllare se i trattamenti sono effettuati nel
rispetto
della disciplina applicabile, anche in caso di loro cessazione
e con
riferimento alla conservazione dei dati di traffico;
b) trattare i reclami presentati ai sensi del regolamento,
e
delle disposizioni del presente codice, anche individuando
con
proprio regolamento modalita’ specifiche per la trattazione,
nonche’
fissando annualmente le priorita’ delle questioni emergenti
dai
reclami che potranno essere istruite nel corso dell’anno
di
riferimento;
c) promuovere l’adozione di regole deontologiche, nei casi
di cui
all’articolo 2-quater;
d) denunciare i fatti configurabili come reati perseguibili
d’ufficio, dei quali viene a conoscenza nell’esercizio o
a causa
delle funzioni;
e) trasmettere la relazione, predisposta annualmente ai
sensi
dell’articolo 59 del Regolamento, al Parlamento e al Governo
entro il
31 maggio dell’anno successivo a quello cui si riferisce;
f) assicurare la tutela dei diritti e delle liberta’ fondamentali
degli individui dando idonea attuazione al Regolamento e al
presente
codice;
g) provvedere altresi’ all’espletamento dei compiti
ad esso
attribuiti dal diritto dell’Unione europea o dello Stato e
svolgere
le ulteriori funzioni previste dall’ordinamento.
2. Il Garante svolge altresi’, ai sensi del comma 1, la funzione
di
controllo o assistenza in materia di trattamento dei dati personali
prevista da leggi di ratifica di accordi o convenzioni internazionali
o da atti comunitari o dell’Unione europea e, in particolare:

a) dal Regolamento (CE) n. 1987/2006 del Parlamento europeo
e del
Consiglio, del 20 dicembre 2006, sull’istituzione, l’esercizio
e
l’uso del sistema d’informazione Schengen di seconda generazione
(SIS
II) e Decisione 2007/533/GAI del Consiglio, del 12 giugno
2007,
sull’istituzione, l’esercizio e l’uso del sistema d’informazione
Schengen di seconda generazione (SIS II);
b) dal Regolamento (UE) 2016/794 del Parlamento europeo
e del
Consiglio, dell’11 maggio 2016, che istituisce l’Agenzia dell’Unione
europea per la cooperazione nell’attivita’ di contrasto (Europol)
e
sostituisce e abroga le decisioni del Consiglio 2009/371/GAI,
2009/934/GAI, 2009/935/GAI, 2009/936/GAI e 2009/968/GAI;
c) dal Regolamento (UE) 2015/1525 del Parlamento europeo
e del
Consiglio, del 9 settembre 2015, che modifica il Regolamento
(CE) n.
515/97 del Consiglio relativo alla mutua assistenza tra le autorita’
amministrative degli Stati membri e alla collaborazione tra queste
e
la Commissione per assicurare la corretta applicazione
delle
normative doganale e agricola e decisione 2009/917/GAI del Consiglio,
del 30 novembre 2009, sull’uso dell’informatica nel settore doganale;

d) dal Regolamento (CE) n. 603/2013 del Parlamento europeo
e del
Consiglio, del 26 giugno 2013, che istituisce l’Eurodac
per il
confronto delle impronte digitali per l’efficace applicazione
del
Regolamento (UE) n. 604/2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi
di determinazione dello Stato membro competente per l’esame
di una
domanda di protezione internazionale presentata in uno degli
Stati
membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide e
per le
richieste di confronto con i dati Eurodac presentate dalle autorita’
di contrasto degli Stati membri e da Europol a fini di contrasto,
e
che modifica il Regolamento (UE) n. 1077/2011 che istituisce
un’agenzia europea per la gestione operativa dei sistemi IT su
larga
scala nello spazio di liberta’, sicurezza e giustizia;
e) dal Regolamento (CE) n. 767/2008 del Parlamento europeo
e del
Consiglio, del 9 luglio 2008, concernente il sistema di informazione
visti (VIS) e lo scambio di dati tra Stati membri sui visti
per
soggiorni di breve durata (Regolamento VIS) e decisione
n.
2008/633/GAI del Consiglio, del 23 giugno 2008, relativa all’accesso
per la consultazione al sistema di informazione visti (VIS) da
parte
delle autorita’ designate degli Stati membri e di Europol
ai fini
della prevenzione, dell’individuazione e dell’investigazione
di reati
di terrorismo e altri reati gravi;
f) dal Regolamento (CE) n. 1024/2012 del Parlamento europeo
e del
Consiglio, del 25 ottobre 2012, relativo alla cooperazione
amministrativa attraverso il sistema di informazione del
mercato
interno e che abroga la decisione 2008/49/CE della Commissione
(Regolamento IMI) Testo rilevante ai fini del SEE;
g) dalle disposizioni di cui al capitolo IV della Convenzione
n.
108 sulla protezione delle persone rispetto al trattamento
automatizzato di dati di carattere personale, adottata a Strasburgo
il 28 gennaio 1981 e resa esecutiva con legge 21 febbraio 1989,
n.
98, quale autorita’ designata ai fini della cooperazione tra
Stati ai
sensi dell’articolo 13 della convenzione medesima.
3. Per quanto non previsto dal Regolamento e dal presente
codice,
il Garante disciplina con proprio Regolamento, ai sensi dell’articolo
156, comma 3, le modalita’ specifiche dei procedimenti
relativi
all’esercizio dei compiti e dei poteri ad esso attribuiti
dal
Regolamento e dal presente codice.
4. Il Garante collabora con altre autorita’ amministrative
indipendenti nazionali nello svolgimento dei rispettivi compiti.

5. Fatti salvi i termini piu’ brevi previsti per legge, il
parere
del Garante, anche nei casi di cui agli articoli 36, paragrafo
4, del
Regolamento, e’ reso nel termine di quarantacinque giorni
dal
ricevimento della richiesta. Decorso il termine, l’amministrazione
puo’ procedere indipendentemente dall’acquisizione del
parere.
Quando, per esigenze istruttorie, non puo’ essere rispettato
il
termine di cui al presente comma, tale termine puo’ essere interrotto
per una sola volta e il parere deve essere reso definitivamente
entro
venti giorni dal ricevimento degli elementi istruttori da parte
delle
amministrazioni interessate.
6. Copia dei provvedimenti emessi dall’autorita’ giudiziaria
in
relazione a quanto previsto dal presente codice o in materia
di
criminalita’ informatica e’ trasmessa, a cura della cancelleria,
al
Garante.
7. Il Garante non e’ competente per il controllo dei trattamenti
effettuati dalle autorita’ giudiziarie nell’esercizio delle
loro
funzioni.»;
d) dopo l’articolo 154 sono inseriti i seguenti:
«Art. 154-bis (Poteri). – 1. Oltre a quanto previsto
da specifiche
disposizioni, dalla Sezione II del Capo VI del Regolamento
e dal
presente codice, ai sensi dell’articolo 58, paragrafo
6, del
Regolamento medesimo, il Garante ha il potere di:
a) adottare linee guida di indirizzo riguardanti le
misure
organizzative e tecniche di attuazione dei principi del Regolamento,
anche per singoli settori e in applicazione dei principi
di cui
all’articolo 25 del Regolamento;
b) approvare le regole deontologiche di cui all’articolo
2-quater
.
2. Il Garante puo’ invitare rappresentanti di un’altra autorita’
amministrativa indipendente nazionale a partecipare alle
proprie
riunioni, o essere invitato alle riunioni di altra autorita’
amministrativa indipendente nazionale, prendendo parte
alla
discussione di argomenti di comune interesse; puo’ richiedere,
altresi’, la collaborazione di personale specializzato addetto
ad
altra autorita’ amministrativa indipendente nazionale.
3. Il Garante pubblica i propri provvedimenti sulla base di
quanto
previsto con atto di natura generale che disciplina anche la
durata
di tale pubblicazione, la pubblicita’ nella Gazzetta Ufficiale
della
Repubblica italiana e sul proprio sito internet istituzionale
nonche’
i casi di oscuramento.
4. In considerazione delle esigenze di semplificazione delle
micro,
piccole e medie imprese, come definite dalla raccomandazione
2003/361/CE, il Garante per la protezione dei dati personali,
nel
rispetto delle disposizioni del Regolamento e del presente
Codice,
promuove, nelle linee guida adottate a norma del comma 1, lettera
a),
modalita’ semplificate di adempimento degli obblighi del titolare
del
trattamento.
Articolo 154-ter (Potere di agire e rappresentanza in giudizio).

1. Il Garante e’ legittimato ad agire in giudizio nei confronti
del
titolare o del responsabile del trattamento in caso di violazione
delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali.

2. Il Garante e’ rappresentato in giudizio dall’Avvocatura
dello
Stato, ai sensi dell’articolo 1 del regio decreto 30 ottobre
1933, n.
1611.
3. Nei casi di conflitto di interesse, il Garante,
sentito
l’Avvocato generale dello Stato, puo’ stare in giudizio
tramite
propri funzionari iscritti nell’elenco speciale degli
avvocati
dipendenti di enti pubblici ovvero avvocati del libero foro.»;

e) all’articolo 155, la rubrica e’ sostituita dalla seguente:
«(Ufficio del Garante)»;
f) l’articolo 156 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 156 (Ruolo organico e personale). – 1. All’Ufficio
del
Garante e’ preposto un segretario generale, nominato tra persone
di
elevata e comprovata qualificazione professionale rispetto al
ruolo e
agli obiettivi da conseguire, scelto anche tra i magistrati ordinari,
amministrativi e contabili, gli avvocati dello Stato, i professori
universitari di ruolo in materie giuridiche ed economiche, nonche’
i
dirigenti di prima fascia dello Stato.
2. Il ruolo organico del personale dipendente e’ stabilito
nel
limite di centosessantadue unita’. Al ruolo organico del Garante
si
accede esclusivamente mediante concorso pubblico. Nei casi in
cui sia
ritenuto utile al fine di garantire l’economicita’ e l’efficienza
dell’azione amministrativa, nonche’ di favorire il reclutamento
di
personale con maggiore esperienza nell’ambito delle procedure
concorsuali di cui al secondo periodo, il Garante puo’ riservare
una
quota non superiore al cinquanta per cento dei posti banditi
al
personale di ruolo delle amministrazioni pubbliche che sia
stato
assunto per concorso pubblico e abbia maturato un’esperienza
almeno
triennale nel rispettivo ruolo organico. La disposizione
di cui
all’articolo 30 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165, si
applica esclusivamente nell’ambito del personale di ruolo
delle
autorita’ amministrative indipendenti di cui all’articolo 22,
comma
1, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito,
con
modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n.114.
3. Con propri regolamenti pubblicati nella Gazzetta Ufficiale
della
Repubblica italiana, il Garante definisce:
a) l’organizzazione e il funzionamento dell’Ufficio anche
ai fini
dello svolgimento dei compiti e dell’esercizio dei poteri di
cui agli
articoli 154, 154-bis, 160, nonche’ all’articolo 57, paragrafo
1, del
Regolamento;
b) l’ordinamento delle carriere e le modalita’ di reclutamento
del personale secondo i principi e le procedure di cui agli
articoli
1, 35 e 36 del decreto legislativo n. 165 del 2001;
c) la ripartizione dell’organico tra le diverse
aree e
qualifiche;
d) il trattamento giuridico ed economico del personale, secondo
i
criteri previsti dalla legge 31 luglio 1997, n. 249, e,
per gli
incarichi dirigenziali, dagli articoli 19, comma 6, e 23-bis
del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, tenuto conto
delle
specifiche esigenze funzionali e organizzative. Nelle more della
piu’
generale razionalizzazione del trattamento economico delle autorita’
amministrative indipendenti, al personale e’ attribuito l’80
per
cento del trattamento economico del personale dell’Autorita’
per le
garanzie nelle comunicazioni;
e) la gestione amministrativa e la contabilita’, anche in
deroga
alle norme sulla contabilita’ generale dello Stato.
4. L’Ufficio puo’ avvalersi, per motivate esigenze, di dipendenti
dello Stato o di altre amministrazioni pubbliche o di enti
pubblici
collocati in posizione di fuori ruolo o equiparati nelle
forme
previste dai rispettivi ordinamenti, ovvero in aspettativa ai
sensi
dell’articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica
11
luglio 1980, n. 382, in numero non superiore, complessivamente,
a
venti unita’ e per non oltre il venti per cento delle qualifiche
dirigenziali, lasciando non coperto un corrispondente numero
di posti
di ruolo.
5. In aggiunta al personale di ruolo, l’Ufficio puo’
assumere
dipendenti con contratto a tempo determinato o avvalersi
di
consulenti incaricati ai sensi dell’articolo 7, comma 6, del
decreto
legislativo n. 165 del 2001, in misura comunque non superiore
a venti
unita’ complessive. Resta in ogni caso fermo, per i contratti
a tempo
determinato, il rispetto dell’articolo 36 del decreto legislativo
n.
165 del 2001.
6. Il personale addetto all’Ufficio del Garante ed i consulenti
sono tenuti, sia durante che dopo il mandato, al segreto su
cio’ di
cui sono venuti a conoscenza, nell’esercizio delle proprie funzioni,
in ordine a notizie che devono rimanere segrete.
7. Il personale dell’Ufficio del Garante addetto agli accertamenti
di cui all’articolo 158 e agli articoli 57, paragrafo 1, lettera
h),
58, paragrafo 1, lettera b), e 62, del Regolamento riveste,
nei
limiti del servizio cui e’ destinato e secondo le rispettive
attribuzioni, la qualifica di ufficiale o agente di
polizia
giudiziaria.
8. Le spese di funzionamento del Garante, in adempimento
all’articolo 52, paragrafo 4, del Regolamento, ivi comprese
quelle
necessarie ad assicurare la sua partecipazione alle procedure
di
cooperazione e al meccanismo di coerenza introdotti dal Regolamento,
nonche’ quelle connesse alle risorse umane, tecniche e finanziarie,
ai locali e alle infrastrutture necessarie per l’effettivo
adempimento dei suoi compiti e l’esercizio dei propri poteri,
sono
poste a carico di un fondo stanziato a tale scopo nel bilancio
dello
Stato e iscritto in apposita missione e programma di spesa
del
Ministero dell’economia e delle finanze. Il rendiconto della
gestione
finanziaria e’ soggetto al controllo della Corte dei conti.
Il
Garante puo’ esigere dal titolare del trattamento il versamento
di
diritti di segreteria in relazione a particolari procedimenti.»;

g) l’articolo 157 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 157 (Richiesta di informazioni e di esibizione
di documenti).
– 1. Nell’ambito dei poteri di cui all’articolo 58 del Regolamento,
e
per l’espletamento dei propri compiti, il Garante puo’ richiedere
al
titolare, al responsabile, al rappresentante del titolare
o del
responsabile, all’interessato o anche a terzi di fornire informazioni
e di esibire documenti anche con riferimento al contenuto di
banche
di dati.»;
h) l’articolo 158 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 158 (Accertamenti). – 1. Il Garante puo’ disporre
accessi a
banche di dati, archivi o altre ispezioni e verifiche nei luoghi
ove
si svolge il trattamento o nei quali occorre effettuare rilevazioni
comunque utili al controllo del rispetto della disciplina in
materia
di trattamento dei dati personali.
2. I controlli di cui al comma 1, nonche’ quelli effettuati
ai
sensi dell’articolo 62 del Regolamento, sono eseguiti da personale
dell’Ufficio, con la partecipazione, se del caso, di componenti
o
personale di autorita’ di controllo di altri Stati membri dell’Unione
europea.
3. Il Garante si avvale anche, ove necessario, della collaborazione
di altri organi dello Stato per lo svolgimento dei suoi
compiti
istituzionali.
4. Gli accertamenti di cui ai commi 1 e 2, se svolti
in
un’abitazione o in un altro luogo di privata dimora o nelle
relative
appartenenze, sono effettuati con l’assenso informato del titolare
o
del responsabile, oppure previa autorizzazione del presidente
del
tribunale competente per territorio in relazione al
luogo
dell’accertamento, il quale provvede con decreto motivato
senza
ritardo, al piu’ tardi entro tre giorni dal ricevimento
della
richiesta del Garante quando e’ documentata l’indifferibilita’
dell’accertamento.
5. Con le garanzie di cui al comma 4, gli accertamenti svolti
nei
luoghi di cui al medesimo comma possono altresi’ riguardare
reti di
comunicazione accessibili al pubblico, potendosi procedere
all’acquisizione di dati e informazioni on-line. A tal fine,
viene
redatto apposito verbale in contradditorio con le parti
ove
l’accertamento venga effettuato presso il titolare del trattamento.»;

i) all’articolo 159:
1) al comma 1, le parole «ai sensi dell’articolo
156, comma 8»
sono sostituite dalle seguenti: «su cio’ di cui sono
venuti a
conoscenza, nell’esercizio delle proprie funzioni, in ordine
a
notizie che devono rimanere segrete»;
2) al comma 3, dopo le parole «o il responsabile»
sono inserite
le seguenti: «o il rappresentante del titolare o del responsabile»
e
le parole «agli incaricati» sono sostituite dalle
seguenti: «alle
persone autorizzate al trattamento dei dati personali
sotto
l’autorita’ diretta del titolare o del responsabile ai
sensi
dell’articolo 2-quaterdecies»;
3) al comma 5, le parole «e telefax» sono soppresse;

l) l’articolo 160 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 160 (Particolari accertamenti). – 1. Per i trattamenti
di
dati personali di cui all’articolo 58, gli accertamenti
sono
effettuati per il tramite di un componente designato dal Garante.

2. Se il trattamento non risulta conforme alle norme
del
Regolamento ovvero alle disposizioni di legge o di Regolamento,
il
Garante indica al titolare o al responsabile le necessarie
modificazioni ed integrazioni e ne verifica l’attuazione.
Se
l’accertamento e’ stato richiesto dall’interessato, a quest’ultimo
e’
fornito in ogni caso un riscontro circa il relativo esito,
se cio’
non pregiudica azioni od operazioni a tutela dell’ordine
e della
sicurezza pubblica o di prevenzione e repressione di
reati o
ricorrono motivi di difesa o di sicurezza dello Stato.
3. Gli accertamenti non sono delegabili. Quando risulta necessario
in ragione della specificita’ della verifica, il componente designato
puo’ farsi assistere da personale specializzato tenuto al segreto
su
cio’ di cui sono venuti a conoscenza in ordine a notizie che
devono
rimanere segrete. Gli atti e i documenti acquisiti sono custoditi
secondo modalita’ tali da assicurarne la segretezza
e sono
conoscibili dal presidente e dai componenti del Garante
e, se
necessario per lo svolgimento delle funzioni dell’organo,
da un
numero delimitato di addetti all’Ufficio individuati dal
Garante
sulla base di criteri definiti dal Regolamento di cui all’articolo
156, comma 3, lettera a).
4. Per gli accertamenti di cui al comma 3 relativi agli organismi
di informazione e di sicurezza e ai dati coperti da segreto di
Stato
il componente designato prende visione degli atti e dei documenti
rilevanti e riferisce oralmente nelle riunioni del Garante.».

m) dopo l’articolo 160 e’ inserito il seguente:
«Art. 160-bis (Validita’, efficacia e utilizzabilita’
nel
procedimento giudiziario di atti, documenti e provvedimenti
basati
sul trattamento di dati personali non conforme a disposizioni
di
legge o di Regolamento). – 1. La validita’, l’efficacia
e
l’utilizzabilita’ nel procedimento giudiziario di atti, documenti
e
provvedimenti basati sul trattamento di dati personali non conforme
a
disposizioni di legge o di Regolamento restano disciplinate
dalle
pertinenti disposizioni processuali.».

Art. 15
Modifiche alla parte III, titolo III, del decreto legislativo
30 giugno 2003, n. 196

1. Alla parte III, titolo III, del decreto legislativo 30
giugno
2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) l’articolo 166 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 166 (Criteri di applicazione delle sanzioni
amministrative
pecuniarie e procedimento per l’adozione dei provvedimenti correttivi
e sanzionatori). – 1. Sono soggette alla sanzione amministrativa
di
cui all’articolo 83, paragrafo 4, del Regolamento le violazioni
delle
disposizioni di cui agli articoli 2-quinquies, comma
2,
2-quinquiesdecies, 92, comma 1, 93, comma 1, 123, comma 4, 128,
129,
comma 2, e 132-ter. Alla medesima sanzione amministrativa e’
soggetto
colui che non effettua la valutazione di impatto di cui all’articolo
110, comma 1, primo periodo, ovvero non sottopone il programma
di
ricerca a consultazione preventiva del Garante a norma del
terzo
periodo del predetto comma.
2. Sono soggette alla sanzione amministrativa di cui all’articolo
83, paragrafo 5, del Regolamento le violazioni delle disposizioni
di
cui agli articoli 2-ter, 2-quinquies, comma 1, 2-sexies, 2-septies,
comma 7, 2-octies, 2-terdecies, commi 1, 2, 3 e 4, 52, commi
4 e 5,
75, 78, 79, 80, 82, 92, comma 2, 93, commi 2 e 3, 96, 99, 100,
commi
1, 2 e 4, 101, 105 commi 1, 2 e 4, 110-bis, commi 2 e
3, 111,
111-bis, 116, comma 1, 120, comma 2, 122, 123, commi 1, 2,
3 e 5,
124, 125, 126, 130, commi da 1 a 5, 131, 132, 132-bis, comma
2,
132-quater, 157, nonche’ delle misure di garanzia, delle
regole
deontologiche di cui rispettivamente agli articoli 2-septies
e
2-quater.
3. Il Garante e’ l’organo competente ad adottare i provvedimenti
correttivi di cui all’articolo 58, paragrafo 2, del Regolamento,
nonche’ ad irrogare le sanzioni di cui all’articolo 83 del
medesimo
Regolamento e di cui ai commi 1 e 2.
4. Il procedimento per l’adozione dei provvedimenti
e delle
sanzioni indicati al comma 4 puo’ essere avviato, nei confronti
sia
di soggetti privati, sia di autorita’ pubbliche ed organismi
pubblici, a seguito di reclamo ai sensi dell’articolo
77 del
Regolamento o di attivita’ istruttoria d’iniziativa del
Garante,
nell’ambito dell’esercizio dei poteri d’indagine di cui all’articolo
58, paragrafo 1, del Regolamento, nonche’ in relazione ad
accessi,
ispezioni e verifiche svolte in base a poteri di accertamento
autonomi, ovvero delegati dal Garante.
5. L’Ufficio del Garante, quando ritiene che gli elementi acquisiti
nel corso delle attivita’ di cui al comma 5 configurino una
o piu’
violazioni indicate nel presente titolo e nell’articolo 83, paragrafi
4, 5 e 6, del Regolamento, avvia il procedimento per l’adozione
dei
provvedimenti e delle sanzioni di cui al comma 4 notificando
al
titolare o al responsabile del trattamento le presunte violazioni,
nel rispetto delle garanzie previste dal Regolamento di cui al
comma
10, salvo che la previa notifica della contestazione non
risulti
incompatibile con la natura e le finalita’ del provvedimento
da
adottare.
6. Entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione
di cui
al comma 6, il contravventore puo’ inviare al Garante
scritti
difensivi o documenti e puo’ chiedere di essere sentito
dalla
medesima autorita’.
7. Nell’adozione dei provvedimenti sanzionatori nei casi di
cui al
comma 4 si osservano, in quanto applicabili, gli articoli da
1 a 9,
da 18 a 22 e da 24 a 28 della legge 24 novembre 1981, n. 689;
nei
medesimi casi puo’ essere applicata la sanzione amministrativa
accessoria della pubblicazione dell’ordinanza-ingiunzione, per
intero
o per estratto, sul sito internet del Garante. I proventi
delle
sanzioni, nella misura del cinquanta per cento del totale annuo,
sono
riassegnati al fondo di cui all’articolo 156, comma 8, per
essere
destinati alle specifiche attivita’ di sensibilizzazione
e di
ispezione nonche’ di attuazione del Regolamento svolte dal Garante.

8. Entro il termine di cui all’articolo 10, comma 3, del
decreto
legislativo n. 150 del 2011 previsto per la proposizione del
ricorso,
il trasgressore e gli obbligati in solido possono definire
la
controversia adeguandosi alle prescrizioni del Garante,
ove
impartite, e mediante il pagamento di un importo pari alla
meta’
della sanzione irrogata.
9. Nel rispetto dell’articolo 58, paragrafo 4, del Regolamento,
con
proprio regolamento pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
della
Repubblica italiana, il Garante definisce le modalita’
del
procedimento per l’adozione dei provvedimenti e delle sanzioni
di cui
al comma 4 ed i relativi termini, in conformita’ ai principi
della
piena conoscenza degli atti istruttori, del contraddittorio,
della
verbalizzazione, nonche’ della distinzione tra funzioni istruttorie
e
funzioni decisorie rispetto all’irrogazione della sanzione.
10. Le disposizioni relative a sanzioni amministrative previste
dal
presente codice e dall’articolo 83 del Regolamento non si applicano
in relazione ai trattamenti svolti in ambito giudiziario.».

b) l’articolo 167 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 167 (Trattamento illecito di dati). – 1. Salvo
che il fatto
costituisca piu’ grave reato, chiunque, al fine di trarre per
se’ o
per altri profitto ovvero di arrecare danno all’interessato,
operando
in violazione di quanto disposto dagli articoli 123, 126 e 130
o dal
provvedimento di cui all’articolo 129 arreca nocumento
all’interessato, e’ punito con la reclusione da sei mesi a un
anno e
sei mesi.
2. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque,
al
fine di trarre per se’ o per altri profitto ovvero di arrecare
danno
all’interessato, procedendo al trattamento dei dati personali
di cui
agli articoli 9 e 10 del Regolamento in violazione delle disposizioni
di cui agli articoli 2-sexies e 2-octies, o delle misure di
garanzia
di cui all’articolo 2-septies ovvero operando in violazione
delle
misure adottate ai sensi dell’articolo 2-quinquiesdecies
arreca
nocumento all’interessato, e’ punito con la reclusione da uno
a tre
anni.
3. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, la pena
di cui
al comma 2 si applica altresi’ a chiunque, al fine di trarre
per se’
o per altri profitto ovvero di arrecare danno all’interessato,
procedendo al trasferimento dei dati personali verso un paese
terzo o
un’organizzazione internazionale al di fuori dei casi consentiti
ai
sensi degli articoli 45, 46 o 49 del Regolamento, arreca nocumento
all’interessato.
4. Il Pubblico ministero, quando ha notizia dei reati di
cui ai
commi 1, 2 e 3, ne informa senza ritardo il Garante.
5. Il Garante trasmette al pubblico ministero, con una relazione
motivata, la documentazione raccolta nello svolgimento dell’attivita’
di accertamento nel caso in cui emergano elementi che
facciano
presumere la esistenza di un reato. La trasmissione degli
atti al
pubblico ministero avviene al piu’ tardi al termine dell’attivita’
di
accertamento delle violazioni delle disposizioni di cui al
presente
decreto.
6. Quando per lo stesso fatto e’ stata applicata a norma
del
presente codice o del Regolamento a carico dell’imputato o dell’ente
una sanzione amministrativa pecuniaria dal Garante e questa e’
stata
riscossa, la pena e’ diminuita.»;
c) dopo l’articolo 167, sono inseriti i seguenti:
«Art. 167-bis (Comunicazione e diffusione illecita
di dati
personali oggetto di trattamento su larga scala). – 1. Salvo
che il
fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque comunica o diffonde
al
fine di trarre profitto per se’ o altri ovvero al fine di
arrecare
danno, un archivio automatizzato o una parte sostanziale
di esso
contenente dati personali oggetto di trattamento su larga scala,
in
violazione degli articoli 2-ter, 2-sexies e 2-octies, e’ punito
con
la reclusione da uno a sei anni.
2. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque,
al
fine trarne profitto per se’ o altri ovvero di arrecare
danno,
comunica o diffonde, senza consenso, un archivio automatizzato
o una
parte sostanziale di esso contenente dati personali oggetto
di
trattamento su larga scala, e’ punito con la reclusione da uno
a sei
anni, quando il consenso dell’interessato e’ richiesto
per le
operazioni di comunicazione e di diffusione.
3. Per i reati di cui ai commi 1 e 2, si applicano i commi
4, 5 e 6
dell’articolo 167.».
«Art. 167-ter (Acquisizione fraudolenta di dati personali
oggetto
di trattamento su larga scala). – 1. Salvo che il fatto costituisca
piu’ grave reato, chiunque, al fine trarne profitto per se’
o altri
ovvero di arrecare danno, acquisisce con mezzi fraudolenti
un
archivio automatizzato o una parte sostanziale di esso contenente
dati personali oggetto di trattamento su larga scala e’ punito
con la
reclusione da uno a quattro anni.
2. Per il reato di cui al comma 1 si applicano i commi 4,
5 e 6
dell’articolo 167.»;
d) l’articolo 168 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 168 (Falsita’ nelle dichiarazioni al Garante e
interruzione
dell’esecuzione dei compiti o dell’esercizio dei poteri del Garante).
– 1. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque,
in un
procedimento o nel corso di accertamenti dinanzi al Garante,
dichiara
o attesta falsamente notizie o circostanze o produce atti o documenti
falsi, e’ punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
2. Fuori dei casi di cui al comma 1, e’ punito con la reclusione
sino ad un anno chiunque intenzionalmente cagiona un’interruzione
o
turba la regolarita’ di un procedimento dinanzi al Garante
o degli
accertamenti dallo stesso svolti.»;
e) l’articolo 170 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 170 (Inosservanza di provvedimenti del Garante).
– 1.
Chiunque, essendovi tenuto, non osserva il provvedimento adottato
dal
Garante ai sensi degli articoli 58, paragrafo 2, lettera
f) del
Regolamento, dell’articolo 2-septies, comma 1, nonche’
i
provvedimenti generali di cui all’articolo 21, comma 1, del
decreto
legislativo di attuazione dell’articolo 13 della legge 25
ottobre
2017, n. 163 e’ punito con la reclusione da tre mesi a due anni.»;

f) l’articolo 171 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 171 (Violazioni delle disposizioni in materia di
controlli a
distanza e indagini sulle opinioni dei lavoratori). –
1. La
violazione delle disposizioni di cui agli articoli 4, comma
1, e 8
della legge 20 maggio 1970, n. 300, e’ punita con le sanzioni
di cui
all’articolo 38 della medesima legge.»;
g) all’articolo 172, comma 1, dopo le parole «pubblicazione
della
sentenza» sono aggiunte le seguenti: «, ai sensi
dell’articolo 36,
secondo e terzo comma, del codice penale».

Art. 16
Modifiche all’allegato A del decreto legislativo 30 giugno 2003,
n. 196

1. L’allegato A e’ ridenominato: «Regole deontologiche».

Capo V
Disposizioni processuali

Art. 17
Modifiche al decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150

1. L’articolo 10 del decreto legislativo 1° settembre 2011,
n. 150,
e’ sostituito dal seguente:
«Art. 10 (Delle controversie in materia di applicazione
delle
disposizioni in materia di protezione dei dati personali). –
1. Le
controversie previste dall’articolo 152 del decreto legislativo
30
giugno 2003, n. 196, sono regolate dal rito del lavoro,
ove non
diversamente disposto dal presente articolo.
2. Sono competenti, in via alternativa, il tribunale del luogo
in
cui il titolare del trattamento risiede o ha sede ovvero il tribunale
del luogo di residenza dell’interessato.
3. Il ricorso avverso i provvedimenti del Garante per la protezione
dei dati personali, ivi compresi quelli emessi a seguito
di un
reclamo dell’interessato, e’ proposto, a pena di inammissibilita’,
entro trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento
ovvero entro sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero.

4. Decorso il termine previsto per la decisione del
reclamo
dall’articolo 143, comma 3, del decreto legislativo n. 196 del
2003,
chi vi ha interesse puo’, entro trenta giorni dalla scadenza
del
predetto termine, ricorrere al Tribunale competente ai sensi
del
presente articolo. La disposizione di cui al primo periodo si
applica
anche qualora sia scaduto il termine trimestrale di cui all’articolo
143, comma 3, del decreto legislativo n. 196 del 2003 senza
che
l’interessato sia stato informato dello stato del procedimento.

5. L’interessato puo’ dare mandato a un ente del terzo
settore
soggetto alla disciplina del decreto legislativo 3 luglio 2017,
n.
117, che sia attivo nel settore della tutela dei diritti
e delle
liberta’ degli interessati con riguardo alla protezione dei
dati
personali, di esercitare per suo conto l’azione, ferme
le
disposizioni in materia di patrocinio previste dal codice
di
procedura civile.
6. Il giudice fissa l’udienza di comparizione delle parti
con
decreto con il quale assegna al ricorrente il termine perentorio
entro cui notificarlo alle altre parti e al Garante. Tra il
giorno
della notificazione e l’udienza di comparizione intercorrono
non meno
di trenta giorni.
7. L’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato puo’
essere
sospesa secondo quanto previsto dall’articolo 5.
8. Se alla prima udienza il ricorrente non compare senza
addurre
alcun legittimo impedimento, il giudice dispone la cancellazione
della causa dal ruolo e dichiara l’estinzione del processo, ponendo
a
carico del ricorrente le spese di giudizio.
9. Nei casi in cui non sia parte in giudizio, il Garante
puo’
presentare osservazioni, da rendere per iscritto o in udienza,
sulla
controversia in corso con riferimento ai profili relativi
alla
protezione dei dati personali. Il giudice dispone che sia
data
comunicazione al Garante circa la pendenza della controversia,
trasmettendo copia degli atti introduttivi, al fine di consentire
l’eventuale presentazione delle osservazioni.
10. La sentenza che definisce il giudizio non e’ appellabile
e puo’
prescrivere le misure necessarie anche in deroga al divieto
di cui
all’articolo 4 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato E),
anche
in relazione all’eventuale atto del soggetto pubblico titolare
o
responsabile dei dati, nonche’ il risarcimento del danno.».

Capo VI
Disposizioni transitorie, finali e finanziarie

Art. 18
Definizione agevolata delle violazioni in materia di protezione
dei dati personali

1. In deroga all’articolo 16 della legge 24 novembre 1981,
n. 689,
per i procedimenti sanzionatori riguardanti le violazioni di
cui agli
articoli 161, 162, 162-bis, 162-ter, 163, 164, 164-bis, comma
2, del
Codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al
decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e le violazioni delle misure
di
cui all’articolo 33 e 162, comma 2-bis, del medesimo Codice,
che,
alla data di applicazione del Regolamento, risultino non
ancora
definiti con l’adozione dell’ordinanza-ingiunzione, e’ ammesso
il
pagamento in misura ridotta di un somma pari a due quinti del
minimo
edittale. Fatti salvi i restanti atti del procedimento eventualmente
gia’ adottati, il pagamento potra’ essere effettuato entro
novanta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

2. Decorsi i termini previsti dal comma 1, l’atto con il quale
sono
stati notificati gli estremi della violazione o l’atto
di
contestazione immediata di cui all’articolo 14 della legge
24
novembre 1981, n. 689, assumono il valore dell’ordinanza-ingiunzione
di cui all’articolo 18 della predetta legge, senza obbligo
di
ulteriore notificazione, sempre che il contravventore non
produca
memorie difensive ai sensi del comma 4.
3. Nei casi di cui al comma 2, il contravventore e’ tenuto
a
corrispondere gli importi indicati negli atti di cui al primo
periodo
del predetto comma entro sessanta giorni dalla scadenza del
termine
previsto dal comma 1.
4. Entro il termine di cui al comma 3, il contravventore
che non
abbia provveduto al pagamento puo’ produrre nuove memorie difensive.
Il Garante, esaminate tali memorie, dispone l’archiviazione
degli
atti comunicandola all’organo che ha redatto il rapporto
o, in
alternativa, adotta specifica ordinanza-ingiunzione con la
quale
determina la somma dovuta per la violazione e ne ingiunge
il
pagamento, insieme con le spese, all’autore della violazione
ed alle
persone che vi sono obbligate solidalmente.
5. L’entrata in vigore del presente decreto determina
l’interruzione del termine di prescrizione del diritto a riscuotere
le somme dovute a norma del presente articolo, di cui all’art.
28
della legge 24 novembre 1981, n. 689.

Art. 19
Trattazione di affari pregressi

1. Entro il termine di sessanta giorni dalla data di pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana dell’avviso
di cui
al comma 3, i soggetti che dichiarano il loro attuale interesse
possono presentare al Garante per la protezione dei dati personali
motivata richiesta di trattazione dei reclami, delle segnalazioni
e
delle richieste di verifica preliminare pervenuti entro la
predetta
data.
2. La richiesta di cui al comma 1 non riguarda i reclami
e le
segnalazioni di cui si e’ gia’ esaurito l’esame o di cui il
Garante
per la protezione dei dati personali ha gia’ esaminato nel corso
del
2018 un motivato sollecito o una richiesta di trattazione, o
per i
quali il Garante medesimo e’ a conoscenza, anche a seguito di
propria
denuncia, che sui fatti oggetto di istanza e’ in corso
un
procedimento penale.
3. Entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore
del
presente decreto il Garante per la protezione dei dati personali
provvede a dare notizia di quanto previsto dai commi 1 e 2
mediante
avviso pubblicato nel proprio sito istituzionale e trasmesso,
altresi’, all’Ufficio pubblicazioni leggi e decreti del Ministero
della giustizia per la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana.
4. In caso di mancata presentazione di una richiesta di trattazione
ai sensi del comma 1, e salvo quanto previsto dal comma 2, i
relativi
procedimenti di cui al comma 1 sono improcedibili.
5. I ricorsi pervenuti al Garante per la protezione dei
dati
personali e non definiti, neppure nelle forme del rigetto
tacito,
alla data di applicazione del Regolamento (UE) 2016/679 sono
trattati
come reclami ai sensi dell’articolo 77 del medesimo Regolamento.

Art. 20
Codici di deontologia e di buona condotta vigenti alla data di
entrata in vigore del presente decreto

1. Le disposizioni del codice di deontologia e di buona condotta
di
cui agli allegati A.5 e A.7 del codice in materia di protezione
dei
dati personali, di cui al decreto legislativo n. 196 del
2003,
continuano a produrre effetti, sino alla definizione della procedura
di approvazione cui alla lettera b), a condizione che si verifichino
congiuntamente le seguenti condizioni:
a) entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del
presente
decreto le associazioni e gli altri organismi rappresentanti
le
categorie interessate sottopongano all’approvazione del Garante
per
la protezione dei dati personali, a norma dell’articolo
40 del
Regolamento (UE) 2016/679, i codici di condotta elaborati a norma
del
paragrafo 2 del predetto articolo;
b) la procedura di approvazione si concluda entro sei mesi
dalla
sottoposizione del codice di condotta all’esame del Garante
per la
protezione dei dati personali.
2. Il mancato rispetto di uno dei termini di cui al comma
1,
lettere a) e b) comporta la cessazione di efficacia
delle
disposizioni del codice di deontologia di cui al primo periodo
a
decorrere dalla scadenza del termine violato.
3. Le disposizioni contenute nei codici riportati negli
allegati
A.1, A.2, A.3, A.4 e A.6 del codice in materia di protezione
dei dati
personali, di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003, continuano
a produrre effetti fino alla pubblicazione delle disposizioni
ai
sensi del comma 4.
4. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore
del
presente decreto, il Garante per la protezione dei dati personali
verifica la conformita’ al Regolamento (UE) 2016/679
delle
disposizioni di cui al comma 3. Le disposizioni ritenute compatibili,
ridenominate regole deontologiche, sono pubblicate nella
Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana e, con decreto del Ministro
della
giustizia, sono successivamente riportate nell’allegato A del
codice
in materia di protezione dei dati personali, di cui al
decreto
legislativo n. 196 del 2003.
5. Il Garante per la protezione dei dati personali promuove
la
revisione delle disposizioni dei codici di cui al comma 3
con le
modalita’ di cui all’articolo 2-quater del codice in materia
di
protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo
n. 196
del 2003.

Art. 21
Autorizzazioni generali del Garante per la protezione dei dati
personali

1. Il Garante per la protezione dei dati personali,
con
provvedimento di carattere generale da porre in consultazione
pubblica entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore
del
presente decreto, individua le prescrizioni contenute
nelle
autorizzazioni generali gia’ adottate, relative alle situazioni
di
trattamento di cui agli articoli 6, paragrafo 1, lettere c) ed
e), 9,
paragrafo 2, lettera b) e 4, nonche’ al Capo IX del regolamento
(UE)
2016/679, che risultano compatibili con le disposizioni del
medesimo
regolamento e del presente decreto e, ove occorra, provvede
al loro
aggiornamento. Il provvedimento di cui al presente comma e’
adottato
entro sessanta giorni dall’esito del procedimento di consultazione
pubblica.
2. Le autorizzazioni generali sottoposte a verifica a norma
del
comma 1 che sono state ritenute incompatibili con le disposizioni
del
Regolamento (UE) 2016/679 cessano di produrre effetti dal
momento
della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana del provvedimento di cui al comma 1.
3. Le autorizzazioni generali del Garante per la protezione
dei
dati personali adottate prima della data di entrata in vigore
del
presente decreto e relative a trattamenti diversi da quelli
indicati
al comma 1 cessano di produrre effetti alla predetta data.
4. Sino all’adozione delle regole deontologiche e delle misure
di
garanzia di cui agli articoli 2-quater e 2-septies del Codice
in
materia di protezione dei dati personali di cui al
decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196 producono effetti,
per la
corrispondente categoria di dati e di trattamenti, le autorizzazioni
generali di cui al comma 2 e le pertinenti prescrizioni individuate
con il provvedimento di cui al comma 1.
5. Salvo che il fatto costituisca reato, le violazioni
delle
prescrizioni contenute nelle autorizzazioni generali di
cui al
presente articolo e nel provvedimento generale di cui al comma
1 sono
soggette alla sanzione amministrativa di cui all’articolo
83,
paragrafo 5, del Regolamento (UE) 2016/679.

Art. 22
Altre disposizioni transitorie e finali

1. Il presente decreto e le disposizioni dell’ordinamento nazionale
si interpretano e si applicano alla luce della disciplina dell’Unione
europea in materia di protezione dei dati personali e assicurano
la
libera circolazione dei dati personali tra Stati membri ai
sensi
dell’articolo 1, paragrafo 3, del Regolamento (UE) 2016/679.

2. A decorrere dal 25 maggio 2018 le espressioni «dati
sensibili» e
«dati giudiziari» utilizzate ai sensi dell’articolo
4, comma 1,
lettere d) ed e), del codice in materia di protezione dei
dati
personali, di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003,
ovunque
ricorrano, si intendono riferite, rispettivamente, alle categorie
particolari di dati di cui all’articolo 9 del Regolamento
(UE)
2016/679 e ai dati di cui all’articolo 10 del medesimo regolamento.

3. Sino all’adozione dei corrispondenti provvedimenti generali
di
cui all’articolo 2-quinquiesdecies del codice in materia
di
protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo
n. 196
del 2003, i trattamenti di cui al medesimo articolo, gia’ in
corso
alla data di entrata in vigore del presente decreto,
possono
proseguire qualora avvengano in base a espresse disposizioni
di legge
o regolamento o atti amministrativi generali, ovvero nel caso
in cui
siano stati sottoposti a verifica preliminare o autorizzazione
del
Garante per la protezione dei dati personali, che abbiano individuato
misure e accorgimenti adeguati a garanzia dell’interessato.
4. A decorrere dal 25 maggio 2018, i provvedimenti del Garante
per
la protezione dei dati personali continuano ad applicarsi, in
quanto
compatibili con il suddetto regolamento e con le disposizioni
del
presente decreto.
5. A decorrere dal 25 maggio 2018, le disposizioni di cui ai
commi
1022 e 1023 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n.
205 si
applicano esclusivamente ai trattamenti dei dati personali funzionali
all’autorizzazione del cambiamento del nome o del cognome
dei
minorenni. Con riferimento a tali trattamenti, il Garante
per la
protezione dei dati personali puo’, nei limiti e con le modalita’
di
cui all’articolo 36 del Regolamento (UE) 2016/679,
adottare
provvedimenti di carattere generale ai sensi dell’articolo
2-quinquiesdecies. Al fine di semplificare gli oneri amministrativi,
i soggetti che rispettano le misure di sicurezza e gli accorgimenti
prescritti con i provvedimenti di cui al secondo periodo
sono
esonerati dall’invio al Garante dell’informativa di cui al
citato
comma 1022. In sede di prima applicazione, le suddette informative,
se dovute a norma del terzo periodo, sono inviate entro
sessanta
giorni dalla pubblicazione del provvedimento del Garante
nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
6. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto, i
rinvii
alle disposizioni del codice in materia di protezione dei
dati
personali, di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003,
abrogate
dal presente decreto, contenuti in norme di legge e di regolamento,
si intendono riferiti alle corrispondenti disposizioni
del
Regolamento (UE) 2016/679 e a quelle introdotte o modificate
dal
presente decreto, in quanto compatibili.
7. All’articolo 1, comma 233, della legge 27 dicembre 2017,
n. 205,
dopo le parole «le modalita’ di restituzione»
sono inserite le
seguenti: «in forma aggregata».
8. Il registro dei trattamenti di cui all’articolo 37, comma
4, del
codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al
decreto
legislativo n. 196 del 2003, cessa di essere alimentato a far
data
dal 25 maggio 2018. Da tale data e fino al 31 dicembre 2019,
il
registro resta accessibile a chiunque secondo le modalita’ stabilite
nel suddetto articolo 37, comma 4, del decreto legislativo n.
196 del
2003.
9. Le disposizioni di legge o di regolamento che individuano
il
tipo di dati trattabili e le operazioni eseguibili al
fine di
autorizzare i trattamenti delle pubbliche amministrazioni per
motivi
di interesse pubblico rilevante trovano applicazione anche
per i
soggetti privati che trattano i dati per i medesimi motivi.
10. La disposizione di cui all’articolo 160, comma 4, del codice
in
materia di protezione dei dati personali, di cui al
decreto
legislativo n. 196 del 2003, nella parte in cui ha riguardo
ai dati
coperti da segreto di Stato, si applica fino alla data di entrata
in
vigore della disciplina relativa alle modalita’ di opposizione
al
Garante per la protezione dei dati personali del segreto di Stato.

11. Le disposizioni del codice in materia di protezione dei
dati
personali, di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003, relative
al
trattamento di dati genetici, biometrici o relativi alla
salute
continuano a trovare applicazione, in quanto compatibili
con il
Regolamento (UE) 2016/679, sino all’adozione delle corrispondenti
misure di garanzia di cui all’articolo 2-septies del citato
codice,
introdotto dall’articolo 2, comma 1, lett. e) del presente decreto.

12. Sino alla data di entrata in vigore del decreto del
Ministro
della giustizia di cui all’articolo 2-octies, commi 2 e 6, del
codice
in materia di protezione dei dati personali, di cui al
decreto
legislativo n. 196 del 2003, da adottarsi entro diciotto mesi
dalla
data di entrata in vigore del presente decreto, il trattamento
dei
dati di cui all’articolo 10 del Regolamento (UE) 2016/679
e’
consentito quando e’ effettuato in attuazione di protocolli di
intesa
per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di criminalita’
organizzata stipulati con il Ministero dell’interno o
con le
Prefetture – UTG, previo parere del Garante per la protezione
dei
dati personali, che specificano la tipologia dei dati trattati
e
delle operazioni eseguibili.
13. Per i primi otto mesi dalla data di entrata in vigore
del
presente decreto, il Garante per la protezione dei dati personali
tiene conto, ai fini dell’applicazione delle sanzioni amministrative
e nei limiti in cui risulti compatibile con le disposizioni
del
Regolamento (UE) 2016/679, della fase di prima applicazione
delle
disposizioni sanzionatorie.
14. All’articolo 1 della legge 11 gennaio 2018, n. 5 sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) al comma 9, le parole «di cui all’articolo 162,
comma 2-bis»
sono sostituite dalle seguenti: «di cui all’articolo 166,
comma 2»;
b) al comma 10, le parole «di cui all’articolo
162, comma
2-quater» sono sostituite dalle seguenti: «di cui
all’articolo 166,
comma 2».
15. All’articolo 5-ter, comma 1, lettera c), del
decreto
legislativo 14 marzo 2013, n. 33 le parole «di cui all’articolo
162,
comma 2-bis» sono sostituite dalle seguenti: «di
cui all’articolo
166, comma 2».

Art. 23
Disposizioni di coordinamento

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del
presente
decreto:
a) all’articolo 37, comma 2, alinea, del decreto legislativo
18
maggio 2018, n. 51, il riferimento all’articolo 154 del codice
in
materia di protezione dei dati personali, di cui al
decreto
legislativo n. 196 del 2003, si intende effettuato agli articoli
154
e 154-bis del medesimo codice;
b) all’articolo 39, comma 1, del decreto legislativo 18
maggio
2018, n. 51, il riferimento agli articoli 142 e 143 del codice
in
materia di protezione dei dati personali, di cui al
decreto
legislativo n. 196 del 2003 si intende effettuato agli articoli
141,
142 e 143 del medesimo codice;
c) all’articolo 42 del decreto legislativo 18 maggio 2018,
n. 51,
il riferimento all’articolo 165 del codice in materia di protezione
dei dati personali, di cui al decreto legislativo n. 196 del
2003, si
intende effettuato all’articolo 166, comma 7, del medesimo codice;

d) all’articolo 45 del decreto legislativo 18 maggio 2018,
n. 51,
il riferimento all’articolo 143, comma 1, lettera c), del codice
in
materia di protezione dei dati personali, di cui al
decreto
legislativo n. 196 del 2003, si intende effettuato all’articolo
58,
paragrafo 2, lettera f), del Regolamento (UE) 2016/679.


Art. 24
Applicabilita’ delle sanzioni amministrative alle violazioni
anteriormente commesse

1. Le disposizioni del presente decreto che, mediante abrogazione,
sostituiscono sanzioni penali con le sanzioni amministrative
previste
dal Regolamento (UE) 2016/679 si applicano anche alle violazioni
commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del
decreto
stesso, sempre che il procedimento penale non sia stato definito
con
sentenza o con decreto divenuti irrevocabili.
2. Se i procedimenti penali per i reati depenalizzati dal
presente
decreto sono stati definiti, prima della sua entrata in vigore,
con
sentenza di condanna o decreto irrevocabili, il
giudice
dell’esecuzione revoca la sentenza o il decreto, dichiarando
che il
fatto non e’ previsto dalla legge come reato e adotta i provvedimenti
conseguenti. Il giudice dell’esecuzione provvede con l’osservanza
delle disposizioni dell’articolo 667, comma 4, del codice
di
procedura penale.
3. Ai fatti commessi prima della data di entrata in vigore
del
presente decreto non puo’ essere applicata una
sanzione
amministrativa pecuniaria per un importo superiore al massimo
della
pena originariamente prevista o inflitta per il reato, tenuto
conto
del criterio di ragguaglio di cui all’articolo 135 del codice
penale.
A tali fatti non si applicano le sanzioni amministrative accessorie
introdotte dal presente decreto, salvo che le stesse sostituiscano
corrispondenti pene accessorie.

Art. 25
Trasmissione degli atti all’autorita’ amministrativa

1. Nei casi previsti dall’articolo 24, comma 1, l’autorita’
giudiziaria, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore
del
presente decreto, dispone la trasmissione all’autorita’
amministrativa competente degli atti dei procedimenti penali
relativi
ai reati trasformati in illeciti amministrativi, salvo che il
reato
risulti prescritto o estinto per altra causa alla medesima data.

2. Se l’azione penale non e’ stata ancora esercitata,
la
trasmissione degli atti e’ disposta direttamente dal
pubblico
ministero che, in caso di procedimento gia’ iscritto, annota
la
trasmissione nel registro delle notizie di reato. Se il reato
risulta
estinto per qualsiasi causa, il pubblico ministero
richiede
l’archiviazione a norma del codice di procedura penale; la richiesta
ed il decreto del giudice che la accoglie possono avere ad
oggetto
anche elenchi cumulativi di procedimenti.
3. Se l’azione penale e’ stata esercitata, il giudice pronuncia,
ai
sensi dell’articolo 129 del codice di procedura penale,
sentenza
inappellabile perche’ il fatto non e’ previsto dalla legge
come
reato, disponendo la trasmissione degli atti a norma del comma
1.
Quando e’ stata pronunciata sentenza di condanna, il
giudice
dell’impugnazione, nel dichiarare che il fatto non e’ previsto
dalla
legge come reato, decide sull’impugnazione ai soli effetti
delle
disposizioni e dei capi della sentenza che concernono gli interessi
civili.
4. L’autorita’ amministrativa notifica gli estremi della violazione
agli interessati residenti nel territorio della Repubblica entro
il
termine di novanta giorni e a quelli residenti all’estero entro
il
termine di trecentosettanta giorni dalla ricezione degli atti.

5. Entro sessanta giorni dalla notificazione degli estremi
della
violazione l’interessato e’ ammesso al pagamento in misura
ridotta,
pari alla meta’ della sanzione irrogata, oltre alle spese
del
procedimento. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni
di
cui all’articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
6. Il pagamento determina l’estinzione del procedimento.

Art. 26
Disposizioni finanziarie

1. Agli oneri derivanti dall’articolo 18 del presente decreto,
pari
ad € 600.000 per ciascuno degli anni dal 2019 al 2021,
si provvede
mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa
di cui
all’articolo 1, comma 1025, della legge 27 dicembre 2017, n.
205.
2. Dall’attuazione del presente decreto, ad esclusione
dell’articolo 18, non devono derivare nuovi o maggiori oneri
a carico
della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono
agli adempimenti previsti con le risorse umane, strumentali
e
finanziarie disponibili a legislazione vigente.
3. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato
ad
apportare le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 27
Abrogazioni

1. Sono abrogati i titoli, capi, sezioni, articoli e allegati
del
codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al
decreto
legislativo n. 196 del 2003, di seguito elencati:
a) alla parte I:
1) gli articoli 3, 4, 5 e 6;
2) il titolo II, il titolo III, il titolo IV, il titolo
V, il
titolo VI e il titolo VII;
b) alla parte II:
1) il capo I del titolo I;
2) i capi III, IV e V del titolo IV;
3) gli articoli 76, 81, 83 e 84;
4) il capo III del titolo V;
5) gli articoli 87, 88 e 89;
6) il capo V del titolo V;
7) gli articoli 91, 94, 95, 98, 112, 117, 118 e 119;
8) i capi II e III del titolo X, il titolo XI e il titolo
XIII;
c) alla parte III:
1) la sezione III del capo I del titolo I;
2) gli articoli 161, 162, 162-bis, 162-ter, 163,
164,
164-bis,165 e 169;
3) gli articoli 173, 174, 175, commi 1 e 2, 176, 177,
178 e
179;
4) il capo II del titolo IV;
5) gli articoli 184 e 185;
d) gli allegati B e C.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’
inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e
di farlo
osservare.

Dato a Roma, addi’ 10 agosto 2018

MATTARELLA

Conte, Presidente del Consiglio
dei
ministri

Savona, Ministro per gli
affari
europei

Bonafede, Ministro della giustizia

Bongiorno, Ministro per la
pubblica
amministrazione

Moavero Milanesi, Ministro
degli
affari esteri e della cooperazione
internazionale

Tria, Ministro dell’economia
e
delle finanze

Di Maio, Ministro dello
sviluppo
economico

Visto, il Guardasigilli: Bonafede

Geometra
Stefano Farina – p.iva 01133310225